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domenica 15 aprile 2012

Goldeneye & Broken Heart


In un’altra vita (dal tempo e dall’acqua sotto i ponti che è passata) ho vissuto a Firenze, o meglio in un paesino a 20 km da lì.
Mi ci sono trasferita per lavoro, ho comprato casa in fretta e furia, visti i prezzi degli affitti impossibili in città.
Era una piccolissima realtà, quella del paesello ma che ho deciso comunque di vivere e sperimentare.
E per entrare in contatto con questo microcosmo, un po’ diffidente di fronte a questa ragazza venuta dalla capitale e che viveva da sola, ho deciso di frequentare un corso di primo soccorso presso la sede della Croce Rossa.
In Toscana il volontariato della Croce Rossa e della Misericordia sono realtà molto attive e in quel paesino era l’unica attività interessante da fare dopo il lavoro e che monopolizzava l’attenzione degli abitanti.
Si teneva di sera, dopo cena, una volta a settimana.
Era l’anno domini del Grande Fratello 1, che per una tipa curiosa come  me delle relazioni umane era il massimo. Non me ne perdevo una puntata e devo dire che mi ero affezionata e appassionata ai concorrenti, mi tenevano compagnia.
Tutti lo seguivano, in ufficio quando c’era stato il primo bacio non si parlava d’altro, c’era un passaparola continuo.
Insomma faccio questo corso, un po’ perché può sempre tornare utile, un po’ per fare amicizia.
L’ho seguito tutto ma alla fine non ho fatto in tempo a fare l’esame perché nel frattempo avevo trovato lavoro a Roma e con grande felicità ho fatto baracca e burattini e sono rientrata nella Capitale.
Non ricordo molto le nozioni pratiche che mi insegnarono, ci dissero parecchie cose, anche molto tecniche.
Me ne sono rimaste impresse alcune che ritengo importanti e da tenere a mente nella vita in generale.
Ad esempio, che in una situazione di emergenza in cui necessariamente bisogna fare una suddivisione dei feriti in base alla gravità, non bisogna farsi prendere dall’onda emotiva e rivolgerci per primi a un bambino o ad un adulto che urla o piange perché se lo fanno significa che hanno la forza per farlo. Invece bisogna prestare attenzione a chi non lo fa o perché è sotto choc e proprio perché impossibilitato.
Quando invece, umanamente, di primo acchitto ci verrebbe proprio di soccorrere chi fa molto clamore.
E così nella vita, spesso chi è in disparte e non dice nulla sta molto peggio di chi richiama l’attenzione urlando.
Ci dissero anche che bisogna saper gestire le persone che stanno bene ma sono in crisi di panico, bisogna trovargli qualcosa da fare, anche scema, anche inutile, tipo andare a cercare un asciugamano perché così si rendono utili, focalizzano la loro attenzione su un obiettivo e non trasmettono agitazione a tutte le altre persone.
E poi ricordo le esercitazioni sul manichino per rianimarlo, in caso di arresto cardiaco, il precordial thump, un cazzotto che va dato sul petto, con forza, 3 dita sopra lo sterno.
Non riuscii a fare molta amicizia con i partecipanti del corso, molte erano persone adulte, tutte lì per uno scopo ben preciso e basta.
Ma per fortuna riuscii a scambiare qualche chiacchiera con M., che era un volontario molto presente e che più volte avevo visto nel piazzale vicino le ambulanze con gli altri in attesa di una chiamata.
Ah ecco ora ricordo per quale motivo decisi di fare il corso!
Non so se avete presente gli occhi dei gatti, verdi, marroni.. i suoi avevano pure delle pagliuzze dorate…io lo chiamavo Goldeneye.
Era diverso dagli altri, non era intimorito e diffidente nei miei confronti ma anzi era incuriosito.
Poi era mio vicino di casa, era fidanzato e io da parecchio l’avevo notato.
Mi fece visitare la sede della Croce Rossa, mi spiegò come funzionava il centralino, i codici delle chiamate.
Mi raccontò che avevano molto lavoro visto che lì vicino c’era il casello dell’autostrada Roma-Firenze. Mi disse che una volta andò a fare un intervento e c’era una signora che viaggiava in macchina, appoggiata al finestrino. Un incidente le portò via quasi una parte del viso e lui stava lì per terra con lei, le teneva il viso devastato fra le mani, cercando di rassicurarla, facendo finta di nulla.
Evidentemente le ero simpatica e mi diceva sempre “Un giorno ti va, ci andiamo a mangiare una pizza?”.
Quel giorno non arrivò mai.

Mi venne a trovare parecchio tempo dopo quando già ero tornata a Roma, non so come successe, tornai una volta al paesello in quelle casa con delle amiche.
E lui venne da me con una torta enorme, un Montblanc, che a me fa schifo ma alla mia amica piace un sacco.
Mi raccontò che sua sorella nel frattempo era morta, uccisa dal fidanzato.
Io non ne sapevo nulla.
Inutile dire che era cambiato, che sui suoi occhi dorati era sceso un velo opaco di tristezza e di risentimento…



Avevo da giorni in mente di parlare di lui.
Poi la realtà si intreccia con i miei pensieri.

