pubbli larga

Visualizzazione post con etichetta Ospedale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ospedale. Mostra tutti i post

giovedì 26 luglio 2012

Benvenuti ad Utopia


"Anna carissima,
è il 25.2.1975 e sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I., atto che ovviamente non soddisferà molti e che è costato una bella fatica.
Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire, ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente dì ogni colore e risma non tranquillizza affatto.

E' indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l'incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un'occasione unica di fare qualcosa per il paese.
Ricordi i giorni dell'Umi, le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant'anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. Con l'incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato - ne ho la piena coscienza - solo nell'interesse del paese, creandomi ovviamente solo nemici perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava non sono certo riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello che a loro spettava: ed hanno ragione, anche se, non fossi stato io, avrebbero recuperato i loro averi parecchi mesi dopo.

I nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie. Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto [... ] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa. Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell'altro.. Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi (...).
Giorgio"


Giorgio Ambrosoli venne ucciso sotto casa il 12 luglio 1979.


Leggere queste righe mi riempie di emozioni e riflessioni. Sembrano provenire da un passato troppo remoto, sembrano incredibilmente, quasi teneramente anacronistiche se paragonate ai nostri tempi.
Non ho mai  sentito un politico parlare del bene del paese, immolarsi per esso, essere disposto a sacrificare la vita per compiere nient'altro che il proprio dovere.
Negli anni '70 sembrava la norma, tutti sapevano i pericoli che stavano correndo, di mettere a repentaglio la propria vita e la famiglia, di essere tutti possibili bersagli eppure accettavano gli incarichi e si buttavano a capofitto nel lavoro e in quello che credevano. Nella lettera alla moglie Ambrosoli parla di dovere verso il paese, Italia o Europa...adesso chi sente un dovere simile? Probabilmente nessuno. Italia e Europa sono concetti talmente astratti da sembrare lontani anni luce da noi.


Forse io credo in un'utopia, in un mondo che non esiste e mai esisterà ma mi piacerebbe tornare al passato, ad un passato ideale. In cui i politici si sentano onorati di ricoprire il ruolo di rappresentanti del Paese, che lavorino sodo per quello. In pratica dovrebbero avere solo uno stipendio quasi simbolico perchè la retribuzione massima è già insita nel compito che devono svolgere. 
Cosa c'è di più bello e nobile di rappresentare il tuo paese, non solo chi ti ha votato ma tutti, lavorare duramente per far sì che le cose vadano meglio?
Res publica: cosa pubblica, dello Stato.
Vorrei che si commuovessero durante la cerimonia di insediamento al governo invece di avere quel sorriso da faina che sembra dire "Mo me magno il magnabile".
Qui l'unica che piange è stata la Fornero che ha avuto un barlume di rimorso di coscienza per comportarsi poi in seguito  freddamente da razionale statista come nulla fosse.

Sono chiusa in questa gabbia dorata lontana dalla realtà, sento vagamente delle eco provenire dalla tv, voci allarmistiche e chiedo a mm "Ma davvero la crisi è così crisi? Cosa dice il mondo lì fuori?" io non mi accorgo neanche se si schiatta di caldo o se fa fresco, qui le giornate si susseguono identiche le une alle altre.
Mi chiedo se stiano facendo davvero qualcosa, chi può per migliorare la situazione.
Poi penso a come ho vissuto la situazione sulla mia pelle dei cosiddetti tagli.
All'ospedale il personale è talmente incazzato che lavora male, ha turni di lavori sfiancanti e poi gli errori fatali si susseguono...per forza!
Chi si trova a lavorare in condizioni schifose e malpagato lo fa necessariamente male e si ripercuote sul suo operato.
Se penso agli insegnanti, alla scuola, alla situazione in cui sono costretti a lavorare la situazione non è affatto felice. Il luogo in cui vengono formate le future generazioni, in cui gli viene data un'istruzione, la base culturale e sociale di quello che saranno da grandi, è completamente allo sbando. Eppure ha un ruolo così delicato e fondamentale, di formare le giovani menti, un compito che sempre più viene delegato alla scuola dalle famiglie, spesso assenti o sfasciate.


E sempre più mi sembra che la volontà di cambiare sia delegata al buon esempio isolato di un singolo che vuole andare avanti e nonostante tutto ancora ci crede.
Un utopista anche lui evidentemente.

venerdì 20 luglio 2012

Back to life

Uscire da casa, sentire puzza di ammoniaca e ricordarsi quella dell'ospedale: cominciamo bene.
Vestirsi in maniera diversa dalle altre volte perchè stavolta andrà necessariamente bene, lo sento.
Rifare quei corridoi, rientrare in quel reparto, rivedere quei volti e per l'ennesima volta incrociare sguardi che trapassano, non essere riconosciuta.
Intercettare in giro la dott. che mi deve visitare e addirittura riuscire a fare la visita in anticipo. 

Mi porta nello studio in cui feci la prima visita dal pronto soccorso, la tentazione di chiederle se si può cambiare stanza così per scaramanzia.

Vedere Pallino che nuota come un astronauta, fare la sua prima foto, eh sì perchè da quando c'è non abbiamo uno straccio di sua immagine.
Forse perchè i medici sin da subito non ci hanno mai creduto veramente.
Immaginarlo mentre la sonda dell'ecografo lo immortala, mettersi in posa, alzando il dito medio o grattandosi gli zebedei: io sono ancora qui, nonostante tutto, malgrado gli scettici, i fatalisti. Tiè!

La dott. dice che è tutto ok, non c'è più traccia del distacco, lei non vede niente di strano.

Ma come? Pochi giorni fa vedevano una tragedia? Ma le ecografie sono soggettive, dipende da chi le fa.

A me piace più questa versione...STO!

Vuole sentire il battito, amplificarlo ma non riesce perchè lui si muove in continuazione.
A me va bene così, lasciamolo in pace, non stiamo a sfruculiarlo.

Chiedere "Posso tornare alla vita normale?" BACK TO LIFE, l'espressione preoccupata della dott. "Cosa vorrebbe fare di preciso?". La tentazione di rispondere "Mah niente di che...assumere un mix di droghe e alcool, gettarmi col parapendio e fare le montagne russe".

Nooo vorrei solo fare due ore di macchina e andare al mare con la Pop, fare la mummia a riposo, invece che a casa almeno in spiaggia sul lettino, posso dai dai dai??
"Si quello penso di sì".

BACK TO LIFE

Perchè io non mi sono mai sentita malaticcia, avevo sempre una gran voglia di dire, fare.

Un leone intrappolato in una convalescenza obbligata da medusa.

Perchè glielo devo alla Pop, le avevo promesso un luglio al mare e invece siamo qui a liquefarci al caldo, abbracciate al condizionatore.

Andare a trovare le mie ex compagne di avventura, solo due secondi al volo perchè poi mi hanno cacciata le infermiere, sapere giusto come stanno, come sto io e rispondere alle loro domande al volo "Ma è normale che il bimbo pianga di notte?" Cazzarola ma sono 10 giorni che siete ricoverate ma accozzatevi alle ostetriche e riempitele di domande!

All'uscita incrociare Varenne e avere la tentazione di farle il gesto dell'ombrello, menagrama...

