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giovedì 28 aprile 2016

Libertà di

Alcuni sono infastiditi dalle chiamate dei call-center che sempre in orari e momenti inopportuni invadono la privacy: una volta è Tim, un'altra Vodafone, un'altra il gestore di elettricità di un piccolo comune.
Ci sentiamo assediati.
Io ultimamente ho un altro genere di stalker, il mio si chiama Dio.



Ci sono periodi che girano in maniera strana, in cui il leitmotiv è sempre lo stesso, dei giorni a tema, in cui ritorna sempre lo stesso argomento in maniera prepotente. In realtà Focus e Piero Angela direbbero che è una semplice casualità, siamo noi che notiamo maggiormente la ridondanza degli accadimenti ma se la paragoniamo alla varietà degli eventi che ci succedono in realtà non c'è proprio nulla di strano ma è semplicemente la vita che va così.

Fatto sta che al momento sono abbastanza sensibile alla tematica Dio.

Non ho mai fatto religione a scuola, non ero sola ma c'era un mio compagno che poi con gli anni grazie a Facebook ho scoperto che invece è diventato fervente religioso di qualche strana congregazione.
Cose strane dal mondo, la legge del contrappasso ecc.
Ci facevano fare la famosa materia alternativa che consisteva nello studiare l'educazione civica della serie: almeno siate dei buoni cittadini cribbio!
Alle superiori invece credo di essere stata l'unica a non farla ma era una gran figata perché la mettevano appositamente in prima ora così potevo entrare direttamente alle 9.30.
Mi ricordo una strana maestra di religione che era fissata col sesso, si faceva raccontare i sogni da ormonati teenagers per poi interpretarli e spiegarli a suo modo ma sempre lì si andava a finire, dis-turbi sessuali, deviazioni ecc.
Non so dove trovai un opuscolo della Curia che invitava ad esprimere la propria opinione su come era svolta l'ora di religione nelle scuole, gli scrissi e mi rispose il vescovo con frasi del tipo: peccato, certo non è così che dovrebbero andare le cose ma amen.

Ho deciso di non farla fare neanche alla Pop.
Viene data grande importanza alla scelta, viene chiesto il consenso o meno al momento dell'iscrizione quando spesso il genitore non sa neanche se il bambino verrà preso o no in quella scuola. E il partecipare o no viene riportato in grande evidenza in tutti i documenti, gli si dà più importanza che la scelta del tempo pieno o meno.
La Pop in quell'ora e mezza fa un'altra attività in un'altra aula nel laboratorio oppure vanno in giardino, lei e gli altri due che non aderiscono. È molto contenta di questo momento che condivide con la maestra e pochi compagni.
Tutto bene fino a che pochi giorni fa mi dice:"Sai la maestra di religione ci ha insegnato una canzone." Come prima cosa credo che lei si stia sbagliando, in realtà era da un po' di tempo che me lo stava dicendo e volevo saperne di più.
Chiedo spiegazioni alla maestra che visibilmente in difficoltà cerca di giustificarsi, di spiegare che la canzone non ha nulla di religioso che loro vigilano che sia così, me le immagino con una trombetta in mano pronte a suonare e a squalificare la maestra di religione appena citi termini vagamente teologici o biblici.
Però mi assicura che non accadrà più e che al massimo sarà accaduto due-tre volte.
Mi dà anche dell'esagerata, dopo tutto si tratta solo di un momento di condivisione che la sociale e altruista maestra aveva esteso a tutti i bambini.
Mi sento tradita e sono molto delusa, avevo riposto in loro la mia scelta e avevo la sicurezza che venisse rispettata e così non è stato.
Segue altra telefonata di spiegazioni, più ragionata, ufficiale e meno impulsiva ma ancora meno convincente: è successo solo una volta per validi motivi. Fattelo stare bene, arrivederci e grazie.
Io non ci credo e sotto sotto neanche lei.

Mi sono sentita giudicata, vista come un'aliena, ho capito che forse è più facile trattare  argomenti considerati tabù quali l'omosessualità ma quando poi si tocca la religione sono guai. È proprio vero: tocca pure i fanti ma lascia stare i santi.

Mi sono informata e ho chiesto in giro, ho scoperto che dopo tutto le insegnanti di religione non sono poi migliorate molto dai miei tempi. Ho sentito bambini di 3 anni scossi al sentir parlare insistentemente di morte e resurrezione. Ho saputo di maestre che spingevano i genitori tentennanti ad iscrivere il proprio figlio all'ora di religione altrimenti si sarebbe sentito emarginato.

