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lunedì 2 marzo 2026

Il mio sotto-sopra

Da settembre è iniziato per me un periodo davvero tosto.

Riguardo con rimpianto al periodo precedente dove tutto era scandito e ordinato, quasi all’insegna del: che barba, che noia.

Ho dovuto affrontare, subire, non so come si dice in questi casi ma si è trattato di 3 lutti, inaspettati, violenti, ingiusti, di giovani vite. Ne scriverò in seguito semmai.

Uno dopo l’altro in una successione spietata e perversa; quando in qualche modo avevo iniziato a metabolizzarne uno, ne è arrivato subito un altro e poi un altro.

Per cui ad un certo punto non ho più voluto aver notizie, ricevere aggiornamenti, avevo quasi paura di ricevere nuove cattive notizie tramite messaggi sul cellulare. Ero un po’ anestetizzata e non volevo sapere più nulla.

Ma la vita andava comunque avanti, com’è normale che sia, con le sue gioie e i suoi dolori. Ed io ero davvero sopraffatta: mi dispiace davvero, fermate il mondo, voglio scendere, Maria, io esco.

Ho toccato con mano, il dolore, quello vero. Non mi sono tirata indietro, anzi ci ho affondato le mani dentro ed era denso, viscoso come la pece. E come tale mi dava immobilità o al meglio difficoltà a muovermi.

Sono passati pochi mesi dall’inizio di questo periodo ma è stato talmente forte e intenso da sembrarmi durato un anno intero. Per questo ogni tanto mi ripeto: certo che anno di merda è stato. Quasi a convincermi che ormai è passato e ora quello che mi aspetta sarà decisamente migliore.

In realtà credo che tutto quello che è successo, che ho vissuto non potrà lasciarmi indenne ma anzi lascerà cicatrici profonde dentro di me.

Ho imparato che è inutile, falso e ipocrita rispondere con un grande sorrisone “Tutto bene!” a chi ti chiede “Come stai?”.

Sono domande retoriche, lo so, alle quali spesso non si aspetta neanche la risposta, tanto è sempre la stessa.

Invece bisognerebbe avere il coraggio, l’umiltà, la coerenza di rispondere “Veramente va un po' una merda ma sono sicura che andrà meglio”.

Certo poi sta all’altra persona cogliere l’implicita richiesta d’aiuto, tendere la mano, essere ascolto paziente.

Ma basta dire che va tutto bene! Si può anche rispondere: non va bene un cazzo!

In questa società di iper-belli, super-fichi…si può alzare la mano e dire: ehi sono qui, fermate tutto!

In questo tourbillon di emozioni un altro evento ha arricchito il tutto: lo sgretolamento del gruppo con cui mi vedevo quasi ogni giorno ed in particolare la rottura con quella che era e consideravo la mia migliore amica e un conseguente scisma che in sostanza ha portato ad avere me da un lato e dall’altro il resto del mondo.

La concomitanza degli eventi ha avuto un effetto abbastanza impattante su di me.

Mi sono posta delle domande su queste vicende, su quelle umane, sulle altre relative al super-umano non potevo farci, purtroppo più di tanto. Ma non sono arrivata a capirci più di tanto e alla fine ne ho preso atto e basta. Mi sono sentita messa al bando, additata come una strega del medioevo, travisata, incompresa. Ad un certo punto non sapevo più se le persone che mi trovavo davanti fossero amiche o meno. E anche in questo caso sono arrivata ad un punto di saturazione e non ne ho voluto più sapere nulla. A chi mi consigliava di chiarire, di aprire un dialogo, di tentare un approccio rispondevo sinceramente che non ne avevo voglia. Non mi andava, ancora una volta di essere messa a processo (ma da chi poi?) di non essere capita, di essere giudicata a priori. Ma nel disperato tentativo di salvare cosa poi? Un’amicizia che a questo punto ho anche il ragionevole dubbio che non sia giusto definire così. Non avevo più voglia di nuove discussioni che avrebbe forse aperto nuove incomprensioni. Ho detto basta! Se c’è davvero qualcosa ancora di buono ci si ritroverà in qualche modo e in qualche parte, forse in un’altra vita, chissà sotto altre forme ma va bene così per ora. Lo dice anche Antonello: certi amori fanno dei giri immensi e poi ritornano. Se di amore si tratta...

Ho iniziato un lento processo di ricostruzione, dei miei spazi, delle mie abitudini, delle mie relazioni e alla fine direi anche di me stessa.

Ho evitato posti che per me erano tanto cari, mi sentivo non sicura anche a casa mia, mi dava fastidio girare per il quartiere.

Ho creato una nuova routine. Ho capito anche com’era importante preservare la persona più importante ovvero me stessa. E quindi con un po’ di sano egoismo ho cercato di fare quello che mi faceva stare bene. Soprattutto camminare, camminare, camminare nel verde e non mi sono più fermata. Alla fine proprio il difetto che i più mi criticano, ovvero l'egoismo è stata la mia ancora di salvezza.

Come per incanto mi sono ritrovata le mie amicizie storiche vicine a me, insieme, come se fossero accorse al capezzale attirate dal mio silenzioso richiamo. Non hanno fatto grandi domande, ci sono state e basta. E questo è forse davvero il senso dell’amicizia al di là di tante belle parole e Best Friend Forever.

Ci sono stati momenti in cui mi sarei volentieri lasciata travolgere da una sete di vendetta e di livore a base di lanciafiamme, bombe molotov e pisciate sghignazzanti sulle lapidi dei miei nemici fino alla settima generazione. Evidentemente qualche traccia della truculenza delle serie coreane permane nel mio dna. Poi ci sono stati altri momenti di ‘sti cazzi e sto bene così, il mio tempo è il bene più prezioso e non lo sprecherò in mefistofeliche fantasie.

Questa è la mia vita ora tra la nebbia e il fuoco del “Sotto-sopra” e il sole e il cielo azzurro del “Sopra-sopra”. Passerà certo che passerà, fra anni guardando indietro riderò o forse sorriderò di tutto ciò e sarò fiera di esserne uscita più o meno indenne.

 

 

 

 

 

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