pubbli larga

giovedì 8 novembre 2012

La casa sul lago

Una calda estate di qualche vita fa, quelle estati lunghe, delle vacanze scolastiche, del liceo, quelle che sembravano non finire mai. Quelle in cui ti senti non ancora adulta ma allo stesso tempo ancora bambina.
Una mia amica mi invita a trascorrere una giornata nella sua casa al lago.
Ho adorato subito quella casa, con le sue grandi arcate, con l'uliveto, la vista mozzafiato sul lago, la calma, la tranquillità, la quiete tipica di questi luoghi, il tempo scorreva placido proprio come l'acqua del lago.
Forse proprio in quell'occasione conobbi S., la figlia dello zio della mia amica, una mezza parente insomma.
Era in crisi col marito, un vecchio dicevamo noi, vivevano a Milano con una bimba piccola ed era venuta qualche giorno lì in vacanza, forse per distrarsi, per cercare un po' di quiete, quasi in ritiro spirituale.
C'era un'atmosfera ovattata, quasi sussuravamo fra di noi tra il "si dice" e il "dicono".
Ho ricordi confusi, vaghi, non so quanto tutto faccia parte del ricordo o quanto ci sia della mia immaginazione.
Comunque ricordo i suoi capelli folti, ricci, la sua carnagione chiara. Forse ci fu un primo momento di imbarazzo, la sensazione di avere un intruso fra noi ma poi in qualche modo, complice anche la magia del posto e la possibilità di condividere quello scampolo di vacanza insieme l'iniziale ritrosia si è dissolta. Mi piace pensare che ci scappò anche qualche risata con lei e la speranza di averle portato un po' di sorriso nelle sue giornate solitarie.

Qualche tempo dopo la notizia:

Milano violenta, due omicidi nella notte

Professore di disegno sgozza la moglie con il trinciapollo davanti alla figlioletta La vittima era da tempo in crisi con il marito Da separati le ultime ferie

Ha ucciso la moglie tagliandole le gola con un trinciapollo, dopo averla gia' ferita con quattro coltelli. Nella stanza accanto piangeva la loro bimba, tre anni appena. M., 59 anni, professore di disegno in una scuola di via Lulli, ha colpito implacabile, poi ha meditato il suicidio. Il corpo nudo di sua moglie S., romana di 36 anni, e' stato trovato l'altra notte: giaceva in terra, nel sangue, nel loro bilocale al secondo piano della casa di ringhiera in via Padova 138. Quando e' arrivata la polizia, da una trave al soffito pendevano due cravatte annodate, ma l'uomo non si era ucciso. "Ho fatto la cosa giusta", ha detto l'assassino agli agenti, aggiungendo solo che bisognava trovare "una donna" che si prendesse cura della bambina. Proprio per la figlia, doveva essere scoppiata l'ennesima lite. Il rapporto tra marito e moglie, sposati da cinque anni, non andava bene da tempo. Forse per la differenza d'eta'. Certamente per la differenza nel carattere: burbero e chiuso, lui. Solare e affettuosa, lei. S., un lavoro come impiegata alle Poste di via Ferrante Aporti, secondo i conoscenti, aveva cominciato a pensare di lasciarlo, ma M. non le avrebbe mai permesso di allontanarsi con la bambina. Il professore aveva gia' un matrimonio e tre figli alle spalle, ma della prima famiglia, in via Padova, non si vedeva nessuno da anni. Nel mese di agosto, moglie e marito hanno trascorso le vacanze separati. La mamma e la bambina erano andate a Roma, dove S. era nata e dove abitano i suoi genitori. M. aveva atteso il loro ritorno e poi era partito - solo - per andare a trovare i parenti nel Cremonese. Di nuovo a casa, raccontano i vicini, sono riprese le discussioni. Fino a martedi', quando l'uomo e' ripartito con la figlia. "Stavo andando a lavorare - si sfogo' allora S. con l'inquilina dell'appartamento accanto - e lui ha detto che sarebbe andato a comprare il giornale con la piccola. Ma quando sono tornata a casa, nel pomeriggio, ho trovato un biglietto in cui M. diceva di essere partito per andare a Cremona". Padre e figlia sono stati fuori citta' fino a sabato. S. si era preoccupata. Non era mai stata tanto a lungo lontana dalla bambina. L'ultima lite scoppia proprio nella notte tra sabato e domenica: alle due e mezzo, tra i ballatoi del palazzo di via Padova rimbombano rumori e urla. Sembra solo una lite piu' aspra del solito. Ma un'ora piu' tardi alcuni vicini raccolgono le invocazioni d'aiuto della donna e chiamano il 113. Una manciata di minuti e la volante della polizia arriva. Ma la casa e' gia' avvolta nel silenzio. Gli agenti suonano al campanello, non risponde nessuno. Poi, lievi rumori fanno decidere l'irruzione. Proprio in quell'istante, pero', la porta si apre. Solo uno spiraglio. Nel buio si intravede M. : "Chiamate una donna per la bambina, lei sta bene". Gli agenti sanno che e' viva, si sente il suo pianto disperato. All'improvviso spalancano la porta. L'assassino e' nudo, i piedi sporchi di sangue. Quando accendono la luce scoprono che il sangue e' ovunque: sui mobili, sulle pareti. Su tutto il corpo di S. La donna e' sul pavimento della cucina: solo l'autopsia potra' dire quante volte sia stata colpita. Vicino al cadavere gli investigatori trovano addirittura quattro diversi coltelli e un grosso paio di forbici. Resinanti, "vestito" con un lenzuolo, viene portato in questura. La bambina e' nel lettino, nella stanza accanto. Un'agente la prende in braccio in attesa dell'ambulanza che la portera' in ospedale dove medici e infermieri l'aiuteranno a superare lo choc. Senza una mamma e con il papa' in cella, probabilmente sara' affidata ai nonni materni che ieri pomeriggio sono arrivati da Roma. 
31 agosto 1998

