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giovedì 23 agosto 2012

Libri sulla cresta dell'onda

Il titolo l'ho rubato da un'iniziativa che fanno qui d'estate, niente di eclatante, montano un tendone in cui vendono libri, una succursale by night della Mondadori che però ha il pregio di consentirmi di comprare libri in orari comodi.
Le librerie di una volta non ci sono più. Feltrinelli che una volta era seria ora vende di tutto: dvd, giochi per il computer ma anche accessori per la cucina che io ogni volta mi giro e dico :"Si ma i libri 'ndo stanno? Ce li hanno ancora sì?" e inoltre cosa ben più grave ha la musica a tutto volume come i negozietti di abbigliamento da due lire dei centri commerciali.
Per me nella libreria ci deve essere silenzio assoluto, si deve sentire solo il rumore delle pagine sfogliate, non si può essere disturbati dalla musica e da chi chiacchiera ad alta voce, d'altra parte sarebbe assurdo rimproverare chi lo fa se per primo tu metti la techno a palla.
Poi uno si chiede perchè la gente compra su Amazon.
Io per scegliere un libro faccio come quando uno deve scegliere un melone e cerca di valutare se è buono o se ha un sapore scemo e sa di zucca.
Io lo soppeso, lo sento con la mano, deve avere un certo peso, sotto le cento pagine non va bene, se è scritto troppo grande e spaziato pure.
Ci manca poco che lo annusi o ci batta sopra la nocca per sentire che suono fa.
Sono proprio dipendente, quando sto leggendo l'ultimo libro a mia disposizione già inizio a smaniare che devo fare rifornimento perchè se poi lo finisco in fretta e rimango senza come faccio?
Alcuni li compro sulla spinta emotiva di non so manco io cosa, spesso ignorando totalmente chi sia l'autore, forse così d'istinto, a simpatia o colpita dalla copertina.
Ultimamente compro parecchio libri che fanno parte di una collana di più case editrici, si chiama "Vintage" e mi sono sempre piaciuti, ignoro quale sia il motivo che c'è dietro questa scelta commerciale di unirsi tra di loro ma sono tutti titoli molto belli.
Io sono una di quelle che sceglie un'edizione rispetto ad un'altra anche se costa di più perchè ci sta bene in libreria e per non fare scompagnare il servizio.
Le edizioni, ad esempio, del Club del libro e cose simili mi fanno davvero schifo, non dico che non li leggo se capita ma se posso scelgo altro.
Non sono gelosa dei miei libri, li presto volentieri anche se ho perso il conto di quelli che non mi sono tornati indietro.
Tanto una volta letti stanno in libreria a guardarti e farsi guardare con affetto come una foto appesa al muro di cari famigliari o amici.
A me piace viverlo il libro, non sono di quelle che non sopporta le orecchie sulle pagine, le sottolineature, le scritte a margine.
Ma da ora in poi ho deciso che non li prenderò più io in prestito perchè, e qui faccio outing, portare i libri da leggere al mare equivale a volergli male e martoriarli, con la sabbia si rovinano, i due che ho ricevuto in prestito, pur standoci attenta, hanno fatto una brutta fine, ad uno la Pop ha strappato una pagina, l'altro l'ho sporcato...di sangue.


Ho già detto quanto mi sia piaciuto quello della Dandini,
http://buonecosedipessimogusto.blogspot.it/2012/07/un-weekend-in-ospedale-mio-malgrado.html
ora sto leggendo l'altro "Dai diamanti non nasce niente", ancora non l'ho finito e forse allora non dovrei parlarne ma il Blog è mio e lo gestisco io e questo libro mi piace assai, mi rilassa e mi fa venire in mente molti buoni propositi per il nuovo anno (settembre per me è peggio di gennaio da questo punto di vista).
Un altro che mi è piaciuto è "Benvenuti in casa Esposito. Le avventure tragicomiche di una famiglia camorrista".


La mia libreria ideale dovrebbe avere dei divanetti su cui la gente possa sedersi per valutare bene il libro da comprare, per sfogliarlo, per leggere qualche pagina perchè tanto se uno è un lettore drogato il libro poi se lo compra, non è che lo scrocca così.
Poi a parte mi piacerebbe un angolo con un bar, anzi una sala da thè.
Al momento, a portata di mano un posto così non c'è.
Mi piacerebbe aprirla anche se penso che col tempo le librerie non abbiano vita facile.

Mi piacerebbe anche importare in Italia un'altra versione del bar, che qui non c'è, qui è il posto in cui consumare qualcosa di fretta, spesso in piedi, al bancone, invece a me piace l'idea di un posto in cui stare tranquillamente tutto il tempo che vuoi, a leggere un libro, un giornale (tuo o messo a disposizione), collegarsi a internet, ciacolare con un'amica, o anche non fare nulla e lasciar passare il tempo fissando il soffitto, mangiare e bere cose buone e sfiziose h 24. Un po' Starbucks ma molto meglio. Un posto in cui il caffè sia davvero buono e non quelle ciofeche che ogni tanto si sentono in giro, con 800 tipi di varianti diverse e cornetti e dolci artigianali, non quelli tristi e surgelati. Ma questo è un altro discorso...


giovedì 19 luglio 2012

Altro soggiorno in ospedale, mio malgrado


Pare che al Pertini non possano fare a meno di me.
Sono andata per un controllo, post dimissioni protette, ora si definiscono così: noi ti dimettiamo, vai a casa, fai quello che facevi qui e poi torni e ti ricontrolliamo, se non va bene ti fermi un giro e non prendi neanche le 20mila lire passando dal via.
Mi ha visitato un dottore molto flemmatico e fatalista. Come prima notizia c'è che hanno perso l'ecografia che mi avevano fatto quando mi avevano mandato a casa una settimana fa. Quindi lui non ha nulla con cui confrontare la situazione attuale.
All'inizio guarda e bofonchia qualcosa fra sè e sè ma mi sembra che vada tutto bene, poi dice che il distacco c'è ancora e che si è ricostruito poco e poi che ce n'è un altro, non si è capito bene se c'era pure l'altra volta ed era piccolo o se è proprio nuovo.
Decide che è meglio se rimango in osservazione lì da loro.
Io avevo preventivato tutti gli scenari possibili tranne quello.
Gli chiedo "Ma per quanto tempo? Cosa mi fate se rimango qui?".
Lui alza le braccia e fa "Il fatto che ci sia un nuovo distacco non significa che la gravidanza vada necessariamente male....Il fatto che verrà ricoverata non vuol dire che andrà tutto bene...Il futuro non si può prevedere..." ci mancava solo che mi dicesse "Se mi' nonno c'aveva tre palle era un flipper" o "Siamo tutti nelle mani di Dio" che gli avrei dato una capocciata sul setto nasale.
Forse uno si aspetta da un medico, quindi da uno scienziato, razionalità, pragmatismo, certezze...qui siamo nel campo del paranormale.
Chiedo "Ma fino a quando devo restare?" (Sa com'è? C'avrei una pupa a casa, un blog da scrivere e due-tre milioni di altre cosucce..) e lui "Ehhh questo non si può sapere".
Vorrei sapere se siamo nell'ordine degli altri 6 mesi di gravidanza, una settimana, qualche giorno, tutta la vita...ma che glielo chiedo a fare?