Confesso che non avevo mai sentito parlare prima di questo Morosini.
Che mi colpisce la sua morte come mi può dispiacere per un qualsiasi ragazzo giovane.
Mi infastidisce un po’ il clamore che c’è intorno a questa notizia e che non venga data la giusta importanza a un piccolo particolare: l’automobile dei vigili parcheggiata dove non doveva essere che ha ritardato l’arrivo dell’ambulanza. Proprio chi doveva controllare che tutto fosse in regola ha commesso la prima infrazione.

Mi sembra sempre assurdo che atleti di importanza nazionale, che vengono pagati milioni, sottoposti a analisi, controlli continui come cavalli da corsa muoiano così sul campo.

So pure che quando si prova un dolore,un dolore grande, si sentono dei  forti dolori al petto, simili all’infarto, sono proprio dei micro traumi che si creano nel cuore e che forse neanche il tempo riesce a sanare. Quando uno dice mal di cuore, mal d’amore insomma non è tanto per dire.
Io e forse tutti li abbiamo provati ma provati sul serio.
E la vita di questo ragazzo è stata costellata da drammi.
Non so se davvero le cose sarebbero potute andare diversamente, ma forse si, è il caso di appurarlo.


Inutile dire che un corso di primo soccorso andrebbe fatto a tutti, nelle scuole e negli uffici, che mettere i defibrillatori in giro è senz'altro utile ma ci dovrebbe essere anche chi li sa usare.

sabato 14 aprile 2012

Sorelle di pancia

Capita di condividere un'esperienza speciale con un gruppo di persone all'inizio sconosciute ma che pian piano ti sembrano sempre più familiari.
Capita di incontrarsi in uno spazio virtuale, uniti inizialmente solo da un elemento in comune.
Capita di ritrovarsi ogni giorno e condividere le emozioni, le speranze, le paure con un gruppo di donne.
Capita che l'esperienza condivisa sia la più bella e travolgente del mondo: il diventare mamme.
E allora ci si conforta, ci si confida e ci si impara a conoscere e si cresce insieme.
Ci si sostiene a vicenda, ci si sta vicino per quei dubbi e quelle paure che solo una che sta vivendo la tua stessa esperienza può capire.
Abbiamo condiviso i momenti più belli e speciali, le ecografie, abbiamo confrontato le misure in mm dei nostri fagiolini, abbiamo imparato a leggere e capire le analisi del sangue, abbiamo ammirato le foto con le pance che man mano crescevano.
E i sintomi, i fanta-sintomi e quante volte lo sentite muovere, e la ricotta la potrò mangiare? Oppure mi sono sbranata un chilo di chianina e ora che faccio?
Abbiamo fatto compagnia a quelle che il medico aveva prescritto il riposo assoluto e abbiamo trepidato di attesa e speranza per quelle che erano dovute correre al pronto soccorso per dei controlli.
Poi la scoperta del sesso dei bimbi, la lista dei fiocchi rosa e celesti, in parità se non sbaglio, con accanto i nomi, la dpp e la fanta dpp.
Poi le nascite del nostro bimestre. Il toto-scommesse, chi nasce per primo?
I resoconti del parto.
E poi ancora più unite, scrivere alle ore più assurde, cullando i bimbi con un braccio.
I nuovi dubbi: prenderà abbastanza latte? si sveglia mille volte a notte che faccio?
I dibattiti: biologico si o no? latte a oltranza?
E le foto dei cuccioli che crescono, dei vestitini appena comprati, dei progressi.
Lo svezzamento. Ma la coratella gliela potrò dare?
I momenti più significativi: i regalini per il primo compleanno dei bambini, poi il mamma-natale, la lista compilata con le cose che ci piacciono, gli hobby, il video con le foto nostre e dei bimbi, alla nascita  e un anno dopo...
Capita di suggerire ricette di cucina: vi siete avventurate con le torte di pdz, poi c'è stato il tormentone danubio e poi chi dal mattino metteva foto di cose ipercaloriche o le ricette sfiziose per i bambini.
Capita di trattare argomenti svariati, dai seri ai leggeri, o di confidarsi sogni, segreti, prime volte e trombamici.
Di parlare di problemi di salute, di famiglia, il lavoro, il mutuo.
E non pensate che chiuso il pc uno non ci pensi più ai problemi delle altre, anzi!
Abbiamo fatto confronti infiniti fra marche e modelli di passeggini, fatto spese pazze di abbigliamento online.
Ma soprattutto ci siamo state nel momento del bisogno.
Abbiamo fatto tonnellate di xxxxxxxxxxx e si sa che portiamo bene, molto bene.

Ci sono alcune di voi che hanno uno posto speciale nel mio cuore.
Anche se non ci siamo mai viste, anche se forse non ce ne è bisogno.

Negli ultimi tempi vi sento ancora più vicine e forse non capita solo a me visto che la frase più usata ultimamente è "Vi racconto una cosa che non ho detto neanche alle mie amiche".

Vi adoro mammine del mio cuor, anche se delle volte confondo i nomi e i volti, anche se non mi ricordo bene di dove siete o che lavoro fate, anche se delle volte non ci sono quanto vorrei.

Siete un dono inaspettato di un fantastico viaggio che stiamo facendo insieme.