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martedì 26 giugno 2012

Il legionario (intervista possibile)



Forse dovrei aggiungere l'intervista imprevista.
Pensavo che quella con Michele fosse stato solo un fugace excursus in questo mondo dell'MMA per me così lontano e ignoto invece, a distanza di giorni, mi ci ritrovo ancora dentro.
Un po' per l'inaspettato successo che ha ottenuto la sua intervista, forse per il taglio personale e umano e per aver permesso a tanti profani, come me, di avvicinarsi a questo sport e un po' anche perchè dopo essermi iscritta a vari forum e siti a tema mi sentivo un po' carogna a linkare il mio post e poi sparire come se nulla fosse dopo averli usati biecamente per diffondere il mio articolo.
Documentandomi su internet più volte è uscito fuori il nome di Alessio Sakara, per cui mi sono detta: proviamo ad incontrarlo, a vedere un altro dei grandi di questo sport, a capirne di più.
Sono riuscita nell'intento con il metodo più semplice e banale, che ho scoperto anche essere il più vincente: chiedendoglielo direttamente.
Lui si è mostrato subito disponibile, mi ha dato appuntamento nella palestra dove si allena e insegna.
Sotto un sole torrido mi avventuro nel pulsante quartiere di Torpigna.
Mi è piaciuto molto questa cosa, ero curiosa di entrare lì dove si allenano i lottatori, vederli sul campo, respirare l'aria del sacrificio, della fatica, del sudore in presa diretta nella palestra testosteronica. Anzi quasi speravo che mi facesse vedere la palestra e che non ci fermassimo in qualche ufficio e così è stato.
Mi sentivo un po' fuori luogo, credo di essermi sentita come un uomo che entra nel bagno delle donne, di profanare un posto riservato ad altri. Sentivo gli sguardi puntati su di me, io, timorosa, col mio vestito a fiori blu.
Vedo un sacco di coppie di ragazzi a terra, avvinghiati, che lottano, c'è un'aria calda, forse viziata, si sente l'agonismo, la passione, io ci sento sudore e sangue. Mi fa sedere sul muretto del ring, vorrei essere trasparente e guardarmi intorno con calma e curiosità.
Lui è forse un po' stupito, ma gentile, si dedica subito a me.
Mi fa aspettare su un divanetto all'ingresso. Sul tavolino ci sono due riviste, una è Men's health: maronna mia, a mio avviso una delle più stupide del settore, un oltraggio all'intelligenza maschile. E poi ce n'è un'altra di settore, dove dovrebbe essere pubblicato un mio articolo...ecco la metto in bella vista.
Alessio arriva e mi fa: "Allora dimmi" e io: "No dimmi tu, inizia a parlare, poi io intervengo se mi vengono in mente delle cose".
Mi spiega l'origine del suo cognome, viene dall'Egitto. A lui piace molto questa cosa ed è appassionato della storia di Roma, è soprannominato il Legionario ed è un continuo rimando alla gloria dell'Impero: le sue citazioni, i suoi tatuaggi, ne ha ovunque, è un libro illustrato.
Si racconta con semplicità e umiltà. Ogni tanto veniamo interrotti dai suoi allievi che passano e lo salutano e lui dispensa "Ciao grande...sei stato bravo...". Con alcuni si salutano con baci e abbracci vigorosi e a me fa sempre un po' strano vedere 'sti cristoni salutarsi così.
Alessio ha iniziato giovanissimo, prima nel calcio, era quasi alle giovanili della Lazio, poi ha lasciato perdere, non gli piaceva quell'ambiente lì, troppe raccomandazioni, selezioni dubbie.
A 11 anni si dedica al pugilato e ben presto arrivano le prime vittorie: il torneo "Primi pugni", il campionato regionale, quello italiano...