Aspetto fuori dallo studio, ancora incredula e perplessa.
Finalmente mi portano una sedia...fino a quel momento eravamo in 4 ad aspettare in piedi, tutte in dimissioni protette, quindi non in forma smagliante. Io mi ero seduta su un termosifone e ho pensato "Se si scassa...meglio!", vorrei organizzare una sommossa e fornire tutte di sedie ma poi mi ricordo che in pratica in quel reparto non ci sono ma stanno solo nelle camere e mi sembra brutto entrare e requisirle.
Inizia l'attesa...per fortuna ho un libro. Tanto o sto a letto o sulla sedia è uguale.
Peccato che stia vicino alla porta d'ingresso che dovrebbe essere chiusa perchè non è orario di visita ma non si sa come riescono tutti a passare il primo sbarramento dotato di citofono ma poi gli serve che qualcuno da dentro apra il maniglione del secondo sbarramento sennò rimangono bloccati fra due porte.
Mi devo alzare continuamente per aprirla.
C'è fermento, ci sono le prime dimissioni ma ci sono anche persone che devono essere ricoverate.
Dopo 3 ore mi assegnano il letto che è proprio il 14! Quello dell'altra volta.
Meno male, perchè è in un'ala privilegiata, dove l'aria condizionata funziona alla grande, il sole non batte durante il giorno, c'è una bella vista sull'agro romano e poi io c'ho ormai l'anzianità di ricovero e posso vantare un atteggiamento di bullismo nei confronti delle altre.
Rivedo le infermiere, i dottori...spero quasi che mi riconoscano e mi chiedano "Ehi ma che ci fai di nuovo qui?", invece mi trapassano con lo sguardo, in una settimana già mi hanno dimenticato.

Le nuove compagne di stanza sono due rumene che parlano italiano ma che preferiscono comunicare tra loro nella lingua d'origine e non è affatto una cosa carina, magari stanno sparlando di me e non le capisco.
Poi c'è una zingara ma non come la Kosovara dell'altra volta ma una zingara doc, con la coda lunga, i capelli ossigenati.
Ha 16 anni, gliene avrei dati 10 di più. Ha partorito una bambina, il cui padre ha 13 anni...è già sposato con un'altra.
Il primo approccio non è dei migliori, pranziamo a tavola insieme, la bimba piange nella culla e lei continua a mangiare imperterrita, dopo parecchio sbuffa e la va a prendere scocciatissima.
Io già penso che sia una madre degenere e che la butti dalla finestra.
Invece poi mi accorgo che si tratta appunto solo di una prima impressione sbagliata e frutto del pregiudizio.
Come la Kosovara dell'altra volta è una mamma attenta, che attacca al seno il bimbo appena nato, lo tiene con sè. E la convivenza con lei mi ha aiutato a sfatare anche molti altri luoghi comuni.
Ad esempio non è affatto vero che mandino in giro i bambini seminudi, anzi ho visto che loro mettono ai bimbi pantaloni e maglietta a maniche lunghe mentre gli altri solo il body smanicato.
Poi ho notato che in effetti il suo aspetto dà l'idea di zuzzimma, ma ho visto con i miei occhi che si è andata a fare una lunga doccia e il suo aspetto al ritorno era esattamente uguale a prima. I capelli, sebbene lavati, erano comunque sporchi, sarà una questione di struttura del capello, di sebo, non so... la L'Oreal dovrebbe farci studi approfonditi perchè ne potrebbero venire fuori risultati interessanti.
A quanto ho capito lei non era in grado di far crescere la bambina perchè non lavora e non ha soldi e la sua famiglia non era contenta di questa nascita, invece quella del marito avrebbe voluto allevarla per poi ridargliela una volta grande.
La situazione era molto confusa, alla fine la famiglia di lei è venuta ed era contenta: le donne con le loro gonne lunghe e i denti d'oro, gli uomini con i vestiti firmati. Le infermiere  li cacciavano via in malo modo anche perchè si presentavano a qualsiasi orario liberamente. Alle dimissioni c'è stato pure un po' di trambusto perchè la suocera voleva registrare la bambina all'anagrafe ma non ha legame di sangue diretto con la ragazza...alla fine non so bene com'è andata comunque poi è uscita.
Una sera a mezzanotte sono venuti a trovarla e le hanno portato un panino di Mac Donald's che ha mangiato il giorno dopo mentre allattava: era da fotografare...
Era di fatto una bambina, timida e inesperta, non si lamentava mai per i dolori del post-parto ma eccezionalmente amorevole nei confronti della figlia.

Le altre due rumene erano lì in attesa da una settimana, una perchè era alla 41° settimana, l'altra perchè aveva la pressione alta. Stavano lì e non le facevano niente e questo fatto non mi piaceva per niente perchè immaginavo che la stessa cosa si sarebbe potuta ripetere con me.
Entrambe hanno incrociato due mie vecchie compagne di stanza: l'Indiana e la Kosovara.
Le rumene non ce la facevano più ad aspettare, erano stremate dall'attesa, dal non sapere quale sarebbe stato il loro destino anche perchè avevano sempre un po' di contrazioni.
Io, oltre ad avere anzianità di ricovero nella stanza avevo anche quella di essere secondipara mentre loro erano tutte al prima parto e molto inesperte, visto che nessuna aveva fatto neanche il corso pre-parto.
Loro hanno iniziato a sperare nel parto cesareo, a sognarlo, a chiederlo, ho imparato pure che in rumeno si dice "Cesariano" (sia mai vi servisse per un viaggio in Romania...), già ma perchè si chiama parto "cesareo"? Pare che venne usato sin dall'antichità per estrarre feti vivi da donne morte (malimortà...) e solo nel 1500 venne sperimentato su una donna viva. Il nome deriverebbe da Cesare nato con questo parto ma si tratta di un falso, poichè la madre morì anni dopo averlo fatto nascere. Più probabile che derivi dal verbo tagliare e da qui probabilmente deriva il nome di un antenato di Cesare nato con questo parto.
Chiusa la parentesi Rieducational channel.

Io sono per il parto naturale se ci sono tutte le condizioni fisiche ottimali e dicevo alle due ragazze "Lassate perde che il cesareo non è una passeggiata..se potete è meglio il naturale..." è ovvio penso che l'ideale sarebbe un parto naturale veloce, rapido e indolore; se una deve subire 20 ore di travaglio e cento punti è meglio il cesareo ma purtroppo non sono cose prevedibili, come direbbe il dott. dell'ecografia "Siamo tutti sotto lo stesso cielo...la palla è rotonda...se mi' nonno c'aveva tre palle ecc".
Morale: la rumena alla 40 settimana si è fatta 12 ore di travaglio, ha partorito un bimbone di 3,8 kg che uscendo le ha causato un milione di punti e al ritorno nella sua lingua credo mi abbia maledetto a vita.
L'altra ha fatto il cesareo ma non so com'è andata perchè nel frattempo sono uscita, so solo che è andata via alle 10 e alle 19 ancora non era tornata perchè nel frattempo si erano frapposte altri interventi di urgenza.
Quando la zingara e tutta la truppa sono stati dimessi, il suo posto è stato occupato da un'italiana che aveva appena fatto il cesareo e dalla sua tribù di ciociari.