BACK TO LIFE

Perchè io in te c'ho sempre creduto.







giovedì 19 luglio 2012

Altro soggiorno in ospedale, mio malgrado


Pare che al Pertini non possano fare a meno di me.
Sono andata per un controllo, post dimissioni protette, ora si definiscono così: noi ti dimettiamo, vai a casa, fai quello che facevi qui e poi torni e ti ricontrolliamo, se non va bene ti fermi un giro e non prendi neanche le 20mila lire passando dal via.
Mi ha visitato un dottore molto flemmatico e fatalista. Come prima notizia c'è che hanno perso l'ecografia che mi avevano fatto quando mi avevano mandato a casa una settimana fa. Quindi lui non ha nulla con cui confrontare la situazione attuale.
All'inizio guarda e bofonchia qualcosa fra sè e sè ma mi sembra che vada tutto bene, poi dice che il distacco c'è ancora e che si è ricostruito poco e poi che ce n'è un altro, non si è capito bene se c'era pure l'altra volta ed era piccolo o se è proprio nuovo.
Decide che è meglio se rimango in osservazione lì da loro.
Io avevo preventivato tutti gli scenari possibili tranne quello.
Gli chiedo "Ma per quanto tempo? Cosa mi fate se rimango qui?".
Lui alza le braccia e fa "Il fatto che ci sia un nuovo distacco non significa che la gravidanza vada necessariamente male....Il fatto che verrà ricoverata non vuol dire che andrà tutto bene...Il futuro non si può prevedere..." ci mancava solo che mi dicesse "Se mi' nonno c'aveva tre palle era un flipper" o "Siamo tutti nelle mani di Dio" che gli avrei dato una capocciata sul setto nasale.
Forse uno si aspetta da un medico, quindi da uno scienziato, razionalità, pragmatismo, certezze...qui siamo nel campo del paranormale.
Chiedo "Ma fino a quando devo restare?" (Sa com'è? C'avrei una pupa a casa, un blog da scrivere e due-tre milioni di altre cosucce..) e lui "Ehhh questo non si può sapere".
Vorrei sapere se siamo nell'ordine degli altri 6 mesi di gravidanza, una settimana, qualche giorno, tutta la vita...ma che glielo chiedo a fare?

Aspetto fuori dallo studio, ancora incredula e perplessa.
Finalmente mi portano una sedia...fino a quel momento eravamo in 4 ad aspettare in piedi, tutte in dimissioni protette, quindi non in forma smagliante. Io mi ero seduta su un termosifone e ho pensato "Se si scassa...meglio!", vorrei organizzare una sommossa e fornire tutte di sedie ma poi mi ricordo che in pratica in quel reparto non ci sono ma stanno solo nelle camere e mi sembra brutto entrare e requisirle.
Inizia l'attesa...per fortuna ho un libro. Tanto o sto a letto o sulla sedia è uguale.
Peccato che stia vicino alla porta d'ingresso che dovrebbe essere chiusa perchè non è orario di visita ma non si sa come riescono tutti a passare il primo sbarramento dotato di citofono ma poi gli serve che qualcuno da dentro apra il maniglione del secondo sbarramento sennò rimangono bloccati fra due porte.
Mi devo alzare continuamente per aprirla.
C'è fermento, ci sono le prime dimissioni ma ci sono anche persone che devono essere ricoverate.
Dopo 3 ore mi assegnano il letto che è proprio il 14! Quello dell'altra volta.
Meno male, perchè è in un'ala privilegiata, dove l'aria condizionata funziona alla grande, il sole non batte durante il giorno, c'è una bella vista sull'agro romano e poi io c'ho ormai l'anzianità di ricovero e posso vantare un atteggiamento di bullismo nei confronti delle altre.
Rivedo le infermiere, i dottori...spero quasi che mi riconoscano e mi chiedano "Ehi ma che ci fai di nuovo qui?", invece mi trapassano con lo sguardo, in una settimana già mi hanno dimenticato.

Le nuove compagne di stanza sono due rumene che parlano italiano ma che preferiscono comunicare tra loro nella lingua d'origine e non è affatto una cosa carina, magari stanno sparlando di me e non le capisco.
Poi c'è una zingara ma non come la Kosovara dell'altra volta ma una zingara doc, con la coda lunga, i capelli ossigenati.
Ha 16 anni, gliene avrei dati 10 di più. Ha partorito una bambina, il cui padre ha 13 anni...è già sposato con un'altra.
Il primo approccio non è dei migliori, pranziamo a tavola insieme, la bimba piange nella culla e lei continua a mangiare imperterrita, dopo parecchio sbuffa e la va a prendere scocciatissima.
Io già penso che sia una madre degenere e che la butti dalla finestra.
Invece poi mi accorgo che si tratta appunto solo di una prima impressione sbagliata e frutto del pregiudizio.
Come la Kosovara dell'altra volta è una mamma attenta, che attacca al seno il bimbo appena nato, lo tiene con sè. E la convivenza con lei mi ha aiutato a sfatare anche molti altri luoghi comuni.
Ad esempio non è affatto vero che mandino in giro i bambini seminudi, anzi ho visto che loro mettono ai bimbi pantaloni e maglietta a maniche lunghe mentre gli altri solo il body smanicato.
Poi ho notato che in effetti il suo aspetto dà l'idea di zuzzimma, ma ho visto con i miei occhi che si è andata a fare una lunga doccia e il suo aspetto al ritorno era esattamente uguale a prima. I capelli, sebbene lavati, erano comunque sporchi, sarà una questione di struttura del capello, di sebo, non so... la L'Oreal dovrebbe farci studi approfonditi perchè ne potrebbero venire fuori risultati interessanti.
A quanto ho capito lei non era in grado di far crescere la bambina perchè non lavora e non ha soldi e la sua famiglia non era contenta di questa nascita, invece quella del marito avrebbe voluto allevarla per poi ridargliela una volta grande.
La situazione era molto confusa, alla fine la famiglia di lei è venuta ed era contenta: le donne con le loro gonne lunghe e i denti d'oro, gli uomini con i vestiti firmati. Le infermiere  li cacciavano via in malo modo anche perchè si presentavano a qualsiasi orario liberamente. Alle dimissioni c'è stato pure un po' di trambusto perchè la suocera voleva registrare la bambina all'anagrafe ma non ha legame di sangue diretto con la ragazza...alla fine non so bene com'è andata comunque poi è uscita.
Una sera a mezzanotte sono venuti a trovarla e le hanno portato un panino di Mac Donald's che ha mangiato il giorno dopo mentre allattava: era da fotografare...
Era di fatto una bambina, timida e inesperta, non si lamentava mai per i dolori del post-parto ma eccezionalmente amorevole nei confronti della figlia.

Le altre due rumene erano lì in attesa da una settimana, una perchè era alla 41° settimana, l'altra perchè aveva la pressione alta. Stavano lì e non le facevano niente e questo fatto non mi piaceva per niente perchè immaginavo che la stessa cosa si sarebbe potuta ripetere con me.
Entrambe hanno incrociato due mie vecchie compagne di stanza: l'Indiana e la Kosovara.
Le rumene non ce la facevano più ad aspettare, erano stremate dall'attesa, dal non sapere quale sarebbe stato il loro destino anche perchè avevano sempre un po' di contrazioni.
Io, oltre ad avere anzianità di ricovero nella stanza avevo anche quella di essere secondipara mentre loro erano tutte al prima parto e molto inesperte, visto che nessuna aveva fatto neanche il corso pre-parto.
Loro hanno iniziato a sperare nel parto cesareo, a sognarlo, a chiederlo, ho imparato pure che in rumeno si dice "Cesariano" (sia mai vi servisse per un viaggio in Romania...), già ma perchè si chiama parto "cesareo"? Pare che venne usato sin dall'antichità per estrarre feti vivi da donne morte (malimortà...) e solo nel 1500 venne sperimentato su una donna viva. Il nome deriverebbe da Cesare nato con questo parto ma si tratta di un falso, poichè la madre morì anni dopo averlo fatto nascere. Più probabile che derivi dal verbo tagliare e da qui probabilmente deriva il nome di un antenato di Cesare nato con questo parto.
Chiusa la parentesi Rieducational channel.