Abbandona poi il pugilato e scopre casualmente il Valetudo, si reca in Brasile per il Jiu Jitsu dove combatte, vince e viene notato dagli organizzatori americani dell'UFC ed è stato il primo italiano a combattere nell'ottagono più importante del mondo.
Attualmente fa parte di un team americano, si reca a Miami per fare la preparazione agli incontri e sta pensando di aprire una palestra, forse qui, forse negli Usa.
E' molto legato all'Italia e a Roma, pensa più che altro alla possibilità di dare un futuro sicuro ai proprio figli e andrebbe via da qui solo quando loro avranno l'età per andare a scuola, ripromettendosi poi di passare le vacanze in Italia perchè gli americani sanno lavorare ma in fatto di rapporti umani lasciano molto a desiderare...
E' infastidito dai commenti fuori luogo che gli lasciano le persone, da chi dice la sua senza conoscere nulla di questo mondo, da chi pensa che questo sport sia solo l'anticamera della violenza senza regole e della rissa per strada. E' pessimista nei confronti dei giovani di periferia che vanno in palestra con la voglia di sfogarsi, di menare le mani e basta. Li considera irrecuperabili, senza speranza perchè ormai la famiglia, l'ambiente, le cattive compagnie li hanno troppo segnati. Io invece credo che lo sport, questo sport, sia sano e possa dare delle regole, insegnare lo spirito di sacrificio, l'umiltà, il coraggio di guardare la fatica negli occhi a chi non lo ha mai conosciuto.
La lotta è come il gioco degli scacchi, mi confida, ci sono regole, ragionamento, pianificazione, è un gioco psicologico con alla base sempre un grande rispetto per l'avversario.
Mi stupisce sentire, da uno che ha vinto tutto, che ha intenzione di continuare fino a 40 anni, poi farà altro perchè nella vita non c'è solo questo.
Prima di salutarci mi invita a partecipare ad un allenamento, io prima penso di aver capito male poi declino "Al momento non è possibile", lui "Infortunio?" io "Ehm...no...".
Lui capisce e sorridendo mi consiglia il nuoto.


ps ho scritto questo post circa 2 settimane fa, in genere le interviste possibili prima di pubblicarle mi piace farle leggere all'interessato. In questo caso non mi è stato possibile, il Sakara mi è sparito e non so come contattarlo. Questo fatto mi dispiace e non ne capisco il motivo.
In genere sono legata affettivamente a tutte le cose che scrivo, quando le pubblico è come prenderle per mano e lasciarle crescere, seguendole da vicino. Con questo post le cose vanno diversamente, mi sembra che tutto sia nato e morto con l'intervista, peccato perchè durante l'incontro ho avuto un'altra impressione. Gli ho lasciato tempo per rispondere ma non c'è stato nessun cenno di vita e siccome ormai l'avevo scritto lo pubblico anche se non lo sento più molto mio e mi lascia una sensazione non piacevole e di incompiuto...


- 1° intervista possibile http://www.buonecosedipessimogusto.blogspot.it/2012/05/mistero-misterioso.html

sabato 19 maggio 2012

Il gigante buono (intervista possibile)