Cosa ho fatto in questi giorni? Ho letto tanto, mi sono riabituata ai soliti orari e rituali dell'ospedale e per fortuna ho parlato con le compagne di stanza.
Il menu dei pasti era insolitamente buono, forse il cuoco era innamorato o c'è stato un cambio ma ci hanno dato addirittura la cotoletta panata (non fritta ma al forno), gli gnocchi, che hanno fatto la felicità della piccola rom e che alla vista della scarola mi ha chiesto "Cos'è questa?" vaglielo a spiegare what's scarola...

Il secondo giorno mi ha fatto un'altra eco una dottoressa giovane, carina e gentile; volevo farle i complimenti per la dolcezza e la disponibilità, mi ha fatto vedere Pallino che faceva la capriole poi è stata molto ottimista, a 24 ore di distanza dal dott. Flemma mi ha detto che un'area di distacco era in ricostruzione e l'altra era sostanzialmente uguale ma che non era liquida ed era una cosa positiva. Ho provato a chiederle quale poteva essere la possibile evoluzione ed ha iniziato la solita solfa "Non possiamo prevedere il futuro..." ok, ho rinunciato ai complimenti e al resto.
A poche ore dal ricovero passa una dottoressa e mi fa "Ma che ci fai qui? Vuoi andare a casa?" "Mah veramente mi hanno appena ricoverata" "Ah ok" e poi dopo un po' "Ma che ci fai a letto? Alzati!" "Veramente devo stare a riposo" "Ah ok"...sospetto fortemente che sia una mitomane visto che non l'avevo mai incontrata prima. 

Il secondo giorno passa una dottoressa con tutta la troupe e dice che forse sarei uscita il giorno dopo, poi mi confessa che non mi avrebbero fatto una nuova eco visto che farle tutti i giorni non ha senso, che il risultato dipende da chi la fa, dal suo occhio...insomma è una cosa soggettiva. Daje...mi fa piacere saperlo...
Ieri mattina ripassa la stessa dottoressa, si rivolge a me come se non mi avesse mai visto, evidentemente la notte resettano la memoria e mi dice che probabilmente uscirò nel pomeriggio.
Dopo le 17 inizio a preoccuparmi, chiedo in giro, senza poter sapere nulla, non voglio passare un'altra notte lì soprattutto perchè ci sono i due neonati in stanza e chi dorme?
Alla fine mi dimette sempre con riserva e alle 19,30, affamata, sono a casa.


Ieri poi, come al solito, mi sono data da fare perchè le due che avevano partorito non potevano muoversi e toccava a me aiutarle visto che l'altra ragazza era a partorire e le infermiere erano latitanti.
E' stato anche bello perchè le ho instradate verso l'allattamento, le ho consigliate, aiutate...sì sì in un'altra vita potrei essere ostetrica anche perchè fra esperienza personale e quella accumulata in questi giorni lì qualcosina la so.
Ma non è un compito che spetta a me, ho visto cartelloni appesi a sostegno dell'allattamento ma poi di fatto personale del nido che non segue le mamme che hanno partorito e quindi tanti allattamenti saltati e andati a puttane ed è imperdonabile. Sono andata a chiedere un tiralatte e una acida mi risponde "Non so manco se ce l'abbiamo", che nido sei se non ce l'hai? E le ho risposto "Certo che c'è, l'ho usato l'altra volta, so pure dove sta" ma mi ha liquidato dicendo che avevano da fare.
Nei giorni precedenti avevo notato cose strane in quell'ospedale tipo che le ostetriche facevano le medicazioni e pure i letti...poi si è svelato l'arcano: in pratica con i tagli alla Sanità, l'ospedale ha declassato tante ostetriche che erano in esubero facendole fare le infermiere e dimezzandogli lo stipendio, o così o te ne vai, da qui ho capito pure perchè sono eternamente incazzate...ma noi che colpa ne abbiamo?


I mazzi di fiori regalati dai mariti alla mogli erano guardati con orrore, subito veniva intimato di portarli via, un'infermiera ha detto addirittura perchè tolgono ossigeno al bambino...in effetti sarebbe un modo originale di suicidarsi per gli innamorati non ricambiati, riempiono una stanza di rose rosse e chiudono porte e finestre...strano che nessuno ci abbia mai pensato prima...un modo romantico di porre fine alle proprie pene.




Che altro dire? La mancanza di sensibilità e umanità purtroppo c'è sempre.
Passi che vengo chiamata "Signora 14", ma sentirmi chiamare "Minaccia d'aborto" sinceramente mi fa girare i marroni...un po' di partecipazione l'ho sentita da parte del personale che fa le pulizie che fa gli auguri alle mamme e si mette a guardare i piccoli nelle culle facendo i complimenti e le moine e poi mi sembra che chi si faccia davvero il mazzo siano i dottori che hanno turni di guardia di 12 ore.


Mi chiedo ma se manca il sentimento in un reparto, in genere positivo e caratterizzato da un clima di festa ma in situazioni negative come può essere trattato il paziente?


Ho letto:
- "L'arte di correre sotto la pioggia" di G. Stein voto: 7 commuovente e divertente
- "Molto forte, incredibilmente vicino" di J. S. Foer voto: 6 strano, in alcuni punti mi sono persa, originale
-"Lasciami entrare" di J. A. Lindqvist voto: 6 1/2 sempre avvincente l'horror svedese


Ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicino via sms, telefonate ecc. menzione speciale agli imprevedibili ovvero quelli che non ti aspetti e che forse fanno ancora più piacere.
A quelli che l'altra volta si sono fatti prendere dall'emozione e hanno scritto un elogio in mia memoria e a chi ha avuto il presentimento che fosse successo qualcosa.


Altra menzione a mm che si è dato tanto da fare a gestire casa, Pop e venirmi a trovare e che ha perso punti quando gli ho chiesto il necessaire per farmi la doccia e mi ha portato l'asciugamano che uso per il fasciatoio della Pop e come bagnoschiuma ha preso Badedas Noir per l'uomo che non deve chiedere mai, che ho usato non avendo altro e forse ho scatenato gli ormoni di tutte le infermiere che usmavano nei corridoi cercando disperatamente dove fosse il maschio alfa!


Menzione negativa per i bastardi, ovvero quelli che avrei voluto ci fossero e non ci sono stati, è l'occasione per fare un po' di pulizia, non si sei stato in questa occasione importante, mi dispiace ma sei out.


Spero tanto di non dover scrivere altri capitoli della saga Pertini.