Mi chiamò in lacrime la mia amica per raccontarmelo.

Ho riportato lo sterile resoconto del giornale dell'epoca.
Forse i giornali non si sono più interessati alla notizia, il caso era presto risolto, il responsabile era già in carcere, nessun giallo da risolvere, ne succedono a bizzeffe di casi così.
Vengono presto archiviati e dimenticati da tutti.
Ignorando le inevitabili e tremende conseguenze che un fatto del genere può causare su un'intera famiglia, un crescendo di dramma e tragicità.

La bimba viene affidata ai nonni materni, sradicata dalla città in cui viveva, portata in una nuova realtà. Seguita da uno psicologo che le faccia superare quello che ha vissuto e le faccia avere di nuovo fiducia negli uomini, superando la sua comprensibile avversione e il binomio maschio-cattivo.
Tempo dopo il nonno si è tolto la vita, suicidandosi con il filo del telefono.
Qualche anno fa è morta la nonna e la bimba, ormai ragazza dopo varie traversie è stata affidata agli zii.

Siamo sommersi da notizie simili, da non farci quasi più caso, dimenticandoci cosa c'è dietro e che ci sono persone coinvolte, spesso bambini, sempre donne.

Nella mia vita per ben due volte mi è capitato di essere coinvolta a latere da fatti così: in questo caso e in un altro http://buonecosedipessimogusto.blogspot.it/2012/04/goldeneye-broken-heart.html
e tanto mi è bastato per vedere la vita di chi è stato travolto da un dramma di questo tipo davvero sconvolta e per rendermi conto che non sono poi cose così lontane dal nostro mondo come spesso si può pensare.

Fioriscono trasmissioni sul tema amore criminale, delitto passionale, amore violento..
mi indignano e mi feriscono profondamente.
Non c'è amore in niente di tutto ciò, non ce n'è traccia, c'è solo morte, disprezzo e basta.
Non è solo un problema di terminologia sbagliata, di forma, l'uso delle parole è fondamentale.
Usare la parola "amore" in un omicidio è come accettarlo, sminuirne la gravità, attenuarne l'entità, giustificarlo.
Mi chiedo perchè il termine "uxoricidio" debba sempre dare per scontato che la vittima sia sempre la donna e non esiste un corrispettivo per l'uomo.


Qui invece c'è il superego di un uomo immaturo e infelice che pensa con la violenza estrema di possedere una donna, se non sei mia non lo sarai mai di nessun'altro.
Chi pensa che tutto gli sia dovuto, di poter comprare i sentimenti così come si compra un Ipad.
C'è la mancanza di valori, di etica, di educazione sentimentale.
Bisogna capire che nella vita si può vincere o perdere, avere la capacità di ammettere un fallimento, di accettare il rifiuto da parte della persona che si ama (o meglio oggetto delle proprie attenzioni) o la sua preferenza a qualcun'altro.
Mi viene da pensare pure che la donna, forse per mentalità diversa, non ucciderebbe mai l'oggetto del proprio amore, al massimo porrebbe fine alla propria di vita. L'amato è sacro, è posto al di sopra di tutto, anche della propria vita.

Non so se negli ultimi tempi siano aumentati questi fatti oppure no.
Ma di sicuro non mi piace il modo in cui se ne parla, la curiosità morbosa che gli sta intorno.
Forse per il presente c'è poco da fare.
Spero nel futuro, in quelli che verranno, sta a noi mamme educare i figli al rispetto per gli altri, per la vita, all'amore vero, ad accettare le disfatte, a ricominciare da zero, a rialzarsi dopo ogni caduta, a vivere secondo sentimenti puri e semplici.






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