Il secondo incontro è molto particolare, almeno per me, almeno per l'argomento trattato, almeno per l'altro interlocutore.
Significa fare un balzo indietro di venti anni, perchè da tanto non lo vedevo e in qualche modo fare un bilancio di quello che eravamo e quello che siamo ora.
Vuol dire ravanare nella propria memoria in cerca di frammenti, ricordi ed espressioni.
Fare i conti con me stessa e confrontarla con la me tredicenne, in terza media che ad inizio anno si ritrova questo strano e taciturno pluri-ripetente in classe. Ho ricordi vaghi, lui più grande di 4 anni probabilmente ci considerava tutti ragazzini e non ci dava troppa confidenza. Lo ricordo insofferente nei confronti della scuola, dei professori, delle regole, che borbottava sempre, parlava a bassa voce ma se riuscivi a sentirlo scoprivi una grande ironia. Una notte d'improvviso lo sognai e fu come accorgermi della sua esistenza, me ne invaghii come solo una tredicenne riesce a fare, come un sogno impossibile, come una partita persa in partenza. Provai la gioia di andare ogni giorno in classe, la tristezza quando c'era il weekend o le vacanze imminenti, conservo ancora i diari in cui annotavo tutto anche come era vestito. I professori lo tormentavano perchè non studiava e io sola pensavo di riuscire a capirlo, di poter leggere oltre la sua facciata da imperscrutabile cinico. Com'è finita? E come doveva finire? Si mise insieme alla mia migliore amica, poi la scuola finì, inizio il liceo e non ebbi più sue notizie.
Fino a un paio di anni fa quando cercando su google chissà perchè scrissi il suo nome e scoprii che era diventato un campione di lotta, full contact o qualcosa del genere, uno sport che non conoscevo assolutamente.
Poi l'ho ritrovato su Facebook , ho cercato un po' in giro e ho scoperto che era diventato davvero famoso nel suo campo, ha un sito internet, gli chiedo l'amicizia, ci scambiamo qualche messaggio di saluto e mi viene quasi il dubbio che non sia lui a rispondere ma forse un segretario, figurati se uno così importante risponde di persona!
Continuo a seguirlo di tanto in tanto.
Poi arriva l'era del Blog e decido di contattarlo, tanto che mi costa? Gli scrivo ma non risponde, allora dopo un po' gli mando un sms, visto che ha messo il numero di cellulare sul sito, e gli chiedo di fare l'intervista.
Mi risponde di si e quando decidiamo come fare mi dice se vogliamo farlo via email...ma come? io ho bisogno del contatto, di sentire chi ho di fronte. Dopo vari e vari tentativi riusciamo ad accordarci, lui come prima cosa mi dice "Io devo andare a prendere mia figlia alle 16.20", mi fa un po' strano sentirlo dire, mi fa tenerezza pensare che metta al primo posto sua figlia come impegno improrogabile. All'inizio credo che poichè è separato forse il giorno dell'incontro è l'unico in cui può vedere la figlia invece mi dice che la vede tutti i giorni e ci tiene ad andarla a prenderla sempre e stare con lei.
Un punto a lui.
Inizio a pensare che sia solo l'inizio di una serie di idee che mi ero fatta e che ho dovuto rivedere su di lui. Qualsiasi idea o preconcetto uno abbia del lottatore, del pugile di fronte a lui cade e si va a far benedire.
Lo chiamo per definire questo incontro, un po' scocciata perchè non se ne viene a capo e sembra stia tutto per saltare e parto in quarta chiedendogli "Allora spiegami bene i tuoi impegni perchè non ho capito". Invece lui mi spiazza chiedendomi "Come stai?". Giustamente dopo 20 anni che non vedi una persona il minimo è chiederlo. E' una domanda semplice, banale che per me è molto importante e mi piace che mi venga posta e lui me la fa, io a lui no.
Un punto a lui.
I giorni successivi mi documento su internet, vedo i video degli incontri e leggo un po' di tutto: forum, opinioni, siti specializzati e preparo un pizzino con tante domande.
Il giorno X man mano che si avvicina l'ora X sento l'agitazione aumentare, l'attesa diventa pesante e carica di aspettativa, mi chiedo anche "Ma chi me l'ha fatto fare? A scoperchiare un passato remoto di 20 anni fa?".
Finalmente avviene l'incontro. Si parla un po' del passato ma lui ricorda poco o nulla, confonde le diverse classi in cui è stato alle medie. Lo aiuto a ricordare nomi, aneddoti.
Poi gli dò un foglio che avevo stampato: un quadro di Giulio II.