Il link al primo ricovero http://buonecosedipessimogusto.blogspot.it/2012/07/un-weekend-in-ospedale-mio-malgrado.html

ps inizio ad avere il sospetto che Pallino sia davvero maschio, primo perchè con la Pop sono stata sempre benissimo e invece lui mi sembra che sia un po' lamentino, per non dire rompicoglioni, suo malgrado, sapete? Come quando i maschi hanno 37,1°C di febbre e hanno le visioni mistiche...
































martedì 10 luglio 2012

Un weekend in ospedale, mio malgrado (prima parte)

Venerdì pomeriggio ero pronta per partire per il mare, avevo preparato la valigia e stavo scalpitando.
Sapete come mi pesi stare a riposo e in casa questi giorni e morivo dalla voglia di partire.
Ma il destino ha scelto un'altra destinazione per quel weekend.
Sono iniziate delle perdite...aho nun ve schifate, le perdite fanno parte della vita, come la cacca e tante altre schifezze, inutile ignorarle, mica si può parlare sempre di massi sistemi e di cuore-amore.
Le perdite in gravidanza possono essere di varie tipologie, classificate a seconda del colore, dell'entità e di non so cos'altro indicano cose diverse.
La mamma deve essere bravissima ad interpretare i segni sulla striscia di carta igienica un po' come gli auruspici dell'antica Roma che leggendo le viscere degli animali o il volo degli uccelli  riuscivano a prevedere il futuro.
A quanto pare se le perdite sono scure o fondo di caffè, come romanticamente mi ha spiegato un dottore va bene, se sono rosso sangue no, se si verificano ad inizio gravidanza sono di impianto, se le trovi dopo non va bene.
Insomma dopo due giorni in cui avevo fatto la brava, ero stata chiusa in casa, seduta o a letto inaspettatamente trovo queste malefiche.
Chiamo la dott. che ovviamente non risponde, è introvabile, quando ti serve, figurati poi queste cose capitano sempre nel weekend starà già alle Barbados, non c'è quasi mai e ti richiamo col cavolo, nel senso che non ti richiama. Provo, riprovo alla fine riesco a parlarci e lei mi rassicura "Stai a riposo, alzati solo per andare in bagno".
Queste malefiche si trasformano in una quasi emorragia, la richiamo, facendo sempre 800 tentativi, le chiedo "Ma è normale?" "Direi di no, vai al pronto soccorso".
Ok... riesco ad essere lucida, a ficcare in borsa le cose che possono servirmi per un eventuale ricovero.
E ci rechiamo all'ospedale Pertini. C'eravamo stati una volta in cui eravamo caduti con lo scooter e il pronto soccorso mi aveva fatto una buona impressione, poi è vicino casa.
Arrivati lì ci rechiamo al desk del pronto soccorso, ci sono un maschio e una femmina, lei sembra Malika Ayane, lui ci sta provando con lei, le pizzica la guancia e intanto, mm si accorge che si sta intascando furtivamente dei medicinali. Non ci si cagano, penso: forse non è qui? Per avere un po' di considerazione bisogna presentarsi con un'accetta ficcata in testa? Mm spazientito si fa avanti e lei con tutta la calma del mondo mi chiede le generalità e il documento poi mi mette un braccialetto al polso con scritto 146 di colore verde. Sono codice verde, non urgente. Ci portano in una sala d'aspetto e mi indica di mettermi vicino a una ragazza incinta ma questa dice "No non può la sedia è sporca", ci sono altre 180 sedie libere ma evidentemente ci sono delle leggi non scritte e un po' ottuse per cui quelle che devono fare la visita ostetrica o ginecologica devono stare in quel settore. Passata la porta dell'ospedale devi entrare in un'altra ottica di vita, qui i tempi si dilatano, è tutto un'attesa, uno pensa che al pronto soccorso sia tutto un correre e un darsi da fare e invece regna la flemma più totale, inoltre sei un numero, ti chiamano proprio signora 146. Inizia l'attesa... ci sono vari personaggi strani. C'è un marocchino che entra a piedi nudi e va nel bagno dell'ospedale, entra indisturbato in una zona che sarebbe vietata ma nessuno degli infermieri sembra notarlo. Poi c'è un altro che arriva con un camice da operato, o da matto?, Malika lo vede e gli fa "E tu che ci fai qui?" e lui "M'hanno operato e mo' me so risvejato". E' tutto molto grottesco, sembra di essere in un film o di essere vittima di una candid camera. C'è una bella ragazza che è lì perchè ha accompagnato un parente, non si sa da quanto sta lì ma sembra sapere tutto, è quasi una caposala, poi si alza e vedo che ha una lunga gonna bianca pressochè trasparente che fa vedere sotto un paio di culotte che neanche le mignotte sulla Salaria osano tanto...
Ci chiamano e ci portano in reparto, ancora attesa. Finalmente è il mio turno, chiedo se mm può entrare, mi dicono "No signora tanto è una visita normale" le vorrei dire che poichè sono entrata tramite pronto soccorso tanto normale non è che e che semmai dovesse uscire un brutto risultato vorrei averlo accanto.
In ospedale c'è poca, pochissima umanità e sensibilità. Le tre dottoresse che mi visitano, una con la faccia equina, una bellissima ma con gli occhi di ghiaccio e una riccietta sono giovani ma sembrano non capire le esigenze di chi stanno visitando, in sostanza devi stare zitto e non rompere.
Mi fanno l'ecografia, confabulano fra di loro e le sento parlare al passato "Vedi qui c'era....qui c'era quest'altro..." già temo il peggio. Dopo un po' si ricordano che c'è un umano sotto le loro grinfie e mi fanno sentire il cuore di Pallino, "Ah ma allora c'è!!".
Però mi dicono che mi devono ospedalizzare perchè c'è un distacco importante. In realtà non possono farmi granchè, la terapia è quella che potrei fare a casa, io provo ad evadere "Allora torno a casa" ma la dottoressa Varenne mi dice di no perchè almeno qui ho assistenza ed è sicuro che mi riposo e sto ferma, mi terranno una notte poi domani si vedrà.
Mi portano in un'altra stanza e mi fanno una flebo, l'elettrocardiogramma e forse pure le analisi del sangue anche se non ne ho memoria. Rimango lì per non so quanto tempo, perchè in ospedale si perde la cognizione del tempo. Io sono preoccupata per mm, mi ha visto sparire e non tornare più, ovviamente le dott. non ci pensano proprio ad avvisarlo.
Vorrei che mi raggiungesse per dirgli almeno che Pallino sta bene ma non può perchè accanto a me è un continuo succedersi di panzone che fanno il monitoraggio, non ci parliamo fra di noi, ognuno è perso dietro le proprie preoccupazioni.
Io sono un po' inebetita, sono preoccupata per la Pop, ma mi guardo intorno incuriosita nell'attesa.
Nell'armadietto ci sono scatole con scritto sopra col pennarello cosa contengono, su una c'è scritto "Materiale per violenze"...maronna e che ci sarà lì dentro? Vorrei quasi chiederlo alle dottoresse ma non mi sembrano molto propense a parlare quindi taccio.

