pubbli larga

domenica 15 settembre 2013

Verso il sole

Un giorno come tanti in spiaggia.
Una ragazza, carina e giovane, si fa da sola le foto col cellulare, si mette in posa tirando in dentro la pancia e più in fuori possibile le tette. Si atteggia da diva, pose da pinup, poi chiede pure aiuto alle vicine di ombrellone per farsi scattare le foto. Non le interessa il mare di sfondo, la sabbia, l'importante è che si veda lei. Chissà su quale spiaggia caraibica racconta di essere in vacanza e chissà se dice che invece sta lavorando.
Riesce a strapparmi un sorriso per la sua freschezza e bimbominkiaggine.
Fa quello che fanno le ragazze della sua età, sta sempre col cellulare in mano, ascolta musica, fa foto, manda sms alla velocità della luce e telefona.

Peccato che stia appunto lavorando, che faccia la babysitter e fra un sms e una foto non si è accorta che la bimba che dovrebbe accudire si è svegliata già da un pezzo, si è sgranchita a destra e a sinistra e ha trovato pure il tempo di rotolarsi cadendo giù dal lettino e finendo con la faccia nella sabbia.
La ragazza si è svegliata dal torpore ed è intervenuta prontamente lavando il viso della bimba con un po' di acqua.

Come spesso accade in questi casi solo io ho osservato l'intera scena.
Mi si è gelato il sangue nelle vene.
Era da un po' che la osservavo. Quando si diventa mamme lo si diventa un po' di tutti i bambini. Vado in allarme quando ne vedo uno girovagare da solo e cerco subito di capire con chi sta o quando ne vedo uno piangere o urlare.
Mi ero accorta che la piccola si stava svegliando e che la tizia invece continuava a traccheggiare col cellulare.

Capita in spiaggia di far dormire i bimbi sui lettini, è bello, sotto l'ombra dell'ombrellone, con il venticello del mare a fargli compagnia.
Capita anche di approfittarne per fare altro e ognuno si ingegna come può mettendo intorno una serie di oggetti per fare da paracolpi.
Una signora accennò anche ad una interessante alternativa di farli dormire direttamente per terra sulla sabbia ma non ottenne molto seguito.
Capita anche di allontanarsi per fare il bagno, ho accennato di questa usanza sul forum ed è scattato l'allarme perchè potrebbe paventarsi il reato di abbandono di minore. In realtà nel nostro stabilimento è tutto molto easy, gli ombrelloni stanno uno appiccicato all'altro e ci si conosce un po' tutti. Se una si allontana, tacitamente gli altri se ne accorgono e se il dormiente si sveglia o si agita un po' parte tutta una rete di sguardi e gesti che avvertono la mamma, se non se ne è accorta già da sola.

Capita di distrarsi, capita e basta un momento...ma non può e non deve succedere se è il tuo lavoro e forse la cosa che mi ha dato più fastidio è che la distrazione sia dovuta a un momento bimbominkia.
Io, guardando la scena, sono rimasta senza parole, ad osservare quella bimba della stessa età di Marta mi sono immedesimata all'istante e mi è salita una rabbia mista ad impotenza.

Ora il dilemma era: farsi gli affari propri o dire cosa avevo visto?
Tutto sommato la bimba non si era fatta nulla, solo un po' di spavento, aveva pianto un po' e poi le era passata, le era andata bene, e se le fosse entrata la sabbia in bocca o negli occhi?
Con la mamma avevo poca confidenza, ci salutavamo e ci siamo scambiate qualche chiacchiera da spiaggia.
Con la ragazza ci avevo parlato un po' di più, lei mi aveva attaccato bottone chiedendomi speranzosa se io fossi una babysitter e poi se fossi sudamericana per trovare finalmente qualcuno con cui parlare nella sua lingua. Ogni tanto mi confidava che aveva tanta voglia di farsi un bel bagno in mare in santa pace, le stava stretto quel lavoro, le toglieva il respiro, la giovinezza, l'entusiasmo.
Mi sono messa nei panni della madre: cosa avrei preferito io al suo posto? Sapere tutto ad ogni costo, anche se in fin dei conti non era successo nulla di grave? E se così avessi messo in discussione un rapporto di fiducia signora-baby sitter che magari si era costruito negli anni?

Alla fine ho scelto la via di mezzo: l'ho detto alla migliore amica della mamma dicendole di decidere lei cosa fare e cosa dire visto che la conosce senz'altro meglio e sa quale è la soluzione migliore. Lei mi ha risposto che era inutile raccontare tutto l'accaduto e allarmarla senza motivo, l'avrebbe però messa in guardia sul comportamento distratto della ragazza che tanto avevano già notato un po' tutti.
Ero conscia del fatto che saputo il fatto la baby sitter avrebbe facilmente capito che ero stata io a spifferare l'accaduto.