Non voglio entrare nell'operato di queste persone anche perché non so cosa fanno realmente in quell'ora in classe e poiché ho scelto di non avvalermi del loro insegnamento non mi riguarda.
Mi piacerebbe certo una scuola laica in uno stato laico ma al momento che questo non è possibile vorrei che fosse rispettata la mia scelta, vorrei non dover dare spiegazioni a nessuno ma soprattutto vorrei che nessuno si ritenga talmente unto e bisunto da dovermi a tutti i costi convincere del contrario.

E in questi giorni manco a farlo apposta questo argomento me lo ritrovavo tra i piedi per qualsiasi motivo fino a darmi la sensazione di essere davvero assediata.
Vuoi per le locandine di corsi di inglese a sfondo teologico, vuoi per i testimoni di geova che nel parco cercavano di attaccare bottone, vuoi per la socera che bonariamente mi ha messo a palla la benedizione del papa "Perché ascoltarla ti fa bene pure a te".



Ecco la sensazione è comunque sempre di aggressione, violenza; ne esistono tante forme urlanti ed esplosive ma forse questa subdola e strisciante, questo batti e ribatti martellante è la peggiore.

Dio, hai tanto da fare, da mettere a posto, guarda pure da altre parti.
Lasciami in pace con le mie scelte, i miei sbagli e le mie risposte.



domenica 28 febbraio 2016

Le cose che sto facendo (parte 2) - Le librerie

Ci eravamo lasciati con quel:"Ma che sei matta??" che mi ronzava nella testa.

Poco dopo mi venne in mente di chiamare le librerie per bambini per proporre il concerto da ospitare nei loro spazi visto che il target interessato era lo stesso.
Ero intimidita, forse non ci credevo manco granché io che potessi ottenere così semplicemente e banalmente per telefono un risultato positivo. Non sono mai stata una gran chiacchierona e men che meno una che sa usare le parole, un'affabulatrice, una che riesce a persuadere e a convincere. La mia professoressa di filosofia mi indicava sempre come quella sintetica, quella dei baci perugina, essenziale, per cui una parola è poca ma due sono troppe.
Quindi sono stata per prima io a rimanere sorpresa quando dall'altra parte mi rispondevano:"Ok va bene!", quasi mi veniva di ribattere:"Ma come? Così senza mai averci neanche visti o sentiti prima? A scatola chiusa?".
Tanti mi confidavano che avrebbero voluto da tempo organizzare qualcosa del genere ma non sapevano dove trovarla o non avevano trovato ancora la formula adatta o le persone giuste con cui farla.
Ho capito quindi di essere diventata, quasi all'insaputa di me stessa, l'intermediario fra le famiglie e i musicisti usando come mezzo le librerie.
E' iniziato un periodo in cui sono andata a conoscere di persona queste librerie, a parlare con le proprietarie e a vedere se gli spazi erano idonei.
Ho parlato al femminile perchè nel 100% dei casi si tratta di donne, quasi sempre mamme che realizza il sogno di aprire una libreria per bambini. Devo dire che si tratta nella maggior parte di gran belle persone, con la passione non solo per i libri ma per quelli di qualità, che cercano di vendere libri o giochi diversi dal solito, di fare attività educative ma divertenti, di creare uno spazio per bambini da vivere a 360°. Ovviamente non è facile perchè il sogno nel cassetto troppo spesso si scontra con le tasse, le restrizioni, le leggi, i balzelli ecc per non parlare dei costi: affitto, iva ecc. Sono mamme spesso separate che devono dividersi e fare i salti mortali fra casa, famiglia e gestire un'attività in proprio. 
Sono luoghi bellissimi dal profumo di carta e cannella, dai colori pastello o vivaci in cui perdersi e passare le ore. Alcuni sono essenziali, semplici, altri sono curati fin nei minimi dettagli.

Fatto il primo concerto in un posto, tutte le proprietarie sono rimaste colpite e con grande entusiasmo hanno poi fissato le date successive; per cui ormai abbiamo degli appuntamenti mensili fissi con diversi concerti a tema.