Io sono per il parto naturale se ci sono tutte le condizioni fisiche ottimali e dicevo alle due ragazze "Lassate perde che il cesareo non è una passeggiata..se potete è meglio il naturale..." è ovvio penso che l'ideale sarebbe un parto naturale veloce, rapido e indolore; se una deve subire 20 ore di travaglio e cento punti è meglio il cesareo ma purtroppo non sono cose prevedibili, come direbbe il dott. dell'ecografia "Siamo tutti sotto lo stesso cielo...la palla è rotonda...se mi' nonno c'aveva tre palle ecc".
Morale: la rumena alla 40 settimana si è fatta 12 ore di travaglio, ha partorito un bimbone di 3,8 kg che uscendo le ha causato un milione di punti e al ritorno nella sua lingua credo mi abbia maledetto a vita.
L'altra ha fatto il cesareo ma non so com'è andata perchè nel frattempo sono uscita, so solo che è andata via alle 10 e alle 19 ancora non era tornata perchè nel frattempo si erano frapposte altri interventi di urgenza.
Quando la zingara e tutta la truppa sono stati dimessi, il suo posto è stato occupato da un'italiana che aveva appena fatto il cesareo e dalla sua tribù di ciociari.

Cosa ho fatto in questi giorni? Ho letto tanto, mi sono riabituata ai soliti orari e rituali dell'ospedale e per fortuna ho parlato con le compagne di stanza.
Il menu dei pasti era insolitamente buono, forse il cuoco era innamorato o c'è stato un cambio ma ci hanno dato addirittura la cotoletta panata (non fritta ma al forno), gli gnocchi, che hanno fatto la felicità della piccola rom e che alla vista della scarola mi ha chiesto "Cos'è questa?" vaglielo a spiegare what's scarola...

Il secondo giorno mi ha fatto un'altra eco una dottoressa giovane, carina e gentile; volevo farle i complimenti per la dolcezza e la disponibilità, mi ha fatto vedere Pallino che faceva la capriole poi è stata molto ottimista, a 24 ore di distanza dal dott. Flemma mi ha detto che un'area di distacco era in ricostruzione e l'altra era sostanzialmente uguale ma che non era liquida ed era una cosa positiva. Ho provato a chiederle quale poteva essere la possibile evoluzione ed ha iniziato la solita solfa "Non possiamo prevedere il futuro..." ok, ho rinunciato ai complimenti e al resto.
A poche ore dal ricovero passa una dottoressa e mi fa "Ma che ci fai qui? Vuoi andare a casa?" "Mah veramente mi hanno appena ricoverata" "Ah ok" e poi dopo un po' "Ma che ci fai a letto? Alzati!" "Veramente devo stare a riposo" "Ah ok"...sospetto fortemente che sia una mitomane visto che non l'avevo mai incontrata prima. 

Il secondo giorno passa una dottoressa con tutta la troupe e dice che forse sarei uscita il giorno dopo, poi mi confessa che non mi avrebbero fatto una nuova eco visto che farle tutti i giorni non ha senso, che il risultato dipende da chi la fa, dal suo occhio...insomma è una cosa soggettiva. Daje...mi fa piacere saperlo...
Ieri mattina ripassa la stessa dottoressa, si rivolge a me come se non mi avesse mai visto, evidentemente la notte resettano la memoria e mi dice che probabilmente uscirò nel pomeriggio.
Dopo le 17 inizio a preoccuparmi, chiedo in giro, senza poter sapere nulla, non voglio passare un'altra notte lì soprattutto perchè ci sono i due neonati in stanza e chi dorme?
Alla fine mi dimette sempre con riserva e alle 19,30, affamata, sono a casa.


Ieri poi, come al solito, mi sono data da fare perchè le due che avevano partorito non potevano muoversi e toccava a me aiutarle visto che l'altra ragazza era a partorire e le infermiere erano latitanti.
E' stato anche bello perchè le ho instradate verso l'allattamento, le ho consigliate, aiutate...sì sì in un'altra vita potrei essere ostetrica anche perchè fra esperienza personale e quella accumulata in questi giorni lì qualcosina la so.
Ma non è un compito che spetta a me, ho visto cartelloni appesi a sostegno dell'allattamento ma poi di fatto personale del nido che non segue le mamme che hanno partorito e quindi tanti allattamenti saltati e andati a puttane ed è imperdonabile. Sono andata a chiedere un tiralatte e una acida mi risponde "Non so manco se ce l'abbiamo", che nido sei se non ce l'hai? E le ho risposto "Certo che c'è, l'ho usato l'altra volta, so pure dove sta" ma mi ha liquidato dicendo che avevano da fare.
Nei giorni precedenti avevo notato cose strane in quell'ospedale tipo che le ostetriche facevano le medicazioni e pure i letti...poi si è svelato l'arcano: in pratica con i tagli alla Sanità, l'ospedale ha declassato tante ostetriche che erano in esubero facendole fare le infermiere e dimezzandogli lo stipendio, o così o te ne vai, da qui ho capito pure perchè sono eternamente incazzate...ma noi che colpa ne abbiamo?


I mazzi di fiori regalati dai mariti alla mogli erano guardati con orrore, subito veniva intimato di portarli via, un'infermiera ha detto addirittura perchè tolgono ossigeno al bambino...in effetti sarebbe un modo originale di suicidarsi per gli innamorati non ricambiati, riempiono una stanza di rose rosse e chiudono porte e finestre...strano che nessuno ci abbia mai pensato prima...un modo romantico di porre fine alle proprie pene.




Che altro dire? La mancanza di sensibilità e umanità purtroppo c'è sempre.
Passi che vengo chiamata "Signora 14", ma sentirmi chiamare "Minaccia d'aborto" sinceramente mi fa girare i marroni...un po' di partecipazione l'ho sentita da parte del personale che fa le pulizie che fa gli auguri alle mamme e si mette a guardare i piccoli nelle culle facendo i complimenti e le moine e poi mi sembra che chi si faccia davvero il mazzo siano i dottori che hanno turni di guardia di 12 ore.


Mi chiedo ma se manca il sentimento in un reparto, in genere positivo e caratterizzato da un clima di festa ma in situazioni negative come può essere trattato il paziente?


Ho letto:
- "L'arte di correre sotto la pioggia" di G. Stein voto: 7 commuovente e divertente
- "Molto forte, incredibilmente vicino" di J. S. Foer voto: 6 strano, in alcuni punti mi sono persa, originale
-"Lasciami entrare" di J. A. Lindqvist voto: 6 1/2 sempre avvincente l'horror svedese


Ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicino via sms, telefonate ecc. menzione speciale agli imprevedibili ovvero quelli che non ti aspetti e che forse fanno ancora più piacere.
A quelli che l'altra volta si sono fatti prendere dall'emozione e hanno scritto un elogio in mia memoria e a chi ha avuto il presentimento che fosse successo qualcosa.