I prof erano disperati perchè non sapevano come coinvolgerlo nelle lezioni, quando quella di lettere scoprì la sua dote innata per il disegno la utilizzò per farlo stare tranquillo.
Ricordo in particolare questo quadro eseguito da lui in poco tempo disegnando in maniera precisa e dettagliata la barba bianca del papa. Glielo lascio così, per ricordo.
Mi confida che vuole prendersi un diploma, per una sua esigenza personale.
Un punto a lui.
Lo incito a parlare, a raccontare, gli faccio domande, quelle che mi ero segnata e mille altre, con la curiosità di chi non ne sa nulla dell'argomento. Lui risponde paziente. Io vedo in lui una persona all'apice del successo, realizzata, famosa. Lui invece è sempre lo stesso, non si dà affatto le arie. Per lui è tutto semplice, normale amministrazione. Mi racconta come a 19 anni ha iniziato "'sta cosa" senza neanche dargli un nome o senza sapere come definirla. Ogni successo anche il più straordinario lo racconta come se fosse una cosa normale o niente di che ma non con studiata nonchalance, è che proprio crede sia così. Non pensa di compiere un'impresa o di stare in qualche modo segnando la storia eppure su internet è pieno di gente che lo osanna. Non solo come semplice sportivo ma proprio per il suo lato umano, per il modo che ha di trattare l'avversario, di abbracciarlo dopo l'incontro, per la professionalità con cui tiene i suoi stages non lesinando consigli preziosi.
Un punto a lui.
Vive ancora dove è cresciuto e questo mi stupisce. Penso che ai suoi livelli abbia completamente cambiato vita, invece no, invece probabilmente non gli interessa proprio.
Forse avrebbe potuto fare altre scelte, sarebbe potuto andare in America o in Brasile dove il suo sport è apprezzato e capito e non come qui in cui è un pioniere della disciplina. E invece no, ha scelto la strada più difficile ed è rimasto qui. Per un semplice motivo, per stare vicino a sua figlia. Ma per lui questo non ha rappresentato un rinunciare alla carriera, probabilmente non ha esitato neanche un attimo a prendere questa decisione e non ha rimpianti. Per lui, campione pluridecorato, viene prima lei, poi tutto il resto.
Un punto a lui.
Ha quasi 40 anni ed è nel pieno della sua attività, io sorpresa gli chiedo "Ma fino a quando andrai avanti?" e lui semplicemente, come sempre, risponde "Finchè starò bene".
Un punto a lui.
Il tempo corre via veloce, mi smonta un'altra serie infinita di luoghi comuni e di preconcetti che girano intorno al suo mondo.
Da ignorante in materia per me è un altro mondo, vedere due uomini che si battono quasi a mani nude in un'arena circondata da una rete, mi richiama alla memoria epoche lontane, di gladiatori e lottatori romani e penso che questo forse è il vero sport, in cui quasi tutti i colpi sono possibili ma di fondo c'è sempre il rispetto per l'avversario. In cui non ci sono fronzoli ma tutto è ridotto all'essenziale, a quello che conta. Mi spiega le mosse che non ho capito, quali sono i colpi proibiti e quali no, la classificazione in base al peso, mi dice anche che è meno cruento di quanto sembri e che il pugilato ad esempio lo è molto di più.
Un punto a lui, un punto a lui...
Gli chiedo della sua numerosa famiglia, mi dice che un fratello è morto ma me lo dice a suo modo, distogliendo appena lo sguardo, quasi sminuendo la gravità quando vede il mio dispiacere.
Mi accorgo che è tardissimo ed entrambi dobbiamo tornare dalle rispettive Pop.
Io esco quasi di corsa dal bar, lui si preoccupa di sparecchiare il tavolo dei resti del gelato e scusandosi col barista.
Ecco un punto a lui.
Mi dà un passaggio in macchina, si scusa per il disordine, fa un po' strano vedere un gigantone come lui in una piccola utilitaria, con dietro una scatola di pennarelli della figlia.
Altro punto. A quanti punti siamo?
Mi ha dato una grande serenità incontrarlo. Anni fa era rabbioso, irrequieto, forse faceva parte del suo fascino. Ora è sereno, tranquillo, segue la sua passione con calma, va avanti per la sua strada con determinazione e caparbietà non risparmiando sorrisi sornioni. Sta per aprire finalmente una sua palestra, un passo fondamentale per diffondere il suo sport ancora di più in Italia. E' stato davvero un onore rincontrarlo dopo tanto tempo e accorgersi che, dopo tutto, nulla è cambiato.

  ps si è presentato con 20 minuti di ritardo...un punto a me!!!

Per chi non l'avesse capito il gigante buono è Michele Verginelli
- Vincitore dell'European K1 di Budapest 1999
- Vincitore di Oktagon di Roma 1999
Vincitore di Oktagon Millenium di Milano 2000
Vincitore del Dragons 2 di Milano 2000
Vincitore di Oktagon di Milano 2001
Vincitore della 1° Coppa Italia di Grappling

http://www.mmamania.it/italia/michele-verginelli/


- 1° intervista possibile http://www.buonecosedipessimogusto.blogspot.it/2012/05/mistero-misterioso.html
- 3° intervista possibile http://www.buonecosedipessimogusto.blogspot.it/2012/06/il-legionario-3-intervista-possibile.html
-4° intervista possibile http://buonecosedipessimogusto.blogspot.it/2012/08/volando-sulle-punte.html
-5° intervista possibile http://buonecosedipessimogusto.blogspot.it/2013/12/quer-gran-mito-der-monnezza-intervista.html
-6° intervista possibile http://buonecosedipessimogusto.blogspot.it/2014/02/le-dolci-creazioni-intervista-possibile.html