Da quel momento in poi è successo un po' di tutto. All'inizio la ragazza mi è venuta a confessare ridendo (?) che la bambina le era caduta, poi i giorni seguenti mi è sembrato che mi evitasse fino agli ultimi giorni in cui mi ha confidato che qualcuno l'aveva raccontato alla signora ma anche sfogandosi con me su come è duro questo lavoro, su quanto è sottopagata ecc. Mi ha aperto gli occhi sul loro mondo di lavoro h24, in cui non sei solo babysitter ma sei tutto: falegname, giardiniera, cuoca, cameriera ma anche confidente, psicologa ecc. In cui la tua vita privata non esiste più, non esistono quasi più ferie, riposi e permessi ma sei totalmente e incondizionatamente devota alla famiglia che ti ha assunto.

Alla fine della fiera non ho ancora capito se ho fatto bene o ho fatto male, se la spia fatta a fin di bene vale oppure no. So solo che mi sono infilata in un nuovo codazzo di "si dice e non si dice" e di regole di fight club violate tanto che alla fine mi ero stufata e avrei voluto chiarire con la ragazza, dirle che ero stata io e consigliarle di cambiare mestiere. Non mi è stato possibile, magari è già andata via, di sua scelta come aveva già deciso di fare.
Verso il sole come tanto desiderava. Come il nome che porta che pensavo rimandasse al sole e invece solo ora mi rendo conto che significa solitudine.



domenica 8 settembre 2013

Estate 013

Un'estate che sarà ricordata (da me) come quella segnata dalle più lunghe vacanze mai fatte: due mesi tondi tondi.

La prima in quattro, la prima io con le due Pop.
Marta che sta seduta, Alice sempre in acqua.
Alice che si appassiona alla baby dance, si scatena dimenandosi in maniera alquanto tamarra ma andando incredibilmente a tempo, io pure mi diverto ballando con lei e solo così riesco ad aggiornarmi sui tormentoni dell'estate.
In spiaggia invece basta un secondo per perderla di vista e provare terrore puro e goccioline fredde lungo la schiena.
L'estate in cui si esce per andare a mangiare sempre nella solita pizzeria, perchè pare sia l'unica a misura di bambino, solo perchè ha una grande palco dismesso, ricordo del suo passato da arena, per farli pascolare, a proprio rischio e pericolo ovviamente.
In cui si sono sovvertite tutte le regole e fatti mille tentativi: si mangia a casa, si fa la doccia a casa, si dorme a casa per poi passare alla soluzione degli ultimi giorni: si sta in spiaggia ad oltranza fino al tramonto, per pranzo c'è la schiscetta e la doccia se ci riusciamo bene sennò amen.
In cui i bagni al mare che mi sono fatta da sola in realtà erano l'unico modo che avevo per  riuscire a fare pipì più che per rinfrescarmi.

L'estate su cui ogni tanto mi interrogo "Ma come sarebbe andata se invece..."?
La prima senza il nonno G., il cui ricordo sembra essere stato spazzato via violentemente, è successo tutto così in fretta che quasi mi pare non sia mai esistito, tutto fagocitato dal poi. 
Quella in cui pensavo: "Ah si quest'anno ci ammazziamo dal divertimento" e poi mi sono ritrovata a parlare con il palo dell'ombrellone provandoci pure gusto.
L'estate di "Ti devo insegnare l'educazione che significa comportarsi bene e la prima regola è salutare gli altri". Comportamenti dissociati.

L'estate in cui forse c'è stato meno grano ma che nonostante tutto non abbiamo badato a spese come gli orchestrali del Titanic, se proprio dobbiamo andare a fondo almeno lo faremo cantando e ballando!

L'estate in cui ogni tanto scappavamo a Roma per qualche commissione o qualche urgenza ad esempio per dare il benvenuto alla vita al piccolo Juri.

Ma alla fine il posto in cui si sta meglio e a proprio agio è solo CASA.
E dopo aver girato in lungo e in largo di nuovo quest'anno il tornare a casa è stato incredibilmente piacevole. Io ogni volta devo riprendere confidenza con gli spazi e gli oggetti  della casa e rimango sempre stupita di quanto mi sembrino grandi le camere.
Tornare a casa mi ha permesso di formulare tanti buoni propositi e di apprezzare quello che ho, mi ha dato la possibilità di fare pace con quello che non mi piaceva più tanto, perchè alla fine la lontananza fa apprezzare molto di più le cose che ti circondano e per le altre, quelle che sembrano proprio non andarmi giù almeno ho la motivazione e lo sprint di provare a cambiarle.

Sento che questa estate ha segnato uno stacco tra il prima e il dopo, quello che era e non sarà più. La sensazione un po' malinconica della fine della stagione, degli ombrelloni che si chiudono e vengono messi via, del sole che tramonta prima ed è meno forte lascia lo spazio a riflessioni e considerazioni personali. O forse non succederà nulla, non cambierà nulla e l'anno prossimo tutti i soliti clichè si ripeteranno come nulla fosse, nonostante tutto, nonostante noi.