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martedì 25 ottobre 2016

In corsa (1° parte)

Prima dell'estate ho iniziato a correre.
Non era mia intenzione.
In realtà avrei voluto iniziare a fare delle benefiche passeggiate nel parco ma poi mi annoiavo, mi sono resa conto che per avere davvero benefici avrei dovuto camminare per un troppo tempo.
Il problema del mio parco è che se ci vai a giocare con le Pop o a fare due passi va pure bene, sembra grande, in degli scorci se ti giri intorno riesci quasi a non vedere più palazzi e ti senti realmente a contatto con la natura. Se poi sei in grado di ignorare il treno che ti sfreccia accanto o il traffico del ponte delle valli ancora meglio. http://buonecosedipessimogusto.blogspot.it/2012/03/il-mio-parco-i-cani.html
Ma se devi usarlo per fare attività sportiva o pseudo ti accorgi che è in realtà molto piccolo.
Andando di corsa in 10 minuti hai già fatto un giro completo. In bicicletta poi ancora peggio.
La sensazione che ho è sempre quella del criceto che gira freneticamente sulla sua ruota.
Il primo giorno perciò mi dissi con aria di sfida:"Ora provo a correre", mi armo delle migliori intenzioni ma dopo neanche due metri ho incontrato un'amica. E che non ti fermi a fare due chiacchiere? Dopo un po' riparto e ne incontro un'altra, e che non ti fermi pure con lei?

Regola numero 1 andare a correre in orari poco frequentati, percorrere i prati e non i sentieri battuti e munirsi di occhiali da sole e impermeabile per non farsi riconoscere dagli amici.

A parte il primissimo esordio, l'esperienza non andò male.
Da allora quotidianamente corro almeno 20 minuti, delle volte 25 ma poi cerco di non esagerare perché temo sempre che lo "schiopon" sia in agguato.
Sono diventata più diligente e ora pratico la
Regola numero 2 quando incontro qualcuno che conosco mi limito a fare ciao ciao con la manina. Quando finisco di correre mi piace continuare a camminare e in quel caso cerco di ritrovare le amiche viste prima per fare un altro po' di camminata in compagnia chiacchierando.

All'inizio accompagnavo le Pop a scuola poi andavo a casa, mi cambiavo e andavo a correre.
Ora invece seguo la

Regola numero 3 guadagna tempo, corri appena e quando puoi

quindi esco già vestita e pronta per la corsa da casa, a costo di sembrare un po' scema, accompagno la Pop a scuola e vado direttamente al parco.

Il parco è molto frequentato la mattina, ci sono:

le barracane: amiche amanti della camminata, vanno a coppia, parlano sempre, in continuazione, non si fermano mai. Mi fanno tenerezze, vorrei fermarle e dirgli che se la disciplina "Camminare con l'amichetta" non è mai approdata alle Olimpiadi un motivo ci sarà però penso pure che è un pretesto per muoversi e meglio quello piuttosto che stare sul divano a giocare a Candy Crash.

gli infartuati: pensionati in genere maschi che fanno mille giri del parco perché glielo ha ordinato il dottore, delle volte si azzardano anche a fare qualche esercizio di ginnastica. C'è un trio che cammina e parla animatamente di tutto infarcendolo di parolacce e frasi in romanesco, sembra che litighino in realtà stanno solo discutendo con enfasi.

quelli che ne approfittano per fare una telefonata: non mi piace questa categoria perché penso che se uno fa una cosa si deve dedicare a quello e non deve sprecare il fiato parlando al telefono. Anche questa non sarà mai una disciplina olimpica ma, come sopra, meglio di niente!

gli stabilo boss: quelli che corrono sul serio vestiti di tutto punto, che se non hanno almeno un indumento fosforescente e catarifrangente visibile pure su Marte non si sentono a proprio agio.

quelli vestiti come cretini: che li vedi da lontano e a stento trattieni una risata, poi si avvicinano e quasi quasi pensi di scattargli una foto di nascosto ma poi ti rendi conto che li conosci e non sai più da che parte guardare.

quelli vestiti sempre uguali: che li distingui da mille metri e se un giorno magari si conciano in maniera diversa non li riconosci più. Ecco tra questi ci sono io, magari vestita un po' alla Fantozzi con indumenti reperiti a casaccio e destinati allo sport.