Altra menzione a mm che si è dato tanto da fare a gestire casa, Pop e venirmi a trovare e che ha perso punti quando gli ho chiesto il necessaire per farmi la doccia e mi ha portato l'asciugamano che uso per il fasciatoio della Pop e come bagnoschiuma ha preso Badedas Noir per l'uomo che non deve chiedere mai, che ho usato non avendo altro e forse ho scatenato gli ormoni di tutte le infermiere che usmavano nei corridoi cercando disperatamente dove fosse il maschio alfa!


Menzione negativa per i bastardi, ovvero quelli che avrei voluto ci fossero e non ci sono stati, è l'occasione per fare un po' di pulizia, non si sei stato in questa occasione importante, mi dispiace ma sei out.


Spero tanto di non dover scrivere altri capitoli della saga Pertini.


Il link al primo ricovero http://buonecosedipessimogusto.blogspot.it/2012/07/un-weekend-in-ospedale-mio-malgrado.html

ps inizio ad avere il sospetto che Pallino sia davvero maschio, primo perchè con la Pop sono stata sempre benissimo e invece lui mi sembra che sia un po' lamentino, per non dire rompicoglioni, suo malgrado, sapete? Come quando i maschi hanno 37,1°C di febbre e hanno le visioni mistiche...
































mercoledì 11 luglio 2012

Un weekend in ospedale, mio malgrado (seconda parte)

Un giorno passano quelle del nido in camera, vedono A. che allatta la bimba nel letto ed E. che aveva lasciato il bimbo al centro del letto per andare un attimo in bagno. Le cazziano amaramente dicendo "Non si fa così, il bambino non dev'essere mai lasciato incustodito e se volete allattare nel letto mettete la culletta a barriera dalla parte del vuoto. Guardate che è successo in passato che dei bambini cadessero e si provocassero fratture". Io penso "Marò che palle queste, come sono allarmiste, è così bello allattare a letto e poi addormentarsi insieme". Poi escono ed E. ci confida "E' successo a me, proprio qui 4 anni fa, il bimbo mi è caduto dal letto, si è provocato delle fratture e l'hanno portato al Gemelli", e ora lasci il secondo da solo sul letto? Allora sei scema. Io penso che se capitasse a me, mi ammazzerei, poi risorgerei per ri-amazzarmi e così di seguito per 70-80 volte. Questa signora E. in definitiva è un po' strana, è simpatica, di buona cultura, sembra abbia un lavoro importante, forse c'ha pure i soldi ma durante questa gravidanza ha sofferto di disturbi alla vista e addirittura al linguaggio per questo le hanno anticipato il cesareo che ha dovuto fare addirittura in anestesia totale. Non sono riusciti a capire cosa fossero quei disturbi, li hanno catalogati come ischemie.
La seconda notte alle 3 veniamo svegliate da un po' di trambusto, io la prima notte ho dormito con le lenti a contatto per essere vigile e rendermi conto subito di quello che capitava intorno a me, poi no perchè non fa benissimo ma così ogni volta che succedeva qualcosa di interessante in stanza dovevo mettermi gli occhiali per cui era palese che stavo spiando. Hanno ricoverato una ragazza, I., le mettono il camice da operazione e lei respira veloce, ha le contrazioni in corso. La riportano in stanza la mattina dopo, è rumena, parla poco italiano ma ci dice che è al terzo cesareo, è molto dolorante, si lamenta e noi chiamiamo le infermiere. Quel giorno dimettono sia E. che A. e la situazione cambia decisamente. Io mi sento sola e un po' abbandonata, dall'agitazione circostante si capisce che c'è necessità di letti ed E. la buttano in pratica giù dal letto.
Il posto di A. viene preso da una ragazza che non parla una parola di italiano.
La portano e lei si mette a mangiare una pizza con la verdura. Tento un approccio, lì non si capisce mai bene cosa devono fare le pazienti, alcune hanno la panza enorme ma hanno già partorito, altre piccola ma devono ancora farlo e poi quelle che non ce l'hanno ancora evidente come me che uno pensa ma che ci stanno a fare? Giustamente anche I. mi aveva chiesto "Tuo bambino dov'è?", pure lei ha ragione. Capisco vagamente che la nuova paziente ha fatto un maschio. Poi ho capito che è del Kosovo, credo sia Rom, ma non di quelle con la gonna lunga che vivono nei campi nomadi ma la generazione successiva, quelli che vanno in giro firmati. Le portano il bimbo e lei lo allatta subito. Poi arriva la famiglia in visita, sì sono decisamente rom, un nugolo di pargoli che saltano sul letto; arriva l'infermiera del nido che vorrebbe portare via il neonato, in genere si fa così con uno appena nato per paura  di infezioni ma la nonna dice di tenerlo. La mamma lo prende in braccio e lo dà per farlo baciare ad ognuno della famiglia, il battesimo batterico è fatto, forse non sarà molto ortodosso dal punto di vista sanitario ma mi è piaciuto molto come gesto. Io le chiedo se sono tutti figli suoi ma non riusciamo proprio a comunicare, poi forse capisco che solo una è sua. Mangiamo pure a tavolo insieme, lei non sa bene cosa fare e mi imita, a parte il fatto che per aprire la bustina delle posate e del pane la strappa coi denti. Io la osservo, io sto con i gomiti sul tavolo, lei no...ops!
Per due volte ci hanno dato a pranzo il prosciutto cotto, era in una bustina di plastica e aprendola colava un simpatico liquido di colore sospetto, il prosciutto era acido, immangiabile, ci ho provato ma, nonostante la fame, non ci sono riuscita. Lei a gesti tenta di regalarmi la sua porzione ma faccio di no con la testa.
Portano anche la bimba di I., è grande, 3,5 kg, tutta rosa, una bella pupona! Dopo un po' lei mi chiama, è preoccupata, mi avvicino al letto, la bimba sta rigurgitando saliva, io cerco di tranquillizzarla, forse è solo il liquido amniotico che ha ingerito, I. è distesa sul letto, non può alzarsi perchè la ferita le fa ancora male, non riesce manco a vedere bene la culletta, io cerco di girarla, alla fine chiamo quella del nido che la rassicura "E' normale ma se vuoi la portiamo di là così riposi tranquilla".
Da quel momento sono diventata l'infermiera personale di I., mi chiamava ogni volta che mi vedeva passare per andare in bagno o ogni tanto anche se ero a letto per far venire l'infermiera o per raccoglierle qualcosa che era caduto o per regolare la flebo.
Capiva pochissimo italiano, facevo prima ad aiutarla che a dirle "Spingi il pulsante, parla con l'infermiera".
Poi sono diventata pure la portavoce della Kosovara, passavano i medici a fare i controlli e le facevano domande ma questa niente, allora rispondevo io per lei almeno per le cose che sapevo. Non posso immaginare come si doveva sentire, in un ambiente sconosciuto, con persone che ti parlano e non capisci nulla.
La sua igiene lasciava molto a desiderare e condividere il bagno con lei non era proprio il massimo, il mio desiderio a quel punto era tornare a casa, tanto la flebo me l'avevano tolta e mi stavano facendo solo la puntura la sera. In quanto al riposo si era andato a far benedire visto che avevo un sacco di mansioni, mio malgrado, in quella camera.
Per ben 24 ore non portano la bambina ad I. e inizio a chiedermi se sia normale.
Intanto è arrivata una nuova paziente, alle 3 di notte sempre, è un'indiana con tanto di sari e ovviamente non parla italiano. Ha le contrazioni, ogni tanto le fanno i monitoraggi.
Arriva il lunedì, io sono in attesa che mi facciano un'ecografia, come promesso, per vedere se va tutto bene e potermi rimandare a casa. Inizia un'attesa estenuante...
Dopo un po' viene l'equipe del nido in stanza e spiega a I. che la bimba respira male, ha un affanno. Lei dice che anche il secondo figlio ce l'aveva e che per questo era stato una settimana in incubatrice. Dopo un po' tornano e le dicono che ha un'infezione polmonare e non può stare al nido dove ci sono bambini sani, la porteranno al Casilino ma che prima passeranno per fargliela vedere. Lei inizia ad essere preoccupata.
Arrivano dei tizi dell'ambulanza con una barella di quelle speciali con sopra un'incubatrice con la bimba, a me già la vista di questo trabiccolo mi fa venire il magone. Le aprono una finestrella e le dicono "Vuoi salutarla?". La povera I. non poteva muoversi, probabilmente non riesce neanche a vederla. Ma io dico....non potevano evitarle questa scena straziante ma farle vedere la bimba nella culletta prima di metterla nell'incubatrice? Non ci vuole un genio a capire queste cose... Io mi sento male per lei e piango.
Le tizie del nido e le ostetriche presenti stanno zitte, guardano per terra ma non riescono a proferire una parola di conforto o a farle un gesto affettuoso e i portantini non sapendo cosa fare la portano via dicendo "Vabbè signò è tuttapposto su".
Io appena sono usciti le vado vicino e cerco di confortarla.
L'atmosfera nella stanza è davvero pesante, io ogni tanto mi alzo e esco, sono stufa di stare a letto, rischio la trombosi, le piaghe di decubito, l'esaurimento nervoso.
Chiedo in giro quand'è che mi fanno questa benedetta ecografia ma non si riesce a sapere nulla, si rischia di essere petulanti, di ottenere l'effetto contrario, decido che un'altra notte lì non ce la passo. Progetto l'evasione, se per le 16 non mi hanno fatto ancora nulla, firmo e me ne vado.
Arriva il pranzo, l'Indiana tenta di chiedermi se la carne è di maiale, le dico che è mucca, che sicuramente non danno maiale. Lei è scettica e non mangia nulla, penso stia male con le contrazioni, poi però si fa portare dal marito un recipiente con dentro una cosa speziatissima al curry che diffonde un aroma nauseabondo per tutta la stanza per ore....echecazz....
Esco e mi faccio un giro nel reparto che finora non ho manco visto, non so neanche a che piano sono. Chiedo a una delle reception "Posso chiedere una cosa?", lei senza alzare lo sguardo mi fa "Se è urgente sì". Dice che stanno decidendo chi deve fare le visite perchè c'è stato appena il cambio turno, in realtà c'è stato un'ora e mezzo fa...Io riesco a spizzare pure un foglio a capa sotto con l'elenco delle eco e vedo che il mio numero non c'è.
Mi aggiro nervosamente per il reparto, vedo un'infermiera che mi ricordo essere simpatica, brutta come un uomo ma almeno alla mano mi vede e fa "Dimme tesoro bello", io dò del lei a tutto il personale, per rispetto, stanno lavorando, loro ti danno del tu e come minimo ti chiamano "Tesò".
Alla fine quando stavo quasi per annodare i lenzuoli per evadere dalla finestra mi chiamano "Quattordiciiiiiiii". Mi visita un dottore che è tutto il giorno dall'alba che vedo girare come una trottola per il reparto e farsi un mazzo così. Mi dice che è tutto ok, mi fa sentire il cuore, il distacco è in fase di ricostruzione e ci vuole un po' di tempo e riposo.
Volo in camera, butto tutto nella borsa, in quel momento entra mm preoccupato pensa che stia fuggendo dall'ospedale incazzata.
Vado via, la Kosovara mi dice qualcosa nella sua lingua, le poche volte che ha tentato di comunicare con me si è ostinata a parlarmi così, saluto tutte, faccio gli auguri e mi lascio l'ospedale alle spalle.
Ho fretta di tornare a casa, penso che mi scioglierò alla vista della Pop.
Quando arrivo a casa e la vedo penso "O maròò e chi è? E tu quando sei cresciuta così tanto?" mi sembra una ragazza.
Lei è un po' moscia, è stata male il giorno prima. Non mi corre incontro come credevo.
Ma la prendo in braccio e stiamo un po' così strette, lei stringe una ciocca dei miei capelli,  se li mangia pure, e restiamo così per un tempo indefinito.

