Ho imparato, per esperienza, che quando ti avvertono dicendo
“Non è nulla di grave ma…” ti stanno per dare una mazzata.
E la mazzata arrivò, sottoforma di nomi ostici e incomprensibili.
Nella maniera più velenosa e subdola possibile: insinuare il
dubbio, screditare le persone di cui hai avuto fiducia sinora.
Non prendo per oro colato quello che mi dice la pediatra, non
penso sia la nuova messia, ma semplicemente credo sia una a cui piace il proprio
lavoro, che lo fa con passione, che ha rispetto dei pazienti, che almeno
sorride nonostante sia una dipendente dello Stato.
Di qualcuno bisogna pure fidarsi, e io di lei mi fido (o mi
fidavo?), forse perché la pensa come me su tante cose o forse perché mi dice
quello che vorrei sentirmi dire.
Nel frattempo dopo aver ammorbato amiche e amici, la
scrittura è un ottimo sfogo.
La mazzata mi colpisce in quello che ho di più prezioso e
caro: la Pop.
E mette in moto una serie di istinti che mi fanno
trasformare in una tigre a cui sono stati attaccati i propri cuccioli; come
prima conseguenza vorrei solo sfoderare gli artigli, attaccare al collo chi
insinua qualcosa e non avere pace finchè non sento il calore del sangue colare
copioso.
Siamo in una fase di stasi fra la mazzata e “Aspettiamo di
parlare con un luminare della scienza e della tecnica per capirne di più”, fra
il “Non fasciamoci la testa prima che sia rotta” e il “Preferisco prepararmi a tutto”. Tra il “Ma
che ne vuoi sapere tu che l’hai vista mezzo secondo” e il “E se avesse ragione?”
Con tutta la gamma delle sfumature intermedie…
Neuropsichiatra infantile è un nome orribile, che scatena
paure, angosce, forse dovrei vederlo come un dottore che ci sta aiutando ma
solo l’idea di associare la parola ospedale, visita alla Pop mi sembra
inaccettabile.
Lei che si incammina verso il mondo, verso la vita, con il
suo incedere barcollante, cauta come Neil Armstrong sulla Luna, lei che ha un
senso della musica come Louis Armstrong, lei che vince le sue piccole grandi
battaglie di ogni giorno con grinta come Lance Armstrong….
Lei che mi tende la manina per andare avanti, per sentirsi
sicura, quelle dita che già tenevo strette sin dalla nascita e che l’hanno
unita a me con un doppio scorsoio, dolce tiranna del mio cuor!.
Lei che io vedo imperfettamente perfetta e guai a chi me la
tocca.
Io che avevo avuto la tentazione di attaccare la socera alla
giugulare quella volta che provò a suggerire “portatela da un altro medico” e
spero di non doverle dare ragione, ora più che mai.
Io che ci sono questi momenti in cui hai bisogno di tutta la forza di Grayskull per andare avanti ed abbozzare un sorriso e grazie a chi ci prova a tirarmelo fuori.
Io che avevo scritto una lettera alla Pop, la sera prima che
nascesse, promettendole che avremmo affrontate insieme le piccole difficoltà
che avremmo incontrato sulla nostra strada e ora, che pare che ci siamo, è il
caso di mettere in pratica questo buon proposito.
Zusammen, insieme
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