Regola numero 4:

quando incontri un altro che corre datti un contegno, in genere cerco di aumentare l'andatura per non sfigurare. Non mi piace incrociare quelli che sbuffano o respirano affannosamente quindi gli ultimi giri, quelli critici in cui guardi di continuo quanto manco e in cui invochi l'intercessione di tutti gli intercessibili, cerco di farli in sentieri poco frequentati.

Mia personale Regola numero 5 (e che presto penso di depositare):
se devo superare qualcuno che va più piano di me, cerco di non farglielo notare, piuttosto mi butto in una fratta vicino e sbuco venti metri più avanti ma so quanto sia deleterio per il proprio io-sportivo essere superato da un altro sportivo sgambettante.

Ho un passato nella corsa, quella di resistenza, la campestre si chiamava ai tempi delle medie quando in una scuola  di frontiera l'illuminato prof di educazione fisica decise di farci provare tutti gli sport per trovare quale fosse il nostro e affinché ci buttassimo su quello piuttosto che su altro.

Arrivai prima alla corsa della scuola, sono sempre stata un diesel, un piccolo carrarmato, andare piano ma costante e con solo un piccolo sprint finale arrivare in fondo. Ho ancora nelle orecchie le grida di incitamento dei compagni.

E poi la corsa a Capannelle proprio all'ippodromo dove corrono i cavalli, il fango, la pioggia, un bicchiere di tè caldo fra le mani per riscaldarsi. E mio padre per cui ero (e sarò)comunque e sempre la prima.

La corsa è droga perché quando inizi non ne puoi fare a meno e se salti un giorno ti manca.
Ma è anche terapia, è una mezz'ora con sé stessi, lontano da tutti, a pensare.

Se nella vita di tutti i giorni ti arrabbi, ti viene voglia di prendere qualcuno a pugni, piuttosto corri!

Il mio super-istruttore della palestra mi torna spesso in mente in questi frangenti con le sue frasi che usava per spronarci. Ci diceva che queste attività sportive funzionano meglio se si fanno con dedica incorporata pensando a chi o a cosa si vuole distruggere. Inoltre ci ammoniva:"Non ci si ferma mai se non a svenimento avvenuto" o ci diceva che "Non è sudore ma è rugiada". Non era un semplice fare sport ma era anche e soprattutto altro.



Regola numero 6: No alla musica nelle orecchie, no ad isolarsi dal resto del mondo. In questo modo vi perdete tante chicche, brandelli di conversazioni o quella che si esercita al canto lirico intonando o-o-o-OOOOOO.
Correndo anche io delle volte canto ma solo nella mente, caricatevi come meglio credete...



Regola numero 7: impossibile fare a meno di Runtastic, non per fare il fico con gli amici ma per monitorare nel diario come stiamo andando. Se guardo le mappe delle mie corse sono dei piccoli grovigli, davvero da criceto impazzito; cerco, nel possibile, di cambiare spesso itinerario per non annoiarmi ma certo prima o poi l'App mi dirà: si sconsiglia di fare attività fisica in evidente stato di ebrezza.





Una cosa a riguardo che mi dà abbastanza fastidio è che dal cellulare ogni km esca la voce in inglese che mi ragguaglia sugli obiettivi raggiunti e a chi mi passa accanto sembra che sia il mio culo a parlare. Ma prima o poi perfezionerò pure questa cosa.

La seconda parte https://buonecosedipessimogusto.blogspot.it/2016/10/in-corsa-2-parte.html






mercoledì 7 settembre 2016

Prepotentemente Me

Entriamo in clima festaiolo nei giorni che precedono il mio compleanno.
Sono sempre restìa alle ricorrenze, più che altro alle feste comandate ma celebrare la data della propria nascita, la vita trascorsa  con le persone che ami, credo che sia una delle poche occasioni che credo debbano essere santificate.

Quest'anno cade poi il mio quarantesimo genetliaco, già lo scrivo a lettere e non a numeri perché fa meno effetto. Inutile dire che la cifra tonda impone riflessioni e bilanci in sé.
Faccio finta di non ricordami che da piccola vedevo i quarantenni come veri e propri vecchi, non grandi ma vecchi proprio!