Da un punto di vista tecnico posso dire che all'ospedale sono stati bravi, hanno capito il mio guaio e l'hanno riparato. Ma da un punto di vista umano c'è ancora molto da fare.
Come hanno trattato I. è stato emblematico, e anche come facevano con la Kosovara, io capisco che sia frustrante avere a che fare con una che non parla una parola di italiano ma è inutile gridarle contro, se non capisce, non capisce.
Una riflessione è d'obbligo: credo che queste 3 donne non siano arrivate ieri in Italia e mi chiedo allora com'è possibile che non parlino italiano? Probabilmente stanno chiuse in casa e non hanno rapporto con l'esterno e manco hanno la tv. I mariti parlano italiano perchè probabilmente lavorano ma forse hanno interesse che restino isolate e dipendenti da loro.
Queste donne hanno portato avanti una gravidanza senza fare un'analisi, un controllo, assolutamente nulla e probabilmente è stata la prima volta che hanno messo piede in un ospedale, d'altra parte se dimostrano minimo dieci anni di più un motivo ci sarà.
Mi chiedo quante ce ne saranno a Roma come loro, che stanno in silenzio, che sopportano senza fiatare, che vivono nell'ombra, che tacciono perchè tanto è stato sempre così e continuerà ad esserlo?
Hanno sopportato i dolori del parto e del post in assoluto silenzio, senza chiedere nulla, senza lamentarsi, senza proferire parola, perchè sono abituate così, non hanno diritti, non sono nessuno, non devono pretendere nulla...