Poi mi portano in camera, da questo momento divento la signora 14 come il mio letto, e io chiedo subito di poter andare da mm. Prendo in mano la boccia della flebo, quella che sarà la mia amica-nemica per un po' di giorni, ed esco. Mi vede arrivare così. Mi siedo vicino a lui e gli racconto. Mi vede Varenne e mi guarda male, manda la dottoressa riccia a riprendermi "Signora lei ha una minaccia di aborto in corso lo vuole capire?", ma non poteva venire lei a dirmelo? Bahh.
Ok vado in stanza, per fortuna di lì a poco inizia l'ora delle visite per i papà e quindi possiamo stare un altro po' insieme. Allo scadere dell'ora pensiamo va bè mica saranno fiscali qui è tutto un puttanaio, e invece no sono lo sono eccome, ti vengono a cacciare a badilate.
Mm va via e io mi inizio a disperare, piango in silenzio, penso alla Pop senza la mamma, penso a Pallino che sta lottando, al suo cuoricino che batte, alla brutta macchia scura che è proprio vicino alla camera gestazionale che se lo vuole mangiare.
La camera è da 4 ma un letto è vuoto, ho due compagne di stanza: E. 40 anni al secondo figlio, 2 cesarei e A. 25 anni primo figlio parto naturale. Per fortuna se i medici sono privi di umanità le compagne di avventure ne hanno a vagonate e subito mi sono vicino e mi chiedono come sto.
Con loro si crea subito un bel clima, è una situazione strana, ma succede sempre così.
Ti trovi all'improvviso a dividere la stanza e il bagno, a convivere gomito a gomito con estranei ma nasce subito un'empatia speciale. Ti fai dei piccoli favori, ti aiuti l'un l'altra, ti confidi, chiacchieri, passi il tempo. Si instaura una fratellanza che poi svanisce al momento delle dimissioni.

Io ero un po' un ibrido in quel reparto, sapete come sono contraria a far ricoverare chi deve partorire con chi deve subire interventi ginecologici, qui il reparto è unico e si chiama G&O (ho capito dopo due giorni cosa volesse dire), io ero fra color che son sospesi ma avendo già una bimba non ho presa male il fatto di trovarmi in un reparto di ostetricia. Anzi avere come vicina di letto una mamma con la sua culletta con una bimba di due giorni che mi ricordava tanto la Pop è stato bello, così come rivedere quei gesti, sentire quei vagiti ormai da tempo dimenticati ma come al solito penso a chi deve fare un raschiamento o cose simili, in una situazione del genere rischia seriamente di deprimersi. Anche perchè lì è tutto un pullulare di mamme o quasi mamme e le ostetriche, le infermiere del nido entrano nella camera e ti ignorano. Tu sei altro.
Il reparto è bello, c'è una reception che fa molto E.R. e tante foto di bimbi alle pareti tipo Anne Geddes.
La camera è strutturata bene, grande, c'è un tavolo per mangiare tutte insieme e le finestre sono messe all'altezza del letto così uno può vedere fuori la campagna e si può godere di tramonti e albe niente male.


Il bagno lascia molto a desiderare, inoltre ha una doppia porta che è una trappola mortale per chi deve entrare con il trespolo della flebo, rischi di rimanere incastrato fra una e l'altra.
Il trespolo poi ovviamente ha le ruote che non girano quindi o prendi tutto in braccio o porti in giro solo la boccia stando attenta a tenerla bene in alto sennò si crea un'inversione dei flussi e il tubo si riempie di sangue creando uno sgradevole effetto splatter.

Il tempo scorre lento, scandito dai pasti, uno aspetta solo quello. Io poi avevo una fame incredibile e ho trovato le porzioni veramente misere, ma come fa una che è in convalescenza a riprendersi o una che deve allattare? La qualità è mediocre ma io spazzolavo tutto,
La colazione è deprimente danno latte e orzo in una ciotola di plastica che io uso per dare l'acqua alla mia gatta e due fette biscottate con la marmellata.
Di grande novità è che ora passano pure con la merenda: uguale alla colazione. Va bè meglio di niente.
Una volta mi sono fatta portare da mm un cornetto con la crema e l'ho mangiato di nascosto dalle altre. Ma in generale credo proprio di essere dimagrita.
Si aspettano con trepidazione i pasti, i controlli dei medici e le visite dei parenti.
Non c'è la tv, si sentono solo le suonerie dei cellulari.
Il sabato sono passati i dottoroni con le cartelle cliniche e mi hanno detto che dovevo rimanere almeno fino a lunedì perchè per un distacco importante come il mio ci vogliono almeno 48 ore.
A casa viene organizzata una task force eccezionale composta da mm e dai miei genitori,
siamo preoccupati, come farà la Pop ad addormentarsi che in genere lo faccio io allattandola? E come faranno per i risvegli notturni visto che faccio nella stessa maniera?
E' la mia più grande preoccupazione, un mio amico spietatamente mi dice "Ma non è che il problema è più tuo che suo, sei più tu che non riesci a stare senza di lei che non viceversa...". Può esse....!
E infatti per fortuna va tutto liscio, è proprio vero che i bambini hanno una grande capacità di adattamento. Solo ogni tanto quando sente una porta aprirsi o vede le mie foto mi cerca. Decidiamo di non farla venire in ospedale a trovarmi, meglio che non mi vede nè che mi senta.
Gli orari in ospedale sono strani, è un mondo a parte, sembra di stare in una bolla estraniati da tutto il resto. Ci sono cose che continuo a non capire.
Ad esempio per quale motivo ti devono svegliare alle 5.45 di mattina per misurarti la pressione e la temperatura, che valore scientifico ha prendere questa misura a una che sta ancora dormendo? Un giorno mi sento picchiettare su un braccio, apro gli occhi e vedo un sole, penso "Oh Dio, sono morta" poi realizzo che è il tatuaggio di un'infermiera che mi chiede "Come stai?" ma che ne so? Non ho manco ancora realizzato ancora chi sono.
Ti svegliano bruscamente in questo modo per poi lasciarti così inerme perchè la colazione passerà solo due ore dopo.
Un'altra problematica che ho dovuto affrontare dopo aver saputo che avrei dovuto passare davvero, mio malgrado il weekend lì è il latte.
Allattando ancora la Pop e avendo trascorso una notte fuori casa in breve mi stava scoppiando una tetta. Spiego la mia problematica ai dottoroni e loro subito si mostrano disponibili e attenti alla problematica. Io gli dico che l'importante è riuscire a togliermi questo latte, loro dicono di conservarlo per darlo alla Pop, io rispondo che non è necessario, l'importante è svuotarmi la tetta e loro mi suggeriscono di chiedere il tiralatte al nido.
Mi avvio con la mia boccia della flebo, ricordando sempre che in teoria io dovrei stare sdraiata h24. Chiedo alla tizia del nido se mi presta l'aggeggio che devo tirarmi il latte perchè allatto ancora, lei dice che non può darmelo da portare in stanza perchè le serve lì (forse ha paura che io lo rubi) ma che devo usarlo lì, io dico che non posso stare seduta perchè ho una minaccia di aborto...lei perplessa mi chiede "Scusa ma quanti figli c'hai che nun ho capito?" e io "Due, solo che una è outside, uno è inside". Devo tornare in camera, riprendermi il trespolo e sedermi accanto al tiralatte. Ne hanno uno professionale della Medela, peccato sia tutto impolverato e la plastica sia diventata anzichè trasparente, gialla. Purtroppo il nido è vuoto perchè tutte le cullette sono nelle stanze con le mamme, sarebbe stato divertente stare lì attorniata da tutti quei bimbi. La tizia del nido si avvicina e mi fa curiosa un po' di domande, saputa l'età della Pop dice "E che la allatti a fare?" uff.... ma non li conosce i dettami dell'organizzazione mondiale della sanità, i consigli della lega del latte? E meno male che lavori in un nido. Ci rinuncio...
Un'altra tizia mi ha fatto pulire a me il tiralatte usato, forse temendo una contaminazione di chissà cosa e questo sempre perchè io in teoria dovevo stare a letto..
Una notte la stessa mi ha svegliato a mezzanotte per chiedermi cosa ne dovevano fare del latte che gli avevo fatto mettere da parte.