Dalla mia parte c'è però che non me li sento proprio, anzi me ne sento a mala pena la metà, sia per fisico, o meglio per il benessere fisico, che per testa. Non dico di sentirmene 20 perché quell'età me la ricordo abbastanza instabile ma poco più.


Non mi sento arrivata e non mi sento matura, anzi sento che ogni giorno è un traguardo raggiunto, un piccolo passetto in più e se il tutto avviene senza feriti sono contenta.

Ho qualche sassolino nella scarpa da togliermi, giusto un paio di vendette da compiere che siccome pare va servita fredda chissà ancora quanto tempo dovrà passare ma per tranquillizzare tutti posso dire che riguardano il mio periodo fiorentino.

Quarantenne de che? Ho ancora la capacità tutta adolescenziale (o puerile?!) di comportarmi in maniera impulsiva, di incazzarmi infiammandomi come un prospero, di fidarmi a capofitto di qualcuno anima e core.
In qualcosa però sono cambiata, ho perso la capacità e la pazienza  di capire le persone, di aspettare e di venire incontro perché no, perché mi sono stufata. Ci posso pure provare all'inizio ma poi lascio correre, ognuno per la propria strada.
Mi piace chiamare queste persone dead man walking, perché per me è davvero come se non esistessero più.

Ho fatto altre due considerazioni in questi giorni riguardanti sempre il tempus fugit.

Sono morti due grandi personaggi della tv, dello spettacolo, della nostra infanzia e ne siamo tutti rimasti colpiti in maniera profonda quasi più che se fosse una persona davvero conosciuta. Quando succede rimango sempre basita dall'età di queste persone mentre noi li immaginiamo sempre cristallizzati come noi ce li ricordavamo. Oltre a pensare "Ci mancherà, niente sarà più come prima" secondo me sotto sotto questi lutti ci obbligano pure a pensare che una fase della nostra vita è inesorabilmente si è chiusa per sempre quando invece vorremmo che si protraesse il più possibile.

Una vicenda che mi ha colpito molto riguarda una ragazza americana, malata di Sla che ha deciso di scegliere l'eutanasia ma prima di dare una grande festa di addio invitando tutti gli amici e vietandogli di farsi vedere in lacrime da lei. Dopo aver visto insieme il suo film preferito, aver bevuto ed essersi divertiti insieme, si è vestita con un kimono e portata su una collina osservando il tramonto le è stata praticata l'ultima iniezione. Ci vuole coraggio a morire ma ce ne vuole pure a vivere.

Dicevo non mi sento realizzata solo in quanto mamma ma preferisco essere definita in mille modi tra i quali madre perchè non è solo quello il senso della mia vita.
Anche se sono contenta di condividere tanto tempo con le Pop e mi sento fortunata di guardarle crescere e seguirle da vicino. Un solo e unico giorno sono stata via da casa in orario lavorativo e tornando a casa con loro che mi accoglievano festose mi sono chiesta:"Che vita è questa?" ben conscia che la stragrande maggioranza di persone che conosco fa questa routine.

Qualcosa che mi manca però c'è.
L'indipendenza economica.
Sarò sincera ma proprio spegnendo l'ultima candelina dei 39 non ho chiesto romanticamente la pace nel mondo o l'amore eterno ma in uno slancio fulmineo ho chiesto "Soldi" anzi "Sordi" (l'accento mettetecelo voi che io ci litigo sempre).
Non che io sia mai stata una spendacciona anzi ma non avere più a disposizione un budget mensile mi pesa.

Un altro desiderio da candelina che si sta affacciando da un po' è il terzo Pop, lo so che cozza malamente con il precedente ma ai sogni non si comanda sarà perché in quel guazzo di sudore latte cagliato dei primi mesi mi ci trovo proprio bene. Forse in un'altra vita ero una balia...
E questa fottuta cifra tonda 40 mi riporta coi piedi per terra e mi spaventa, faccio i calcoli e mi dico:"Non ci siamo proprio". Forse solo con un colpo di testa si potrebbe giustificare il tutto e penso che si tratterebbe comunque davvero di un'ultima possibilità.
Grazie ministero della salute per rammentarcelo così puntualmente.