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giovedì 29 gennaio 2015

Il fottutissimo master

Poco prima di partire per Capo Verde sono venuta a conoscenza di un master, che da ora in avanti per simpatia chiameremo fottutissimo master. Ho rimandato il più possibile la decisione se farlo o no.

I punti a sfavore erano molti:
- il costo: superiore ad una settimana a Capo Verde per tutta la famiglia
- la mia sfiducia nei confronti dell'università. La laurea dal punto di vista professionale mi ha dato davvero poco e da quello che ne so dopo le varie riforme la situazione è pure peggiorata per cui non mi aspetto granchè.
- e nello stesso modo non credo che il fottutissimo master mi possa dare più di tanto conoscenze tecniche ma temo sia soltanto una certificazione di cose che già conosco per lavoro, insomma un altro pezzo di carta, anche se dicono che master fa figo!
- gli orari: sarebbe sempre di pomeriggio quindi vedrei le Pop direttamente a ora di cena dalla mattina; loro ce la farebbero, io mica tanto.

I punti a favore sono:
- per tenermi impegnata, per fare qualcosa, per stare sul mercato.
- tre fantomatiche borse di studio in base al merito che rimborserebbero il costo del fottutissimo master  


Sento più volte la segretaria del fottutissimo master che è molto gentile, affabile e competente, potrebbe venderti di tutto dal folletto alla vita eterna passando per un fottutissimo master.
Consulto le mie amiche, mi aspetto consigli di cuore e di pancia e mi illuminano anche  su questioni fondamentali come la suddivisione dei crediti, il riconoscimento a livello europeo; mi si parla di ranking, placement per me arabo, mi rendo conto di quanto io sia fuori dal mondo dell'università e del lavoro, ai quali non posso rispondere che con mecojoni!


Prendo tempo e intanto faccio una preiscrizione non vincolante inviando per fax la documentazione necessaria (costo 6 euri). Nemmeno il tempo di spedirla che mi rispondono via email gentile dottoressa bla bla.
Percepisco che sono a caccia di iscritti.
Mi sento circuita e a tratti lusingata. Dai tempi della laurea solo due volte mi hanno chiamato dottoressa e l'altra risale a subito dopo la discussione della tesi da parte del fotografo per estorcerti un foto ricordo a pagamento, prontamente acquistata.
Grazie alla pre-iscrizione ottengo altre due settimane di riflessione. Mm è per il no, io solo per contrappormi a lui sarei per il sì.
Un mio ex compagno di università l'ha fatto 10 anni fa e gli è sembrato valido. Io sono scettica, non sono pratica di master ma noto un'organizzazione dei corsi un po' ballerina, ancora non si capisce bene quanti giorni a settimana siano, quali, gli orari.

Nel frattempo, come spesso succede si passa dal vuoto cosmico alla sovrapposizione di opportunità, si riaffaccia la possibilità di tornare in campo nel vecchio lavoro e si prospetta una nuova possibilità, forse niente di che, zero prospettive, minimi guadagni ma finalmente qualcosa che mi fa davvero vibrare, non un ripiego, non un "tanto per fare qualcosa" ma una cosa che mi piace sul serio e per la quale sono portata.
Una mission finalmente che ha poco a vedere con quelle delle imprese ma più vicina a quelle dei volontari in Mozambico.
Storie di affinità elettive, non dico di gente che vuole cambiare il mondo ma di chi, nel proprio piccolo, almeno ci vuole provare.

Ieri mi richiama la tizia del fottutissimo master. Mi dice:"pronto dottoressa La disturbo?". Arieccola! Capirai ero impegnata nella mia ennesima avvincente partita a Candy Crash...
A meno tre giorni dalla scadenza delle iscrizioni mi ha telefonato per sapere, con tatto e gentilezza, cosa avessi deciso di fare. Le dico che non lo so ancora, con ironia le rispondo che tanto in fin dei conti ho ben 3 giorni di tempo ancora per decidere. Lei ha tante doti ma non il senso dell'umorismo, mi dice che era così tanto per sapere, per preparare l'aula. Avverto ancora più distintamente la loro voglia bramosa di iscritti e nella mia mente si palesa la scritta "Non mi avrete MAI"!

Come dicono i fighi, anche se non hanno conseguito un fottutissimo master...