Durante la degenza ero moderatamente ottimista, anche per un semplice futile motivo, questo ospedale mi piace perchè anzichè essere intitolato a un santo è dedicato a Sandro Pertini, che è una figura che ho amato tantissimo, per me rappresenta davvero un surrogato di nonno, peccato non aver visto neanche una sua immagine in giro, mi avrebbe rassicurato e fatto sorridere.


In compenso ho incontrato una vecchina che mi fa "Stai meglio?", non l'avevo mai vista prima, le dico "Si grazie" e lei prontamente "Vuoi la comunione domani?" ah ecco "Ma anche no grazie".
Ci sono stati anche momenti divertenti.
Ad esempio quando chiamavano i mariti per chiedergli cosa dovevano portarci o per fargli fare le commissioni in genere affidate a noi, ci accorgevamo che sono quasi ospiti in casa nostra e non sanno dove prendere le cose o come comportarsi.
E. aveva chiesto al marito di comprarle i paracapezzoli e lui non sapeva assolutamente cosa fossero, lei tentava di spiegarglielo e alla fine lui fa "Ah ho capito quei cosi tipo che si usano per il cucito". Eravamo curiose di sapere cosa gli avrebbe portato ma alla fine incredibilmente ci ha preso. Io le avevo suggerito di dire che sono quegli affari usati anche dalle spogliarelliste ma poi forse le avrebbe portato la versione borchiata o in paillettes. Oppure gli ha chiesto di portare le pinzette per le sopracciglie e ignorava anche l'esistenza di questo indispensabile strumento, vaglielo a spiegare... Mm ha fatto la sua parte quando gli ho chiesto di portarmi una nuova camicia da notte, non riusciva a capire cosa fosse, l'ho descritta come una maglietta lunga. Mi chiama e mi fa "Ne ho trovata una con i disegni di pacman". Io non ho nulla del genere, dopo un po' ho capito che è una vestaglia con 300 disegni e colori fra i quali una cosa che vagamente poteva ricordare pacman. Poi un giorno si è presentato con due riviste tipo "Novelle 2000" dicendo che sono quelle classiche da ospedale, mi sono un po' risentita ma alla fine mi sono attaccata pure a quello e so tutto di Balottelli e della Fico


Nell'attesa ho letto tanto, tantissimo:
- "Nel segno della pecora" di M. Haruki voto: 6 bello l'inizio poi si perde
- "Grazie per quella volta" di S. Dandini voto: 7 mi è piaciuto poi per delle cose l'ho sentito molto vicino a me, delle cose potrei averle scritte io, anzi cita la madeleine proustiana proprio come me!
- "Io e te" di N. Ammaniti voto: 8 bellissimo, peccato sia breve.
- "Fai bei sogni" di M. Gramellini voto 6 e mezzo, sopravvalutato, bella la storia mi ha fatto commuovere ma il modo di scrivere niente di eccezionale
- "L'allieva" di A. Gazzola voto 6 divertente, poi la protagonista è un medico legale di nome Alice Allevi, la mia Pop più il mio pianista preferito ma che vuoi di più?!


continua...
La seconda parte http://buonecosedipessimogusto.blogspot.it/2012/07/un-weekend-in-ospedale-mio-malgrado_11.html








venerdì 1 giugno 2012

Uno si mette a scrivere perchè


  "Uno si mette a scrivere perché non è stato capace di picchiare un autista che l’ha reso ridicolo, perché ha fraccassato i piatti di un ristorante, perché non ha affrontato un poliziotto fuori di testa che insultava la sua ragazza, perché non ha detto a sua madre quanto l’amava e la detestava, perché non ha sputato in faccia ad un professore che diceva che la terra è rotonda, perché si è fatto fregare il posto nella fila per il cinema, perché non ha arte né parte, perché pensa che è un modo facile di diventare famoso e fare i soldi, perché se lo fanno i buffoni come García Márquez e Mutis può farlo anche lui, perché con i numeri non ci sa fare, perché non vuole fare il medico né l’avvocato, perché è incazzato, perché odia la gente e vuole insultarla.
   Uno si mette a scrivere perché una ragazza carina gli ha detto che le piacevano gli scrittori, perché ha bisogno di un alibi per non lavorare, perché lo fa sentire superiore, perché ha letto un paio di romanzi sul Far West e vuole entrare in concorrenza, perché è un cowboy senza cavallo, perché lo fanno scribacchini come Vargas Llosa, perché non ha voce, perché non ha senso del ritmo, perché è stufo di farsi seghe, perché vuole portarsi a letto una certa donna ma non c’è verso, perché pensa di avere qualcosa da dire, perché scopre che le ragazza carine dicono che gli scrittori sono teneri ma poi escono con i mafiosi, perché non gli lasciano mettere le mani addosso alle reginette di bellezza, perché è magro come un chiodo e non c’è niente da fare, perché ha paura di morire senza essersi scopato una ragazza carina, perché se uno stronzo ipocrita come Vargas Llosa scrive può farlo chiunque, perché sa che col cinema perde il suo tempo, perché invidia quelle bertucce che appaiono in tivù e guadagnano milioni, perché in mancanza di meglio vuole essere come Bukowski.
   Uno si mette a scrivere perché non sa tirare di boxe e non ha fegato, perché ha i denti storti e non può sorridere come vorrebbe, perché per gli impotenti di ogni sorta non c’è altra strada, perché tutti i brutti sono scrittori o assassini e lui non è capace di fare male ad una mosca, perché scrivere lo fa sentire importante, perché per essere chiamati scrittori non c’è bisogno di scrivere bene e per essere chiamati figli di puttana fa lo stesso se si ha una madre che è una santa, perché ha paura di andare alla deriva senza far nulla, perché non può bere ogni sera, perché ama Dio ma odia le associazioni senza fini di lucro, perché non ha una ragazza, perché non ci sono emozioni ma insulti, perché a casa sua non c’è la televisione e la radio si è rotta, perché la moglie del vicino è un bonbon, perché ha paura di restare calvo e per questo evita gli specchi. Uno si mette a scrivere perché non osa rapinare un supermercato, perché ama una donna e lei è la fidanzata del gallo del quartiere, perché non ci sono abbastanza riviste porno, perché vuole fare qualcos’altro oltre cagare e masturbarsi, perché non è il gallo del quartiere e non è neppure il più forte o il più spiritoso, perché non è niente di niente, perché non vale un cazzo, perché se esce di casa lo fanno a pezzi, perché sua madre urla tutto il tempo, perché non ci sono illusioni né luce alla fine del tunnel, perché la sua mente vola basso e non sarà mai un altro Cioran, perché non ha il coraggio di saltare, perché non vuole la moglie brutta che si merita, perché ha paura di morire senza aver assaggiato un bel culetto, perché non ha padre né amici né fortuna, perché non sa sputare come Clint Eastwood, perché rimane impantanato tra un’intenzione e l’altra, perché c’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo.
   Il bello è che scrivere non serve a nulla di ciò che uno vuole. Scrivere è un limite, un dolore, un difetto in più. Il bello è che dopo averlo fatto stai malissimo. Niente è cambiato, tutto rimane al suo posto (tranne i tuoi fottuti capelli), Pelé non torna in campo. Il brutto è che scrivi e Pambelé va al tappeto steso da un gringo, un gringo maledetto che è stato dentro per aver picchiato sua madre. Il brutto è che Pambelé non è la madre del gringo e - per quanto tu scriva - rimane al tappeto. Il bello è che scrivi e continui a sognare la moglie del vicino, sogni di afferrarla per le orecchie e darle una bella ripassata. Il brutto è che scrivere non ti guarisce dagli impulsi assassini, che rapinare un supermercato rimane il tuo obiettivo impossibile. Il brutto è che desideri ancora un amore indimenticabile. Il bello è che scrivere è un altro modo di cagare e masturbarsi. Il brutto è che leggi i grandi autori ma solo Bukowski ti rimane. Il brutto è che un giorno la ragazza carina viene a sapere che scrivi e lo stesso non si lascia scopare a morte. Il brutto è che scrivere serve a tutto quello che tu non vuoi."
Da "C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo" di Efraim Medina Reyes