Tornando alla vita di ospedale c'è tanta gente che si dà da fare, nonostante i tagli alla sanità, nonostante viga il baronato, il clientelismo ecc. ma ci vuole talmente poco per far andare un po' meglio le cose.
Basterebbe un sorriso ogni tanto e un po' di buon senso.
Ad esempio non dare la colazione proprio nel momento in cui stanno facendo il bidet a domicilio a chi non può alzarsi, o che l'unico inserviente uomo che vuole fare il simpatico rifacendo il letto eviti battute del tipo "Ci scommetto che qua sotto ce trovo la sorpresina.." perchè già è avvilente stare lì con 8 strati di pannolone ed incerate a dispetto di uno dell'altro sesso...




martedì 10 luglio 2012

Un weekend in ospedale, mio malgrado (prima parte)

Venerdì pomeriggio ero pronta per partire per il mare, avevo preparato la valigia e stavo scalpitando.
Sapete come mi pesi stare a riposo e in casa questi giorni e morivo dalla voglia di partire.
Ma il destino ha scelto un'altra destinazione per quel weekend.
Sono iniziate delle perdite...aho nun ve schifate, le perdite fanno parte della vita, come la cacca e tante altre schifezze, inutile ignorarle, mica si può parlare sempre di massi sistemi e di cuore-amore.
Le perdite in gravidanza possono essere di varie tipologie, classificate a seconda del colore, dell'entità e di non so cos'altro indicano cose diverse.
La mamma deve essere bravissima ad interpretare i segni sulla striscia di carta igienica un po' come gli auruspici dell'antica Roma che leggendo le viscere degli animali o il volo degli uccelli  riuscivano a prevedere il futuro.
A quanto pare se le perdite sono scure o fondo di caffè, come romanticamente mi ha spiegato un dottore va bene, se sono rosso sangue no, se si verificano ad inizio gravidanza sono di impianto, se le trovi dopo non va bene.
Insomma dopo due giorni in cui avevo fatto la brava, ero stata chiusa in casa, seduta o a letto inaspettatamente trovo queste malefiche.
Chiamo la dott. che ovviamente non risponde, è introvabile, quando ti serve, figurati poi queste cose capitano sempre nel weekend starà già alle Barbados, non c'è quasi mai e ti richiamo col cavolo, nel senso che non ti richiama. Provo, riprovo alla fine riesco a parlarci e lei mi rassicura "Stai a riposo, alzati solo per andare in bagno".
Queste malefiche si trasformano in una quasi emorragia, la richiamo, facendo sempre 800 tentativi, le chiedo "Ma è normale?" "Direi di no, vai al pronto soccorso".
Ok... riesco ad essere lucida, a ficcare in borsa le cose che possono servirmi per un eventuale ricovero.
E ci rechiamo all'ospedale Pertini. C'eravamo stati una volta in cui eravamo caduti con lo scooter e il pronto soccorso mi aveva fatto una buona impressione, poi è vicino casa.
Arrivati lì ci rechiamo al desk del pronto soccorso, ci sono un maschio e una femmina, lei sembra Malika Ayane, lui ci sta provando con lei, le pizzica la guancia e intanto, mm si accorge che si sta intascando furtivamente dei medicinali. Non ci si cagano, penso: forse non è qui? Per avere un po' di considerazione bisogna presentarsi con un'accetta ficcata in testa? Mm spazientito si fa avanti e lei con tutta la calma del mondo mi chiede le generalità e il documento poi mi mette un braccialetto al polso con scritto 146 di colore verde. Sono codice verde, non urgente. Ci portano in una sala d'aspetto e mi indica di mettermi vicino a una ragazza incinta ma questa dice "No non può la sedia è sporca", ci sono altre 180 sedie libere ma evidentemente ci sono delle leggi non scritte e un po' ottuse per cui quelle che devono fare la visita ostetrica o ginecologica devono stare in quel settore. Passata la porta dell'ospedale devi entrare in un'altra ottica di vita, qui i tempi si dilatano, è tutto un'attesa, uno pensa che al pronto soccorso sia tutto un correre e un darsi da fare e invece regna la flemma più totale, inoltre sei un numero, ti chiamano proprio signora 146. Inizia l'attesa... ci sono vari personaggi strani. C'è un marocchino che entra a piedi nudi e va nel bagno dell'ospedale, entra indisturbato in una zona che sarebbe vietata ma nessuno degli infermieri sembra notarlo. Poi c'è un altro che arriva con un camice da operato, o da matto?, Malika lo vede e gli fa "E tu che ci fai qui?" e lui "M'hanno operato e mo' me so risvejato". E' tutto molto grottesco, sembra di essere in un film o di essere vittima di una candid camera. C'è una bella ragazza che è lì perchè ha accompagnato un parente, non si sa da quanto sta lì ma sembra sapere tutto, è quasi una caposala, poi si alza e vedo che ha una lunga gonna bianca pressochè trasparente che fa vedere sotto un paio di culotte che neanche le mignotte sulla Salaria osano tanto...
Ci chiamano e ci portano in reparto, ancora attesa. Finalmente è il mio turno, chiedo se mm può entrare, mi dicono "No signora tanto è una visita normale" le vorrei dire che poichè sono entrata tramite pronto soccorso tanto normale non è che e che semmai dovesse uscire un brutto risultato vorrei averlo accanto.
In ospedale c'è poca, pochissima umanità e sensibilità. Le tre dottoresse che mi visitano, una con la faccia equina, una bellissima ma con gli occhi di ghiaccio e una riccietta sono giovani ma sembrano non capire le esigenze di chi stanno visitando, in sostanza devi stare zitto e non rompere.
Mi fanno l'ecografia, confabulano fra di loro e le sento parlare al passato "Vedi qui c'era....qui c'era quest'altro..." già temo il peggio. Dopo un po' si ricordano che c'è un umano sotto le loro grinfie e mi fanno sentire il cuore di Pallino, "Ah ma allora c'è!!".
Però mi dicono che mi devono ospedalizzare perchè c'è un distacco importante. In realtà non possono farmi granchè, la terapia è quella che potrei fare a casa, io provo ad evadere "Allora torno a casa" ma la dottoressa Varenne mi dice di no perchè almeno qui ho assistenza ed è sicuro che mi riposo e sto ferma, mi terranno una notte poi domani si vedrà.
Mi portano in un'altra stanza e mi fanno una flebo, l'elettrocardiogramma e forse pure le analisi del sangue anche se non ne ho memoria. Rimango lì per non so quanto tempo, perchè in ospedale si perde la cognizione del tempo. Io sono preoccupata per mm, mi ha visto sparire e non tornare più, ovviamente le dott. non ci pensano proprio ad avvisarlo.
Vorrei che mi raggiungesse per dirgli almeno che Pallino sta bene ma non può perchè accanto a me è un continuo succedersi di panzone che fanno il monitoraggio, non ci parliamo fra di noi, ognuno è perso dietro le proprie preoccupazioni.
Io sono un po' inebetita, sono preoccupata per la Pop, ma mi guardo intorno incuriosita nell'attesa.
Nell'armadietto ci sono scatole con scritto sopra col pennarello cosa contengono, su una c'è scritto "Materiale per violenze"...maronna e che ci sarà lì dentro? Vorrei quasi chiederlo alle dottoresse ma non mi sembrano molto propense a parlare quindi taccio.

Poi mi portano in camera, da questo momento divento la signora 14 come il mio letto, e io chiedo subito di poter andare da mm. Prendo in mano la boccia della flebo, quella che sarà la mia amica-nemica per un po' di giorni, ed esco. Mi vede arrivare così. Mi siedo vicino a lui e gli racconto. Mi vede Varenne e mi guarda male, manda la dottoressa riccia a riprendermi "Signora lei ha una minaccia di aborto in corso lo vuole capire?", ma non poteva venire lei a dirmelo? Bahh.
Ok vado in stanza, per fortuna di lì a poco inizia l'ora delle visite per i papà e quindi possiamo stare un altro po' insieme. Allo scadere dell'ora pensiamo va bè mica saranno fiscali qui è tutto un puttanaio, e invece no sono lo sono eccome, ti vengono a cacciare a badilate.
Mm va via e io mi inizio a disperare, piango in silenzio, penso alla Pop senza la mamma, penso a Pallino che sta lottando, al suo cuoricino che batte, alla brutta macchia scura che è proprio vicino alla camera gestazionale che se lo vuole mangiare.
La camera è da 4 ma un letto è vuoto, ho due compagne di stanza: E. 40 anni al secondo figlio, 2 cesarei e A. 25 anni primo figlio parto naturale. Per fortuna se i medici sono privi di umanità le compagne di avventure ne hanno a vagonate e subito mi sono vicino e mi chiedono come sto.
Con loro si crea subito un bel clima, è una situazione strana, ma succede sempre così.
Ti trovi all'improvviso a dividere la stanza e il bagno, a convivere gomito a gomito con estranei ma nasce subito un'empatia speciale. Ti fai dei piccoli favori, ti aiuti l'un l'altra, ti confidi, chiacchieri, passi il tempo. Si instaura una fratellanza che poi svanisce al momento delle dimissioni.