La casalinga di Voghera

Quelli appena passati e quelli in corso sono stati giorni all'insegna di novità, decisioni da prendere,bivi e sliding doors.
Il solo elemento certo è: io a stare a casa nè mi ci vedo, nè ci so stare.
A vedere la situazione dall'esterno sembrerebbe tutto bello e invidiabile ma in realtà standoci dentro non è affatto così.
Subentra la sensazione di sentirsi un po' inutile, di non avere un ruolo e un senso in questa società. La mazzata finale poi me l'ha data la Pop quando con aria inquisitoria mi fa:"Mamma ma tu dove lavori?". Nun je l'ho fatta e ho mentito inventando un fantomatico lavoro da casa, d'altra parte anche Mamma Pig fa qualcosa di simile.
Le giornate si dividono tra la mattina in cui si prepara di corsa la ciurma, si corre per non fare tardi a scuola, poi segue la stasi, la calma piatta.
Se mi dice bene posso godere di un cappuccino e quattro chiacchiere con qualche mamma  incontrata a scuola, altrimenti inizia la mia fase casalinga: si tratta di 5 ore libere.
Sono molte le cose che uno potrebbe fare ma una gran fetta vengono scartate perchè comportano un esborso di soldi quindi in decisa antitesi con il mio status. Ad esempio sarebbe bello andar in giro per saldi di mattina quando c'è pochissima gente, curiosare e scegliere con calma o darsi allo shopping su internet leggendo con cura le email dei gruppi d'acquisto o delle vendite on line. Più volte mi è capitato, presa dall'euforia, di riempire carrelli virtuali per poi svuotarli subito dopo in preda ai sensi di colpa.
Quando lavoravo pensando al periodo della maternità imminente e al tempo a disposizione pensavo di poterlo utilizzare per fare un corso di lingue o per dedicarmi ai mie hobby: finalmente del tempo per leggere in santa pace!
Invece dopo tutto questo tempo passato a casa mi rendo conto che non ho fatto nulla di tutto questo. Un hobby appaga se riesci a ritagliare spazio per te: un'ora prima di andare a dormire, in pausa pranzo, sui mezzi pubblici ma se è la maggior parte della giornata ad essere tempo libero allora perde senso.
Poi subentra anche la pigrizia che blocca ogni entusiasmo e rende pesante e faticoso anche uscire di casa, così le giornate trascorrono senza aver capito in che modo e senza aver fatto praticamente nulla.



Per rendersi utile si ripiega sulle faccende domestiche, si pulisce di gran lena tutta casa ma non è certo una cosa che si può fare tutti i giorni, non voglio mica fare davvero la casalinga disperata che si avventa sulla sparuta briciolina scampata alla furia dell'aspirapolvere!
Un altro modo per rendersi utile è dedicarsi alla cucina ma sapete bene quanto io sia imbranata e quanto non rientri nel mio dna, tant'è che gli amici si stupiscono delle mie creazioni dando per scontato inizialmente che sia opera di mm.

È strano e incredibile da dirsi ma mi sono dovuta imporre degli orari per far sì che le giornate non mi scivolassero via senza aver fatto nulla di concreto.
Solo chi c'è passato può capire come ci si sente, cosa si prova.
Capisco anche il malcelato disprezzo con cui gli altri chiedono "Ma tua cosa fai?..." per poi sottolineare "Ah stai a casa..." un mondo a parte guardato con sufficienza da lontano.

Un appuntamento piacevole che mi sono creata è andare a trovare le amiche in pausa pranzo e trascorrerla con loro così almeno mi ritaglio un'oretta di chiacchiere in tranquillità, anche se mi sento molto la dama di compagnia della pausa pranzo!
La stasi casalinga finisce alle 15.30 ora in cui vado a prendere la prima Pop e poi ricomincia il tourbillon accompagnandole nelle loro mille attività extrascolastiche.
Un'altra mazzata me l'ha dato il partecipare mentre eravamo in vacanza ad un fottutussimo gioco del caffè con l'animazione del villaggio e scoprire ad un quiz fra villeggianti di avere i riflessi moooolto rallentati, di toppare tutte le domande, di essere addirittura battuta da mm in velocità su "In quale romanzo compare Fra' Cristoforo" o alla domanda"Dove è nato Charlie Chaplin" rispondere con orgoglio "Polonia" confondendolo con Chopin....

A quel punto ho detto basta anzi "ABBASTA" è il caso di fare qualcosa,

A stare a casa il cervello mi sta andando in standby, mi sto rallentando, non ho niente contro le casalinghe ma ho constatato che se non c'è mai stata una casalinga che ha vinto un premio Nobel un motivo ci sarà.
Voglio orari, mezzi pubblici da prendere al volo, metropolitane stracolme, colleghi stronzi, puzza di ascelle, pause alla macchinetta del caffè, abbracci stritolanti alle Pop al mio ritorno.

Non sprofondate nella depressione, c'è anche la seconda parte del post un filino più entusiasmante!