Libro scelto a caso, come spesso avvengono molte mie scelte, ispirato dal titolo particolare.
Poi sulla copertina ho letto che ha scritto pure "Tecniche di masturbazione tra Batman e Robin" e "La sessualità della Pantera rosa" e allora tutto si spiega.
Spulciando su google realizzo solo ora che è un uomo, chissà perchè pensavo fosse donna, ma dai contenuti in effetti dovevo arrivarci da sola.
E leggo pure che sollecitato a dare un suo giudizio sull'Italia, ha definito ripugnanti persone come Bruno Vespa e Vittorio Sgarbi e fin qui ok... Nella stessa intervista  ha descritto l'aneddoto del suo incontro con Paolo Villaggio come "la cosa più bella che mi sia capitata in Italia". O si dev'essere trattenuto qui troppo poco o deve aver incontrato solo stronzi!
Bah... Villaggio l'ho visto due volte, una allo Stadio Centrale del Tennis, vestito come Moira Orfei e un'altra in aereo su un volo low cost per Venezia, si lamentava perchè non entrava nella poltrona e ha fatto un po' di scena.
Comunque 'sto scrittore è Colombiano, si vede, come dico sempre, che quelli dell'America Latina quando scrivono hanno una marcia in più, sembra che le parole escano dalla carta e prendano vita. Hanno un potere di suggestione enorme. Chissà se anche i latinoamericani in carne ed ossa sono così, non ne conosco manco uno di persona personalmente.
Va bè torno al brano, mi è piaciuto e mi ritrovo in un sacco di cose ma non nella fase dopo scrittura. Lui sta malissimo dopo, io no, io caso mai, sto male durante, alcuni post sono sofferti e mi costano fatica, per le tematiche, per le finestre che aprono dentro di me, mi costano sudore e sangue tanto che alla fine sono proprio stanca fisicamente. Altri escono da soli, si compongono, un fiume di parole continuo.
Ovviamente mi pongo lo stesso interrogativo. Scrivere perchè?
Perchè non posso tenermi tutto dentro.
Ma perchè divulgarlo agli altri? Perchè non scrivere, chiudere in una bottiglia e addio spedirlo per mare? O perchè non fare cancella dopo aver scritto e basta?
Bohh a questo non ho risposta o forse sta tra quelle di Reyes...


A proposito di libri, ho letto pure Erri de Luca, per la prima volta, "Il giorno prima della felicità". Il mio capo a bruciapelo l'altro giorno mi fa "Come si chiama quello scrittore napoletano..?" da quell'indizio dovevo capire che si trattava di lui e presa da shopping comulsivo (o forse come scrisse qualcuno su fb poco tempo fa convulsivo) l'h comprato. Sulla copertina c'era scritto "Il più grande scrittore del decennio" e già queste definizioni mi fanno girare il chiccherone. Si fa leggere, frasi corte, storia gradevole ma non mi ha convinto e sicuramente non condivido l'etichetta di cui sopra. Poi ho trovato pure degli errorucci qui e là, forse dei termini dialettali ma la cosa mi indispone sempre.






giovedì 10 maggio 2012

The book in air

Non so come si tiene di norma un Blog.
Forse si scrive un post, poi un altro e si va avanti così con il nuovo, archiviando i vecchi.
Io invece porto avanti tutti i post contemporaneamente, aggiornandoli di tanto in tanto, è come se me li tenessi sempre dentro e ogni tanto ci ripensassi su, spesso appena ne finisco uno già ho delle cose da aggiungere allo stesso.
Forse avrò dei problemi a gestirli quando saranno un centinaio!

L'altro giorno vado in libreria, curioso un po' fra gli scaffali e mi soffermo sulla classifica dei più venduti, al primo posto Del Piero...  ma porc...come come!? Del Piero Alessandro, calciatore.
Fra gli altri c'è pure Ligabue. 
Continuo a girovagare e trovo che Ilaria D'Amico ha scritto un libro, così come Tiberio Timperi, Serena Dandini, Carlo Verdone....
Non ho letto i loro libri, magari saranno pregevolissimi, però mi rode, mi chiedo chi sarà il loro lettore tipo e penso che allora a 'sto punto manco io sfigurerei accanto a loro.

I libri sono la cosa cui tengo di più, mi hanno seguito nei vari cambi di casa, sono parte di me.
Riesco a leggere molto velocemente dicono, per me leggo normale.
Alle elementari la maestra mi umiliò davanti a tutta la classe perchè riportai indietro un libro il giorno dopo averlo preso dalla biblioteca, riteneva che non fosse possibile che lo avessi letto in una notte e quindi lo aprì a casaccio facendomi domande sulla trama. Ovviamente risposi bene, 'tacci sua. Ma mi lasciò sempre la sensazione che leggere di fretta fosse una colpa.