Io ero un po' un ibrido in quel reparto, sapete come sono contraria a far ricoverare chi deve partorire con chi deve subire interventi ginecologici, qui il reparto è unico e si chiama G&O (ho capito dopo due giorni cosa volesse dire), io ero fra color che son sospesi ma avendo già una bimba non ho presa male il fatto di trovarmi in un reparto di ostetricia. Anzi avere come vicina di letto una mamma con la sua culletta con una bimba di due giorni che mi ricordava tanto la Pop è stato bello, così come rivedere quei gesti, sentire quei vagiti ormai da tempo dimenticati ma come al solito penso a chi deve fare un raschiamento o cose simili, in una situazione del genere rischia seriamente di deprimersi. Anche perchè lì è tutto un pullulare di mamme o quasi mamme e le ostetriche, le infermiere del nido entrano nella camera e ti ignorano. Tu sei altro.
Il reparto è bello, c'è una reception che fa molto E.R. e tante foto di bimbi alle pareti tipo Anne Geddes.
La camera è strutturata bene, grande, c'è un tavolo per mangiare tutte insieme e le finestre sono messe all'altezza del letto così uno può vedere fuori la campagna e si può godere di tramonti e albe niente male.


Il bagno lascia molto a desiderare, inoltre ha una doppia porta che è una trappola mortale per chi deve entrare con il trespolo della flebo, rischi di rimanere incastrato fra una e l'altra.
Il trespolo poi ovviamente ha le ruote che non girano quindi o prendi tutto in braccio o porti in giro solo la boccia stando attenta a tenerla bene in alto sennò si crea un'inversione dei flussi e il tubo si riempie di sangue creando uno sgradevole effetto splatter.

Il tempo scorre lento, scandito dai pasti, uno aspetta solo quello. Io poi avevo una fame incredibile e ho trovato le porzioni veramente misere, ma come fa una che è in convalescenza a riprendersi o una che deve allattare? La qualità è mediocre ma io spazzolavo tutto,
La colazione è deprimente danno latte e orzo in una ciotola di plastica che io uso per dare l'acqua alla mia gatta e due fette biscottate con la marmellata.
Di grande novità è che ora passano pure con la merenda: uguale alla colazione. Va bè meglio di niente.
Una volta mi sono fatta portare da mm un cornetto con la crema e l'ho mangiato di nascosto dalle altre. Ma in generale credo proprio di essere dimagrita.
Si aspettano con trepidazione i pasti, i controlli dei medici e le visite dei parenti.
Non c'è la tv, si sentono solo le suonerie dei cellulari.
Il sabato sono passati i dottoroni con le cartelle cliniche e mi hanno detto che dovevo rimanere almeno fino a lunedì perchè per un distacco importante come il mio ci vogliono almeno 48 ore.
A casa viene organizzata una task force eccezionale composta da mm e dai miei genitori,
siamo preoccupati, come farà la Pop ad addormentarsi che in genere lo faccio io allattandola? E come faranno per i risvegli notturni visto che faccio nella stessa maniera?
E' la mia più grande preoccupazione, un mio amico spietatamente mi dice "Ma non è che il problema è più tuo che suo, sei più tu che non riesci a stare senza di lei che non viceversa...". Può esse....!
E infatti per fortuna va tutto liscio, è proprio vero che i bambini hanno una grande capacità di adattamento. Solo ogni tanto quando sente una porta aprirsi o vede le mie foto mi cerca. Decidiamo di non farla venire in ospedale a trovarmi, meglio che non mi vede nè che mi senta.
Gli orari in ospedale sono strani, è un mondo a parte, sembra di stare in una bolla estraniati da tutto il resto. Ci sono cose che continuo a non capire.
Ad esempio per quale motivo ti devono svegliare alle 5.45 di mattina per misurarti la pressione e la temperatura, che valore scientifico ha prendere questa misura a una che sta ancora dormendo? Un giorno mi sento picchiettare su un braccio, apro gli occhi e vedo un sole, penso "Oh Dio, sono morta" poi realizzo che è il tatuaggio di un'infermiera che mi chiede "Come stai?" ma che ne so? Non ho manco ancora realizzato ancora chi sono.
Ti svegliano bruscamente in questo modo per poi lasciarti così inerme perchè la colazione passerà solo due ore dopo.
Un'altra problematica che ho dovuto affrontare dopo aver saputo che avrei dovuto passare davvero, mio malgrado il weekend lì è il latte.
Allattando ancora la Pop e avendo trascorso una notte fuori casa in breve mi stava scoppiando una tetta. Spiego la mia problematica ai dottoroni e loro subito si mostrano disponibili e attenti alla problematica. Io gli dico che l'importante è riuscire a togliermi questo latte, loro dicono di conservarlo per darlo alla Pop, io rispondo che non è necessario, l'importante è svuotarmi la tetta e loro mi suggeriscono di chiedere il tiralatte al nido.
Mi avvio con la mia boccia della flebo, ricordando sempre che in teoria io dovrei stare sdraiata h24. Chiedo alla tizia del nido se mi presta l'aggeggio che devo tirarmi il latte perchè allatto ancora, lei dice che non può darmelo da portare in stanza perchè le serve lì (forse ha paura che io lo rubi) ma che devo usarlo lì, io dico che non posso stare seduta perchè ho una minaccia di aborto...lei perplessa mi chiede "Scusa ma quanti figli c'hai che nun ho capito?" e io "Due, solo che una è outside, uno è inside". Devo tornare in camera, riprendermi il trespolo e sedermi accanto al tiralatte. Ne hanno uno professionale della Medela, peccato sia tutto impolverato e la plastica sia diventata anzichè trasparente, gialla. Purtroppo il nido è vuoto perchè tutte le cullette sono nelle stanze con le mamme, sarebbe stato divertente stare lì attorniata da tutti quei bimbi. La tizia del nido si avvicina e mi fa curiosa un po' di domande, saputa l'età della Pop dice "E che la allatti a fare?" uff.... ma non li conosce i dettami dell'organizzazione mondiale della sanità, i consigli della lega del latte? E meno male che lavori in un nido. Ci rinuncio...
Un'altra tizia mi ha fatto pulire a me il tiralatte usato, forse temendo una contaminazione di chissà cosa e questo sempre perchè io in teoria dovevo stare a letto..
Una notte la stessa mi ha svegliato a mezzanotte per chiedermi cosa ne dovevano fare del latte che gli avevo fatto mettere da parte.


Durante la degenza ero moderatamente ottimista, anche per un semplice futile motivo, questo ospedale mi piace perchè anzichè essere intitolato a un santo è dedicato a Sandro Pertini, che è una figura che ho amato tantissimo, per me rappresenta davvero un surrogato di nonno, peccato non aver visto neanche una sua immagine in giro, mi avrebbe rassicurato e fatto sorridere.