- Le interviste possibili http://www.buonecosedipessimogusto.blogspot.it/2012/05/le-interviste-possibili.html

-Violenza gratuita http://www.buonecosedipessimogusto.blogspot.it/2012/06/violenza-gratuita.html

mercoledì 16 maggio 2012

Le interviste possibili

Avevo promesso di trovare un nome più simpatico e meno serioso ai miei incontri, nati per pura curiosità verso quello che non conosco e che forse è quanto di più lontano da me, ma ancora non l'ho trovato. Per ora mi è venuto in mente solo questo, in opposizione alle interviste impossibili.
La prima è stata quella con Roberto, degli Hunter Brothers. http://buonecosedipessimogusto.blogspot.it/2012/05/mistero-misterioso.html
Sono soddisfatta del risultato, un misto di miei aneddoti, descrizioni della loro attività e mie impressioni.
Qualcuno ha storto un po' il naso, considerandolo un post troppo pubblicitario ma a me non sembra, ho scritto, come sempre, quello che sentivo.
Mi piacerebbe creare un mio stile di incontri (di interviste va bè) e piano piano qualcosa si sta definendo.
Magari fra tot anni incontrerò che so io? Bob Geldof, che conosco solo di nome ma fa molto fico... allora diciamo Bono Vox che invece è più di casa e potrò intervistarlo nel mio stile, come piace a  me.
Innanzitutto niente promozione del tipo che vuoi essere intervistato perchè esce il tuo disco, il tuo film, tua sorella...'sti cavoli. Non si può prendere in giro la gente e ricicciare fuori solo quando ti serve pubblico e pubblicità.
Le domande le scelgo io, non vengono concordate prima nè fornite in anticipo, mi vengono in mente nelle ore precedenti l'incontro e le annoto su un pizzino con grafia illeggibile, già il fatto di scriverle me la fa stampare in mente così durante l'incontro posso agire a mani libere concentrandomi sugli sguardi e le parole e al massimo dò solo una controllata se mi sono scordata qualcosa.
E poi ovviamente nel mentre mi vengono in mente altre domande e altre e altre...ma alla base di tutto spesso c'è la domanda-chiave, forse la stessa che mi ha fatto venire in mente di organizzare l'incontro, che spesso è scema ma gli giro sempre intorno e alla fine la pongo.
Finora gli intervistati, molto gentilmente, mi stanno venendo a domicilio e forse questa è una cosa un po' insolita ma sapete com'è, c'ho la pupa...e non posso chiedere di meglio! Certo non so se Bono sarebbe altrettanto disponibile...
Quando propongo di vederci per una intervista, gli altri sono un po' sorpresi ma poi accettano.
All'inizio forse c'è un po' di imbarazzo ma poi il tutto assume i connotati di una tranquilla chiacchierata. Mi piace anche il posto dove avvengono queste cose, in un bar, o una gelateria o al parco. Bono lo potrei portare al Mac, seee così non ci viene sicuro!
Niente viene registrato nè audio nè video ma dev'essere tutto espresso, soprattutto le emozioni che la conversazione mi suscita, mi documento un po' prima ma il resto dev'essere frutto del momento, istantaneo. Mi piace sentir parlare le persone, vedere i loro occhi brillare per il discorso appassionato, fare voli pindarici da un argomento all'altro e ascoltarli andare a anche a ruota libera.
Capisco che già con dei diktat così ferrei ho scarse possibilità di intervistare Bono Vox, peggio per lui!
Il prossimo incontro sarà particolare, non anticipo nulla per la suspence ma mi aspetto molto.
Ho già il sentore che vorrei parlare di un argomento ma che poi tratterò di tutt'altro. Vedremo...
Ho in mente già altre tre persone da contattare, oltre a un paio di sogni proibiti inavvicinabili, se avete anche voi qualcuno con una storia particolare che mi potrebbe interessare fatemi sapere! (Bono Vox  a 'sto punto escluso).