Anche se devo ammettere che alla fine di un libro mi rimangono impresse le sensazioni che mi ha trasmesso e poco altro, dopo qualche giorno il ricordo è sfumato.
Mi è capitato tantissime volte di comprare un libro per poi arrivare a casa e accorgermi di averlo già in libreria, non solo ma addirittura di averlo anche letto.
Spesso faccio vedere la copertina a mm chiedendogli "Ti sembra che lo abbia letto? Mi hai visto per caso mentre lo leggevo?".
Lui sostiene che potrei leggere qualsiasi cosa a casaccio, anche lettere sparse, tanto non mi accorgerei della differenza!
Lui non condivide la mia passione e infatti a Natale mi ha regalato il Kindle, per chi ama i libri e la carta stampata capirà senz'altro di quale affronto si tratti, infatti l'ho rispedito al mittente.
Nello scegliere i libri vado un po' a filoni narrativi, ho avuto la passione per gli scrittori latinoamericani, poi per il noir scandinavo, per il genere giallo, per i giapponesi, per i giovani emergenti....
Una cosa che non sopporto molto sono quelli che vanno di moda, che leggono tutti. Io per principio non li leggo, a loro toccherà forse più in là.
Quindi per ora ho scansato Dan Brown, Harry Potter, Twilight.
Mi sono piegata invece a Faletti e Fabio Volo che devo ammettere scrivono bene, quando leggi un libro tutto d'un fiato c'è poco da ridire anche se non sopporto tutto il clamore che c'è intorno al secondo, chi riporta le sue frasi come fosse il moderno guru di cui abbiamo tanto bisogno.


La passione per i libri credo mi sia stata trasmessa dai miei genitori, poi è continuata comprando intere collane di letteratura all'edicola e poi al liceo dove validissime prof di italiano insistevano con la lettura nonostante fossimo dopo tutto uno scientifico. Ci fecero leggere tanto e di tutto, arrivando col programma addirittura ai contemporanei e cose altrettanto importante trasmettendo la passione per la lettura.

Mi piacciono i mattoni, i volumi di sostanza, quelli sotto 100 pagine per me non sono libri.
Li presto volentieri e ogni tanto non mi tornano indietro ma pazienza.
Li sistemo sulla libreria dividendoli per casa editrice.
Mi piace tantissimo il Bookcrossing anche se non l'ho mai fatto ma trovo sia una bellissima idea.
Mi piace andare in vacanza, trovare dei libri nel posto in cui soggiorno, leggerli e poi lasciarli lì.
In viaggio di nozze alle Fiji mi sono attaccata persino a un Harmony, non c'era altro e io avevo finito la mia dose portata da casa.


La Pop è molto attratta dai libri, li sfoglia e sistematicamente si diverte da quando è piccolissima a togliermi il segnalibro.
Per ovvi motivi ci stiamo appassionando alla favola di Alice; dicono che le fiabe abbiano un intento etico-pedagogico, ad esempio Hansel e Gretel raccomanda di non perdersi nel bosco perchè c'è la strega cattiva ecc. Sono un po' tutte così, Pinocchio esorta a non dire bugie, insegnamenti morali spicci travestiti da storielle, il male e il bene separati e ben distinguibili, se ti comporti male avrai guai a non finire, se fai il bravo avrai la ricompensa...un po' quello che dice la religione insomma!
Ebbene.... riflettevo che "Alice nel paese delle meraviglie" narra la storia di una bambina molto curiosa, che mangia e beve qualsiasi pozione o cibo si trovi davanti senza pensarci due volte, che si mette a inseguire uno strano coniglio con il panciotto e l'orologio...probabilmente l'intento è di criticare questa curiosità, di frenarla.
Ma secondo me l'effetto che si ottiene è completamente l'opposto.
Chi di noi non farebbe carte false per prendere un tè col Cappellaio Matto, per conoscere Panco Pinco e Pinco Panco, per esplorare un mondo dove tutto è possibile, dove non ci si stupisce di fronte a farfalle a forma di fette di torta, uccelli-occhiali, fiori parlanti...?


Proprio come il paese delle meraviglie che vorrei per lei, un posto dove tutto è possibile.




ps mi chiedo spesso che sostanze abbia assunto Lewis Carrol per dare vita ad un mondo così fantastico, di sicuro sarà stata roba no buonissima ma proprio ottima!


Consigli per gli acquisti: non sono una brava critica letteraria, sono onnivora, divoro qualsiasi tipo di libro e quasi mai rimango delusa, insomma tutti si lasciano leggere e dove non arriva l'estro o la bravura dello scrittore compenso con la mia immaginazione. 
Ci sono dei libri che proprio non sono riuscita a finire, ogni tanto li riprendo in mano riprovandoci ma ancora nulla, tra questi l'"Ulisse" di Joyce e il "Diario minimo" di Eco, forse quando andrò in pensione ci riuscirò.
Tra i libri che consiglio sicuramente c'è "ll profumo" di Suskind e poi adoro tutto lo scibile di Marquez, della Allende...gli scrittori latinoamericani hanno una marcia in più, sono passionali, ricchi, pieni di magia e ti travolgono, li riconosceresti a occhi chiusi, come i film francesi che li riconosci subito ma perchè fanno cacare per quanto sono lenti. Ecco forse non sono manco una brava critica cinematografica!
Mi piace Ammaniti, Yoshimoto... Di alcuni ho una venerazione tale per cui comprerei anche la loro lista della lista e ne sarei soddisfatta.
Mi sono appassionata ai giovani scrittori emergenti tipo Frascella, D'Avenia, che devo ancora capire se è troppo Mocciano oppure no. A proposito lessi anche Moccia quando era sconosciuto ai più, anche a Ponte Milvio, e c'è poco da storcere il naso, se un libro ti cattura e lo leggi in una notte è fatto bene! 
Poi ho letto Cotroneo di cui ho sentito empaticamente una vicinanza tale da ritrovarmi completamente in alcune sue frasi, quasi le avessi scritte io!
Per caso in libreria ho scoperto una tale Romana Petri, non ho potuto esimermi da comprare il suo libro, ora li ho tutti e mi piace, non solo credo perchè io e lei siamo come un gioco della settimana enigmistica, scambio di finale. E devo dire che ogni volta che passo davanti alla libreria e mi capita di leggere il suo nome, sussulto e poi mi ricordo "Ah già non sono io!".


ultima cosa: con la mia amica di panza Gio parlo di tutto, da Dio a altri casi (con la esse e con la doppia zeta), lei sa tutto su Dio e gli dà del tu, io tutto l'opposto. Mi ha chiesto "Ma come tu che leggi tutto, non hai mai letto la bibbia?" Io "Ehm... no. Non amo i bestseller". Però magari mi aspetto che per natale me ne regali una copia e magari un'occhiata gliela potrò pure dare!


altro post sui libri http://buonecosedipessimogusto.blogspot.it/2012/06/uno-si-mette-scrivere-perche.html