In compenso ho incontrato una vecchina che mi fa "Stai meglio?", non l'avevo mai vista prima, le dico "Si grazie" e lei prontamente "Vuoi la comunione domani?" ah ecco "Ma anche no grazie".
Ci sono stati anche momenti divertenti.
Ad esempio quando chiamavano i mariti per chiedergli cosa dovevano portarci o per fargli fare le commissioni in genere affidate a noi, ci accorgevamo che sono quasi ospiti in casa nostra e non sanno dove prendere le cose o come comportarsi.
E. aveva chiesto al marito di comprarle i paracapezzoli e lui non sapeva assolutamente cosa fossero, lei tentava di spiegarglielo e alla fine lui fa "Ah ho capito quei cosi tipo che si usano per il cucito". Eravamo curiose di sapere cosa gli avrebbe portato ma alla fine incredibilmente ci ha preso. Io le avevo suggerito di dire che sono quegli affari usati anche dalle spogliarelliste ma poi forse le avrebbe portato la versione borchiata o in paillettes. Oppure gli ha chiesto di portare le pinzette per le sopracciglie e ignorava anche l'esistenza di questo indispensabile strumento, vaglielo a spiegare... Mm ha fatto la sua parte quando gli ho chiesto di portarmi una nuova camicia da notte, non riusciva a capire cosa fosse, l'ho descritta come una maglietta lunga. Mi chiama e mi fa "Ne ho trovata una con i disegni di pacman". Io non ho nulla del genere, dopo un po' ho capito che è una vestaglia con 300 disegni e colori fra i quali una cosa che vagamente poteva ricordare pacman. Poi un giorno si è presentato con due riviste tipo "Novelle 2000" dicendo che sono quelle classiche da ospedale, mi sono un po' risentita ma alla fine mi sono attaccata pure a quello e so tutto di Balottelli e della Fico


Nell'attesa ho letto tanto, tantissimo:
- "Nel segno della pecora" di M. Haruki voto: 6 bello l'inizio poi si perde
- "Grazie per quella volta" di S. Dandini voto: 7 mi è piaciuto poi per delle cose l'ho sentito molto vicino a me, delle cose potrei averle scritte io, anzi cita la madeleine proustiana proprio come me!
- "Io e te" di N. Ammaniti voto: 8 bellissimo, peccato sia breve.
- "Fai bei sogni" di M. Gramellini voto 6 e mezzo, sopravvalutato, bella la storia mi ha fatto commuovere ma il modo di scrivere niente di eccezionale
- "L'allieva" di A. Gazzola voto 6 divertente, poi la protagonista è un medico legale di nome Alice Allevi, la mia Pop più il mio pianista preferito ma che vuoi di più?!


continua...
La seconda parte http://buonecosedipessimogusto.blogspot.it/2012/07/un-weekend-in-ospedale-mio-malgrado_11.html








venerdì 27 aprile 2012

Pop ISO 9001

D'impulso avevo pensato di iniziare il post con una buona serie di imprecazioni tipo: l'animaccia tua e de 'sta cretina che mi hai fatto perdere 10 anni di vita!!!
Il tutto riferito a chi con la sua telefonata, e a dire il vero con la sua poca sensibilità mi ha insinuato il dubbio che la Pop potesse avere qualcosa che non andava.
Tutti mi dicevano di stare tranquilla, che a loro avviso (anche se non sono medici) lei era a posto.
Il consiglio più saggio me l'ha dato una mia amica, con tranquillità mi ha detto "Spero che non sia nulla ma se fosse qualcosa la tizia ti ha detto che è recuperabile?" "Si" "L'importante è questo".
Senza darmi farsi speranze, senza illudermi, è stata chiara e razionale.
Ero carica di entusiasmo, di think positive.
Andiamo al Bambin Gesù per la prima visita alla luminare della scienza e della tecnica, la location del Gianicolo è magnifica sembra di stare a picco sui tetti di Roma, sembra di passarci sopra a volo d'uccello poi la città oggi è in gran spolvero. C'è una visibilità eccezionale, si vedono persino i monti con la neve dietro.
Entriamo dentro per dare un'occhiata.
All'ingresso c'è il cartello zona extraterritoriale della Santa Sede, 'nnamo bene...
Entriamo: gigantografia di Papa Ratz, una delle più brutte, capirai non è il massimo come fotogenia ma questa secondo me spaventa i piccoli pazienti. Vorrei quasi toccarmi gli zebedei che non ho.
Giriamo l'angolo, altra gigantografia.. e che cazz...
Inizio a vedere i primi bimbi malati, uno con le stampelle, uno con problemi vari.
Qualcosa dentro mi va in pappa.
Penso ai genitori che li accompagnano, agli sguardi tristi, carichi di speranza che ho incrociato fuori, a chi guarda questo panorama mozzafiato cercando la forza, una risposta...
Non mi aspettavo tutto questo, già bella forza, vai in un ospedale pediatrico che ti aspetti di vedere?
Facciamo pure un cambio pannolicchio al volo. C'è un'apposita stanza vetrata con cartelli in 10 lingue diverse che dicono di chiudere quello sporco in dei sacchetti da chiedere alla reception.
Deve esserci proprio un problema serio di accoramento dell'aria!!!
Mi guardo in giro e non mi piace, mi fa schifo la struttura, anche se ci hanno messo gli sticker al muro, mi fa schifo, è triste.
Entriamo per la visita. Lei è un'amica de mì cognato.
E' una graziosa brunetta con gli occhi chiari, un misto di dolcezza e autorevolezza da dottore competente.
Si toglie il camice, forse per mettere la Pop a suo agio e mi accorgo che siamo vestite identiche: jeans e maglia verde verdone, un buon inizio.
Fa giocare la Pop con le costruzioni, la osserva, io sento il suo sguardo indagatorio.
Per fortuna la pediatra mi ha fatto una tabella con le tappe motorie della bimba perchè io non mi ricordo una mazza, mi chiede a Natale come teneva il capo...vuoto... mi chiede per aiutarmi di ricordare le foto..io rispondo una cosa, mm l'opposto. Perfetto! Due scemi!
Mi chiede "Ma l'occhio destro un po' più chiuso è una sua caratteristica?" Io "Ehhhh?".
La devo prendere, girarla e guardarla ma manco me ne accorgo a me sembrano uguali!
Maròòò che madre debosciata!!
Poi osserva i movimenti e dice che tarda a camminare perchè ha i legamenti elastici "Chi di voi due li ha?". Ecco e te pareva! E chi ci pensava? "Ehm...io".
Io ho quelle che chiamiamo le proprietà Flu, che mi giro tutta la mano e non mi fa male.
Ora capisco perchè la mia amica finlandese, che non sapeva nulla di tutto ciò mi ha detto che le gambe della Pop le sembravano spaghetti scotti, che considerando il rapporto dei finldandesi con la cottura della pasta, altro che elasticità!!
Insomma alla fine dice che per lei è tutto ok, che la Pop è normale e fa "Anzi ora ve lo metto per scritto!" e ci fa proprio un certificato di normalità che mi sembra tutto un po' assurdo, comunque ora se qualcuno rompe le palle glielo sbatto sotto il naso accanto al mio certificato coredemamma in cui affermo che è specialissima...!!!