Ve ne segnalo qualcuna, quelle che mi sono piaciute di più per il negozio in sè o per le proprietarie; se non ci siete ancora stati, andateci a curiosare, se ci siete già stati, tornateci.

http://www.officinefritz.it/
Profumo di cannella presente, colori pastello pure, c'è il bar, il punto allattamento, grandi spazi che a Roma sono praticamente impossibili da trovare per una libreria. Peccato sia lontana da me altrimenti ci prenderei la residenza.

http://www.ilgiardinoincartato.com/
Da fuori sembra quasi un negozio inglese, dentro lo spazio è piccolino ma non hanno rinunciato alla casetta di legno vero simbolo della libreria.




www.loradiliberta.it
Devo molto a Francesca, la proprietaria. E' stata la prima libreria che ho contattato, la prima in cui abbiamo fatto il concerto.  Mi ha introdotto al magico mondo delle percentuali, di chi prende quanto eccetera spiegandolo con calma anche ad una negata come me. All'inizio abbiamo cercato anche di fare un laboratorio ma nonostante la grande affluenza non andò granchè bene, per fortuna siamo andate oltre quell'intoppo.
Ogni concerto lì ha registrato il tutto esaurito, me la vedo ancora ballare dietro il registratore di cassa e alla fine, unica in assoluta, c'era un appuntamento fisso, merenda per tutti a base di ciambellone e succo di frutta.
Altra eccezione, l'unica disposta a rinunciare a qualcosa per gli altri; dopo tutto le percentuali non sono poi così ferree.
Prima era in zona Marconi, di fronte al mio (?) ex (??) lavoro (???), dopo essere stata per anni lì ed essersi fatta una bella clientela di colpo ha cambiato completamente zona ricominciando tutto da zero. Chapeau a chi ha questo coraggio di rimettersi in discussione, di riiniziare da capo. Ne scriverò ancora: il coraggio di cambiare, ricordatevene e ricordatemelo se caso mai me ne dimenticherò.

http://www.thelittlereader.it/
Qui non ho mai organizzato nulla perchè la proprietaria sostiene che in libreria bisogna solo fare attività inerenti ai libri. E' comunque un posto molto bello, nonostante il quartiere, è davvero un'oasi. Mi piace l'atmosfera, l'arredamento, i colori e quel minuscolo cortile incastonato tra i grigi palazzi. La prima volta che ci andai a parlare lì fuori in una navicella dormiva la sua piccola secondo l'usanza scandinava di far dormire i neonati all'aperto anche d'inverno. Si respira un'altra aria, per questo ci sono tornata, senza fini di lucro anche una seconda volta.


http://www.cinquestorie.it/
Lodi a Sara, la proprietaria, perchè sembra una folletta fra i suoi libri, per il modo di parlare e il tono sempre un po' tra le nuvolette che nasconde una tenacia tutta femminile nel portare avanti questa impresa. Ospita iniziative lodevoli anche gratuite come ad esempio il tè delle mamme, punto di incontro delle mamme scandinave della zona. E intanto zitta zitta cacchia cacchia organizza i laboratori al Fungo dell'Eur.
 http://www.mikibimbi.it/
Libreria gestita da una mamma di tre figli. Il clima che si respira è rilassante e il negozio è arredato in maniera particolare e simpatica. C'è un piccolo soppalco in cui vengono organizzate le attività, molto suggestivo ma troppo piccolo per reggere i nostri concerti!






Menzione speciale: ludoteca, libreria, biblioteca a Villa Borghese. Posizione magnifica, spazi per leggere e giocare meravigliosi, giochi in legno all'esterno...bella bella bella ed è pure comunale!



In questo anno devo dire di essere stata fortunata e di aver sempre incontrato proprietarie di librerie disponibili, oneste, adorabili e laboriose non so se la questione è a monte cioè che chi possiede queste doti diventa inesorabilmente libraio o se lo diventa dopo aver abbracciato la missione.

L'eccezione c'è, una sola ma la più infame, per ironia del destino quella che è più vicino casa mia.

Ci sono strane sensazioni che ci pervadono quando conosciamo qualcuno, quando lo frequentiamo, cerchiamo di non dar peso alla cosa ma rimane sempre quel non so che che non torna.
Sono stata in tutte le librerie di Roma e solo alla fine quando quasi era inevitabile sono stata lì a raccontare quello che stavo facendo e a propormi finalmente trovando di fronte a me uno sguardo distratto e di sufficienza.
Abbiamo organizzato varie cose ma c'era sempre un sottofondo di poca serenità e di scarso appagamento.
Come mi ha detto una proprietaria di un nido dopo che ci siamo fatti i reciproci complimenti per il valore del concerto e per la bravura delle educatrici e dei bambini:"Sono contenta che ci piacciamo!"
Ecco forse il problema è proprio questo: non ci siamo mai piaciuti, ci siamo scelti solo per mere scelte commerciali ed è giusto che senza le fondamenta di stima, apprezzamento e fiducia sia tutto miseramente franato.
Peccato perchè il posto sarebbe pure carino ma l'atmosfera e le persone sono altrettanto fondamentali.


La prima parte 
http://buonecosedipessimogusto.blogspot.it/2016/02/le-cose-che-sto-facendo-intervista.html