pubbli larga

martedì 21 maggio 2013

Nonno G.

In questi giorni mi mancano le parole per descrivere una situazione di attesa e di osservazione impotente dei fatti. Poche parole ma tanti sospiri e scuotere di testa, zeppi di come è possibile, come è potuto accadere tutto così in fretta?

Stanotte mi sono venute a trovare queste parole che mi hanno tenuta sveglia per un bel po'.

I suoi occhi cerulei, pieni di mare, quel mare da sempre presente nella sua vita, per lavoro, maledetto lavoro, che ha poi guardato dalla sua casa e che ora lo accompagna, per uno strano fil rouge, nello scorrere delle ore anche dalle finestre di un altro edificio.


Lui che sopra quel mare poi non c'è più tornato ma si limitava ad osservarlo da lontano, costruendo poi modellini in legno perfetti per solcare immaginarie onde.


La sua ritrosia nel tenere in braccio i nipotini appena nati, non sono capace a tenerli. Noi che lo freghiamo, mollandogli la Pop in braccio e scappiamo via. Lui, che non ha ancora mai preso Marta in braccio.

Forse non espansivo di baci e abbracci coi nipoti ma compensava preparandogli i loro piatti preferiti.

Lui che vorrebbe guardare in tv solo trasmissioni guerrafondaie sul nazismo e tutti i conflitti mondiali, da qualche anno si trova a dividerla, suo malgrado, coi nipoti e a sorbirsi Peppa Pig e Rai Yo Yo quasi appassionandosi ai cartoni animati.

Lui che avrebbe voluto nipoti maschi per costruirgli soldatini e carri armati invece si è trovato poi più bambine alle quali disegnare tondi Barbapapà.

Lui che è sempre stato un esempio di dignità e rispetto sopra ogni cosa.


Non trovo le parole per spiegarlo alla Pop, che ignara lo cerca per casa chiamandolo a gran voce.
Per ora abbiamo provato con un "È uscito, non c'è".
Dicono che non bisogna dire bugie ai bambini.
Tanto loro capiscono, percepiscono le situazioni e le cose, molto più di quanto noi immaginiamo.
Sarà per questo che ultimamente lo salutava e gli si avvicinava quasi con timore.
Vorrei dirle: il nonno è un po' scassato e lo stanno aggiustando.
Quando si diventa anziani e malati, come per una strana parabola, si torna un po' bambini piccoli e si ha bisogne di cure, attenzione ed amore.

Forse potrei dirle così: il nonno si è stufato di fare l'adulto e sta tornando un po' bambino.

FORZA NONNO G.!

3 commenti:

  1. Un uomo di una grande intelligenza e preparazione che ho avuto il piacere di conoscere; gli auguro di avere la forza di affrontare questo brutto momento con l'aiuto dei suoi familiari

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  2. come sempre hai colto nel segno, ritrovo nelle tue parole anche i miei ricordi di bambina che mi legano a Nonno G. e Nonna I. e mi accompagnano da adulta e tanto tanto altro...che aggiungere...
    FORZA NONNO G.!

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  3. Anche io non trovo le parole, sicchè le prenderò in prestito da un "giovanotto matto", nonchè triestino doc Lelio Luttazzi..." sono andato a Barcola, sono andato a Scorcola, sono andato a Servola e go visto il mio mar... e tutta la gente che incontravo e che me saludava, che avevo tanta voglia de bazar...sono andato a Miramar, son arrivado ad Opcina .. go magnà luganighe con polenta e fasoi e non so se per quel che i miei oci vedeva o per tutto quel vin che bevevo, ma gavevo sta voglia de pianzer che sento anche adesso davanti a voi!....sarà che più che se diventa veci, più che se diventa veci più se ga voglia de pianzer come i fioi...."
    ...forza "G"iovanotto matto, un saluto a voi tutti e un grande abbraccio allo zio G e zia I.
    Roberta

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