domenica 13 maggio 2012

Mistero misterioso (intervista possibile)

Inizia con questo post un serie di incontri amichevoli con persone alle quali ho chiesto un incontro per approfondire alcuni aspetti della loro vita che mi incuriosiscono.
Definirle interviste mi sembra troppo serioso, ma è qualcosa del genere, domande che mi sono venute in mente o che mi vengono lì per lì con la promessa poi appena possibile di buttare giù qualcosa per scritto, emozioni, suggestioni miste a miei ricordi o impressioni.
L'avevo detto che avrei usato il Blog a mio uso e consumo e togliersi una curiosità o uno sfizio con la scusa dello stesso non è affatto male.
Le persone coinvolte sono un po' stupite dalla mia richiesta di rendez-vous ma poi accettano di buon grado.
Il mio interesse è rivolto a quello che c'è di più lontano da me, di cui so poco o niente.
Cerco storie, atmosfere che mi suscitino qualcosa da poter raccontare e se posso con l'occasione imparare qualcosa, tanto meglio.

Il primo incontro è col mistero e con il paranormale.
Premesso che sono una fifona di prima categoria, che non guardo film horror, nè leggo libri horror e che anche i thriller o le atmosfere di suspence mi terrorizzano, perchè la mia immaginazione corre veloce e mi fa provare una paura ancora più grande del reale. Se c'è qualche scena un po' gotica mi chiudo gli occhi con le mani, salvo guardare l'espressione del mio compagno di visione e cercare di capire da quello cosa mi sto perdendo.
Non credendo in Babbo Natale, negli angeli con le ali (credo in quelli senza ma in carne e ossa che incontri per la via) e in tutto il resto non posso per coerenza neanche credere nei fantasmi.
Però nel dubbio, se ne stessero ben lontani da me e ciondolassero le loro catene altrove.

Un mio amico, Roberto, da tempo ha creato un gruppo, gli Hunter Brothers e indaga proprio sui fenomeni paranormali.
Sono Ghost Hunter, ricevono chiamate di persone che hanno osservato queste cose o visitano siti sospetti.
Loro vanno lì, armati non di fucili e coltelli ma di attrezzature tecnologiche, macchinette fotografiche, telecamere ad infrarossi, registratori vocali, filtri infrarossi ed ultraviolettii, termometri a distanza, rilevatori di onde elettromagnetiche, termocamere per cercare di capirne di più.
Spesso, nella maggior parte dei casi si tratta di falsi allarmi o meglio di misteri spiegabili scientificamente. Come il caso di un uomo che lamentava violenti mal di testa poi grazie ai rilevamenti si è capito che erano causati da un impianto elettrico malfunzionante.
Il gruppo ha anche ispezionato vari siti, spesso circondati da un alone di mistero e da voci che li indicavano come infestati da presenze, maledetti.
Bisogna dire che si tratta di case abbandonate o di palazzi per niente rassicuranti tipo l'ex ospedale psichiatrico di Anagni o l'ex Orfanotrofio della Marcigliana o l'ex manicomio di Santa Maria della Pietà a Roma. Edifici diroccati, fatiscenti spesso già visitati da vandali o da altri curiosi ma intrisi ancora delle tristi storie e delle emozioni di chi li ha abitati.
Ognuno di noi ha nel proprio passato il ricordo di un posto simile, da evitare, pericoloso, misterioso e al tempo stesso attraente.
Vicino casa mia c'era una chiesetta sconsacrata, si diceva perchè il prete ci si era impiccato e spesso i miei amici ci andavano di notte, forse per testare il proprio coraggio. Ora credo che l'abbiano addirittura restaurata.
Invece da piccola con i miei compagni mi divertivo durante la pausa del dopo pranzo che trascorrevamo in giardino ad osservare i piccoli orticelli che c'erano di fronte alla scuola immaginando chissà quali misteri si nascondessero dentro quelle baracche.
Probabilmente per un bisogno inconscio e primordiale abbiamo bisogno di credere in queste cose. Spesso sono storie tramandate da persona a persona, arricchite di particolari fantasiosi ma che alla base di fatto non hanno nulla.
Come ad esempio il caso della "casa infinestrabile" seguito dai nostri Hunter a Ferentino, si trattava di un edificio abbandonato in cui pare che varie ditte edili non siano riuscite a fare i lavori perchè ogni volta che prendevano le misure erano diverse, soprattutto quelle delle finestre. Sulla casa circolano varie voci, di proprietari morti carbonizzati, di essere stata una postazione tedesca durante la guerra ma poi si sono rivelate essere solo fantasie e le misurazioni e i rilevamenti sul posto non hanno dato alcun risultato sospetto.
O come il caso "Pericolo 81" a Vermicino  in cui si diceva che una madre avesse ucciso sua figlia e si sia poi suicidata. Le indagini durate 8 mesi hanno rilevato che nella casa non c'è stato nessun omicidio nè suicidio ma che l'edificio, molto suggestivo, è diventato oggetto di leggende metropolitane.
Il gruppo degli HunterBrothers è stato addirittura chiamato da alcuni Comuni per fare dei sopralluoghi in siti storici, ad esempio a Nepi nella Rocca dei Borgia o nei sotterranei di Orte. Sarebbe una bella opportunità per questi paesi scoprire nei loro tesori artistici un elemento di mistero e di richiamo per i curiosi! Con il comune di Nepi è iniziata una collaborazione che ha portato anche a definire proprio lì il primo corso di Ghost Hunter.
Ultimamente è un continuo fiorire di trasmissioni e segnalazioni riferite al mistero un po' perchè la tecnologia è diventata a portata di tutti (basta avere un cellulare per fotografare quello che si sta vedendo) e quindi chiunque può essere reporter o testimone di qualcosa.
Ma secondo me c'è anche all'opposto il desiderio di credere in qualcos'altro, di stupirsi, di vedere qualcosa che non sia razionalmente spiegabile.
Obiettivamente ci sono fenomeni, situazioni di fronte le quali la scienza si ferma.
Ci sono casi in cui gli apparecchi elettronici vanno in tilt, in cui ci sono anomali sbalzi di temperatura anche di decine di gradi senza un perchè.
Basta vedere sul loro sito il video dell'indagine sul Castello di Piazza Fiume a Roma....ripeto io non ci credo, però...
Roberto mi ha anche invitato a seguirli in un loro intervento e ho declinato gentilmente "Ma anche no grazie", sia mai con la sfiga che mi ritrovo che il fantasma decida di palesarsi  in tutto il suo splendore proprio quando ci sono io!?

La passione che questi ragazzi stanno mettendo, il tutto è a titolo gratuito, è da ammirare.
Loro smascherano i falsi casi, con l'uso della tecnologia riescono a smontare episodi dubbi, non cercano il sensazionalismo, la fama a tutti i costi, si basano su dati oggettivi, concreti e seri, certo non sulle foto sfocate, ad effetto che oggi si possono trovare ovunque e fanno gridare senza riflettere "Al lupo! al lupo!". Si avvicinano con rispetto ad ogni nuovo caso, lo studiano, si preparano scrupolosamente, compiono ricerche a tutto campo, desiderosi di arrivare al nocciolo della verità senza farsi influenzare dalle leggende che lo circondano o dalla suggestione.
E qualcosa si sta muovendo riconoscendo così il loro impegno e la loro serietà, collaborano con la rivista "Terra Incognita" e prossimamente saranno ospiti alla trasmissione "Mistero".

Nb: ci tengo a precisare che il post è nato in un'atmosfera assolutamente rassicurante da un incontro avvenuto alle panchine sotto casa mangiando un gelato e mentre i consorti facevano le bolle di sapone con le bimbe. A tal proposito ci chiedevamo cosa ci mettessero nei flaconi perchè quando cerchi di ricreare il liquido con lo shampoo o il sapone le bolle non sono mai così grandi e belle, mistero misterioso...

- Le interviste possibili http://www.buonecosedipessimogusto.blogspot.it/2012/05/le-interviste-possibili.html
- 2° intervista possibile http://www.buonecosedipessimogusto.blogspot.it/2012/05/il-gigante-buono.html